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Savoi contro Rossato e Demattè: “Gente infame”, poi attacca: “Le tro*e restano tro*e”. Dopo le defezioni la leadership leghista inizia a vacillare

Altre due defezioni in casa del Carroccio, Rossato e Damattè passano al partito di Giorgia Meloni, l’ira di Savoi: “Le tro*e restano tro*e”. Esulta Fratelli d’Italia: “Basta ambiguità al Governo nazionale e provinciale. Noi chiaramente alternativi al ‘tutti dentro’​ di Cinquestelle, Pd, Lega e Forza Italia”

Di Tiziano Grottolo - 19 marzo 2021 - 20:11

TRENTO. Alessia Ambrosi, Katia Rossato e Daniele Demattè in un paio di settimane il partito di Matteo Salvini in Trentino ha perso tre leghisti di ferro. Come se non bastasse si tratta di figure importanti per gli equilibri del partito visto che si parla di due consigliere provinciali, Ambrosi e Rossato, e del marito di quest’ultima che siede in Consiglio comunale a Trento. Come se non bastasse tutti e tre sono entrati a far parte di Fratelli d’Italia, il partito che in questo momento sta contenendo la leadership della destra proprio alla Lega.

 

Una volta appresa la notizia, il presidente della Lega, nonché consigliere provinciale Alessandro Savoi, non ha trattenuto la rabbia pubblicando commenti sprezzanti contro i due ex compagni di partito, prima postando un fotomontaggio dove Rossato e Demattè vengono definiti “torobetti”, parola che in dialetto indica i burattini e da qui il significato di banderuola e voltagabbana. Poi, per non lasciare spazio a interpretazioni, Savoi ha rincarato la dose apostrofandoli come gente infame” e “traditori”. Poi, in un secondo post ha aggiunto: E niente. Nella vita, come nella politica, i leoni restano leoni, i cani restano cani e le troie restano troie”.

 

Insomma, in casa del Carroccio i nervi sono tesi e non si possono escludere nuovi addii. Le defezioni infatti, sono arrivate in un momento di difficoltà legato in parte alla gestione della pandemia a livello provinciale ma probabilmente non è un caso che si sia arrivati a una sorta di resa dei conti interna al partito dopo il riposizionamento in chiave governista con la fiducia leghista a Mario Draghi. Di certo c’è che la Lega trentina non ha fatto in tempo a festeggiare l’ingresso nella maggioranza regionale del consigliere autonomista Lorenzo Ossanna che ha già perso altre importanti pedine.

 


 

Un saldo negativo che gioca tutto a favore del partito di Giorgia Meloni, che in un certo senso (almeno dalle parti di Piazza Dante) alla Lega ha fatto più male delle opposizioni. “Fratelli d’Italia quadruplica in Regione – esulta il consigliere Alessandro Urzìbasta ambiguità al Governo nazionale e provinciale. La formula dell’attuale governo ci pone chiaramente come alternativi al ‘tutti dentro’​ di Cinquestelle, Pd, Lega e Forza Italia”. Il quarto consigliere a cui si fa riferimento è Claudio Cia, il primo consigliere eletto in Consiglio provinciale ad aderire formalmente a FdI.

 

 

Per la Lega ora si apre una fase di riflessione: da un lato si dovrà ragionevolmente procedere con una conta interna, quantomeno per capire se altri consiglieri sono pronti a passare con FdI, dall’altro le prossime mosse andranno studiate con attenzione, per non commettere passi falsi. Sicuramente si dovrà risolvere il “nodo autonomista” e decidere se puntare ad allargare la maggioranza anche in Provincia (soprattutto in chiave anti-FdI), dopodiché sarà necessario incominciare a guardarsi le spalle perché una leadership che fino a pochi mesi fa sembrava salda nelle mani del presidente Maurizio Fugatti ora inizia a vacillare.

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