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Mirko Corradini con Futura, per una politica "attiva ma non cattiva": "Usiamo i linguaggi dell'arte come strumento di amministrazione"

Mirko Corradini, attore e regista da tre anni alla guida artistica del Teatro di Villazzano, si candida nella lista di Futura a sostegno di Franco Ianeselli sindaco. "Sono da sempre un militante. Fare teatro è fare politica. In Comune andrei con l’idea di imparare, studiare i problemi prima di prendere una posizione. E voglio essere pronto a cambiare idea se mi convinceranno"

Di Carmine Ragozzino - 26 August 2020 - 13:02

TRENTO. I politici – non tutti, ma troppi – spesso si affannano, con maldestrezza, a rubare loro il mestiere. Fanno i teatranti. Se vanno a copione, annoiano. Se improvvisano, irritano. Sono i cabarettisti - consapevoli - di una tragedia. Fanno i piacioni senza arte. Ma sono sempre, purtroppo, nella parte. Piacciono solo a sé stessi e alla cerchia dei quararaqua che li seguono - acritici e meschini - in ogni itinerario della demagogia.

 

Per un teatrante “vero” – di professione - l’idea di far politica è probabilmente una scalata: un Everest. Una scalata più spossante del metabolizzare un testo complicato. Ma se un teatrante vero non accetta la sfida della complicanza c’è il caso che gli resti nell’animo un non so che di irrealizzato. Una diminuzione, forse un tradimento, di quel “mettersi in gioco” che se sul palco è la normalità fuori dalla fascia protetta della platea rischia di passare per anormalità. O peggio, per follia.

 

Mirko Corradini incarna un teatrante in versione allargata. Attore, (raramente, ma con piglio), regista, (spesso), organizzatore. Fa il promotore di una cultura che ha una confortante caratteristica: l’assenza di puzza al naso. Perché? Perché spazia dalla ricerca al “popolare”, con rispetto e affetto per tutti – davvero tutti – i pubblici. La scuola di Estro (teatro), sua direzione artistica del Teatro di Villazzanoormai triennale – materializzano il di cui sopra concetto. Con successo. Per Villazzano è un successo grande, imprevedibile, di numeri e fedeltà. Una soddisfazione per “i Corradini”, (Mirko, fratello, madre) e per la loro squadra tutta d’un fiato.

 

Ebbene, dopo anni di surplace - dopo anni di “Dovrei ma non posso” e di “Potrei ma anche no" Mirko “zazzera” Corradini ha deciso che è scoccata anche per lui l’ora della politica. “Sereni – dice – non cambio mestiere”. Mirko Corradini candida al consiglio comunale di Trento. Per “Futura”. Ma per quale politica? Lui ha coniato uno slogan: “Attiva, ma non cattiva”.

 

Dici che da sempre, elezione dopo elezione, esponenti di partiti alquanto diversi tra loro ti offrivano candidature. Dici che hai sempre rifiutato. Perché adesso ti butti?

 

"Vuoi un pistolotto come risposta o ti basta una risposta di getto?"

 

Fate vobis.

 

"Semplicemente non ho solo voglia di seguirla, la politica. Ho la fregola di farla in un contesto per me inedito. Mi spiego. Fare teatro, insegnare teatro, affidarsi al teatro per raccontare il bello e il brutto della nostra società è fare politica: eccome se è far politica. Far politica è assumersi responsabilità. O no? Io mi sento un 'militante' da sempre. Militante dei valori: giustizia, solidarietà, equità sociale, eccetera. E questo continuerò a fare se mi voteranno. Se mi manderanno dentro un’istituzione come il Comune".

 

Beh, a sinistra questo lo dicono tutti. Lo dicono per la verità anche a destra. Anche se raramente “praticano” i sani principii.

 

"E infatti la mia scommessa - se di scommessa si può parlare quando la tua decisione non è un azzardo ma il frutto di lunga ponderazione e di confronto con chi ti sta più a cuore - è quella di rimanere me stesso. Non so se potrò offrire competenza, questo sono gli altri a doverlo dire. Di sicuro posso offrire passione, impegno, studio. Voglio capire, non mi interessa sentenziare. Io sembro alieno ma in fondo sono pragmatico. Ma pragmatismo non vuol dire impedirsi di sognare. In fondo è quello che faccio nel mio lavoro. Piedi per terra ma mai incollato a terra".

 

Ecco, appunto, il tuo lavoro: la cultura, lo spettacolo. Avrai proposte.

"Certo che sì. Ad esempio la convinzione che le realtà culturali della città meno 'ricche' vadano aiutate di più, con strumenti innovativi. Ad esempio sostegno alla promozione, all’accesso negli spazi, alla pubblicità. I 'servizi', da inventare in qualche caso con più coraggio, sono più importanti del classico contributo. E poi mettere i protagonisti della cultura in rete, farli lavorare assieme più di quanto già non accada, animando anche i luoghi non deputati allo spettacolo. Si possono usare i linguaggi delle arti - coinvolgenti e diretti - anche come nuovo vocabolario dell’amministrazione".

 

Eh sì, adesso il Prg lo spieghiamo con un monologo comico o con una piece.

 

"Perché no. Comico, serio, mezzo e mezzo. L’importante è far capire e far condividere le scelte di un’amministrazione alla città che non deve per forza masticare di retini, grafici, articoli e commi".

 

Non sarà che voli troppo alto?

 

"Macché, la mia è la filosofia dei piccoli passi. Ma senza negarsi la felicità di qualche salto. In Comune andrei con l’idea di imparare, studiare i problemi prima di prendere una posizione. E voglio essere pronto a cambiare idea se mi convinceranno – chiunque- in un confronto che non vivrò mai come uno scontro per partito preso. Sono un indipendente, io. Sto ancorato ad ideali di sinistra ma non voglio cadere nella trappola di dare per persi alla civiltà tutti quelli che non li condividono".

 

E se in consiglio comunale qualche collega ironizzasse dicendo “Ecco, ci mancava solo quello di 'Voglio essere incinto'" (è il titolo di un suo monologo)?

 

"Gli risponderei di mettersi il cuore in pace. La donna è passato, presente, futuro e spero anche Futura. Noi maschi possiamo solo invidiare la loro forza. E meditare".

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