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Nasce anche in Trentino il Comitato per il no al referendum sul taglio dei parlamentari

Sull'onda nazionale, anche in provincia di Trento ha preso vita il "Comitato 3 motivi per il no", gruppo di cittadini contrari per svariate ragioni alla riforma per il taglio dei parlamentari da 630 a 400 unità, oggetto del referendum (senza quorum) del 29 marzo 2020

Di Davide Leveghi - 24 febbraio 2020 - 11:47

TRENTO. E' stato costituito anche in Trentino il comitato “3 motivi per il no”, sezione locale di un raggruppamento di cittadini “di orientamento socialdemocratico e costituzionale che sosterrà le ragioni del 'no' al referendum costituzionale del prossimo 29 marzo”. Convocato per la fine del mese prossimo, il referendum interrogherà la cittadinanza sul disegno di legge che propone la modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione con cui si regola il numero di parlamentari, riducendone l'entità - il referendum, in questo caso, non richiede il raggiungimento del quorum

 

In particolare, il numero dei deputati passerebbe dalle 630 alle 400 unità, con un “taglio” degli eletti nella Circoscrizione Estero che li porterebbe da 12 a 8. Discorso analogo per i senatori, il cui numero scenderebbe da 315 unità a 200, mentre gli eletti nella Circoscrizione Estero passerebbero a 4 dai 6 precedenti. Cambi sono previsti per il numero di senatori assegnato ad ogni regione (da 7 a 3), con tre senatori a testa eletti anche dalle province di Trento e Bolzano – rimangono invece 2 senatori assegnati al Molise ed 1 alla Valle d'Aosta.

 

Il numero dei senatori a vita, invece, verrebbe fissato ad un massimo di 5 unità, eliminando la possibilità di nominarne altri durante la legislatura da parte del presidente della Repubblica – che precedentemente poteva raggiungere il tetto dei 9 senatori a vita. In ultima istanza, infine, l'articolo 4 del disegno di legge disciplina l'entrata in vigore delle nuove disposizioni stabilendo che si applichino a decorrere dalla data del primo scioglimento delle Camere.

 

Il comitato “3 motivi per il no” interviene dunque nel dibattito muovendo tre principali ragioni “concrete e di carattere non tecnico” contrarie alla proposta di tagliare il numero dei parlamentari. In primo luogo, scrivono gli attivisti, il taglio dei rappresentanti “lascerà per sempre senza rappresentanza molti territori che oggi o eleggono almeno un parlamentare o hanno possibilità di eleggerlo”, sancendo la marginalizzazione politica di zone non urbane e non densamente popolate.

 

In secondo luogo, invece, il taglio “rafforza e blinda un ristretto gruppo oligarchico, impedendo a molte proposte politiche di contribuire al dibattito e di portare nuove idee e un nuovo livello di classe dirigente nell'arco parlamentare”. Presentata come misura “anticasta”, la riduzione del numero dei parlamentari finirebbe paradossalmente per ottenere l'effetto contrario, sostiene il comitato, marginalizzando i “nuovi partiti realmente popolari e portatori delle istanze dei ceti più deboli” (tra cui, si dice, quello stesso M5S primo sostenitore del disegno di legge) e blindando la presenza in Parlamento di quella “casta” tanto avversata.

 

Il terzo motivo a suffragare la tesi critica del comitato alla riforma Fraccaro – dal nome del primo firmatario, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio il deputato M5S Riccardo Fraccaro - indica nell'aspetto qualitativo dei rappresentanti la ragione di contrarietà, sostenendo come “se è lecito pensare che i parlamentari seri e competenti costituiscano solo una parte dell'arco, la diminuzione del numero dei parlamentari ridurrà in assoluto la già modesta frazione di uomini e donne di qualità, riducendo la qualità generale del lavoro parlamentare”.

 

Tra i punti più critici, conclude la nota stampa per l'istituzione della sezione trentina del comitato, v'è poi l'aspetto economico, calcolato dall'Osservatorio Cpi dell'Università Cattolica in 285 milioni di euro – pari a 57 milioni all'anno – anziché i 500 annunciati dai sostenitori della riforma. Tale stima dei risparmi equivarrebbe allo 0,007% della spesa pubblica.

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