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''Presi Alto Adige, Trentino e L’Adige controlla l'informazione regionale, può dettare l’agenda della politica, imporre ciò che vuole, fare e disfare le carriere della classe dirigente'''

L'analisi dell'Athesia System di Riccardo Dello Sbarba su Salto.bz, ripresa dal libro Zibaldone 2019, parte dai lupi e da come vengono dipinti in Alto Adige, tra paure e diffidenze che alimentano vendite e producono consensi. In Trentino non è andata diversamente (Fugatti e il suo discorso in consiglio provinciale insegnano). Un gruppo monopolistico (e vedrete quanto esteso) che, però, si scontra con sacche di ''resistenza'' che funzionano anche grazie alla libertà di internet

Di Luca Pianesi - 09 febbraio 2020 - 13:34

BOLZANO. E' un vero e proprio ''sistema'' quello costruito dal dopoguerra ad oggi dalla famiglia Ebner in Alto Adige. Un sistema che cerca di mettere radici anche in Trentino per avere un controllo quasi totale sulla regione, capace di ''dettare l’agenda della politica, imporre ciò che le sta a cuore nel dibattito pubblico e fare e disfare le carriere dell’intera classe dirigente''. Il quadro di quanto sta accadendo e di quanto è già accaduto (''Dopo le clamorose acquisizioni dei quotidiani “Alto Adige” e “Trentino” (nel 2017) e “L’Adige” (nel 2018), con tutto il loro cospicuo patrimonio immobiliare (solo il palazzo de “L’Adige” sulla collina di Trento vale una fortuna), Athesia controlla l’informazione sia italiana che tedesca dell’intera regione Trentino-Alto Adige Südtirol'') lo traccia il consigliere provinciale altoatesino dei Verdi Riccardo Dello Sbarba su Salto.bz con un contributo ripreso dal volume "Zibaldone 2019". 

 

Un'analisi puntuale che parte dal tema dei lupi e dalla campagna di contrasto che in questi anni è stata fatta verso questi animali in Alto Adige, prima di tutto proprio dal quotidiano ''Dolomiten'' (nonostante i lupi stanziali praticamente in quella provincia non esistano e i danni certificati, dato 2018 ultimo disponibile, ammontavano a meno di 10.000 euro totali: insomma, il nulla assoluto) e più di recente anche da altre testate che hanno trovato in questo straordinario predatore un capro espiatorio perfetto per vendere, giocando su paure ataviche e immotivate psicosi.

 

E così anche in Trentino (dove il lupo esiste ma fa danni irrisori, 76.589,94 euro totali nel 2018, e si prevede che nel 2019 questi numeri saranno addirittura dimezzati) partiti politici hanno costruito parte delle loro campagne elettorali giocando con le persone e le loro paure, addirittura raccontando loro che il lupo sarebbe stato reintrodotto in provincia, quando è risaputo che si è trattato di un ritorno che i lupi fanno della dispersione una delle loro strategie di sopravvivenza e che ci sono tonnellate di evidenze scientifiche che dimostrano ciò. E addirittura il Trentino oggi ha un presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, che solo tre anni fa si faceva promotore di queste tesi palesandole in consiglio provinciale (come si può vedere in questo esilarante video girato proprio in Aula). Anche così ha convinto dei cittadini ignari a votarlo e poco conta se la scorsa settimana, tramite l'assessore Gottardi, ha dovuto ammettere che non c'era verità in quanto affermava all'epoca.

 

Insomma i lupi per raccontare un ''sistema'' che tende a uniformare tutto e tutti. Un sistema che, però, in Trentino fatica ad affermarsi e che si scontra con le nuove tecnologie e la libertà che si portano dietro. Il nostro quotidiano online il Dolomiti, ormai, viaggia quotidianamente su oltre 60.000 lettori unici e se pochi giorni fa ''il Trentino'' festeggiava il 2019 come anno dei record spiegando che è stata raggiunta la quota di 5.029.994 utenti con un aumento del 21,21%, la nostra testata, nel 2019, è andata ben oltre i 6,3 milioni di utenti affermandosi come una delle prime di tutto il Nord Est. Insomma da soli si può, cercando di restare liberi e autonomi. Si può grazie a voi (che, a quanto, crescete giorno per giorno) che non vi accontentate di un'informazione da ricevere passivamente ma scegliete, apprezzate, criticate, suggerite, proponete, ma scegliete e in un sistema sempre più monopolistico non è poca cosa.

 

 

Il contributo completo di Riccardo Dello Sbarba lo trovate sul quotidiano online di Bolzano, Salto.bz

 

Tempi da lupi

 

La notizia che era stato nominato membro delle Commissioni dei Sei e dei Dodici dalla ministra leghista Erika Stefani arrivò a Bolzano il 18 giugno 2019 e molti si chiesero: ma chi glielo fa fare? Non alla ministra – ma al neo nominato, cioè a Michl Ebner.

Perché mai ha accettato (o forse addirittura preteso) un simile incarico l’uomo che è già il più potente del Sudtirolo? L’uomo che in trent’anni esatti (1979-2009) ha raggiunto il record di quattro legislature nel Parlamento italiano e tre nel Parlamento europeo, per poi diventare presidente della Camera di Commercio e di lì esercitare senza troppo nasconderlo la funzione di ministro ombra dell’economia? E tutto questo mentre, in parallelo alla sua lunga carriera politica, costruiva passo dopo passo un gruppo editoriale che ha raggiunto una posizione di forza che ha pochi uguali in Europa?

 

Dopo le clamorose acquisizioni dei quotidiani “Alto Adige” e “Trentino” (nel 2017) e “L’Adige” (nel 2018), con tutto il loro cospicuo patrimonio immobiliare (solo il palazzo de “L’Adige” sulla collina di Trento vale una fortuna), Athesia controlla l’informazione sia italiana che tedesca dell’intera regione Trentino-Alto Adige Südtirol, potendo così dettare l’agenda della politica, imporre ciò che le sta a cuore nel dibattito pubblico e fare e disfare le carriere dell’intera classe dirigente.

Aveva bisogno anche delle Commissioni dei Sei e dei Dodici, un uomo come Michl Ebner? La risposta non tardò ad arrivare. La prima a riunirsi fu la Commissione dei Dodici che, oltre a nominare il Presidente, redasse un prolisso elenco di argomenti da trattare. Era il 10 luglio del 2019. L’11 luglio il “Dolomiten”, nave ammiraglia della famiglia Ebner, sparò con questo titolo il servizio sulla seduta: “Aufs Gaspedal bei Wolf und Bär”. A tutto gas su lupo e orso. Poiché sedeva in Commissione lo stesso amministratore delegato di casa Athesia, il titolo suonò come lo squillo di tromba della carica.

 

Il giorno dopo, infatti, il “Dolomiten” lanciava un’intervista al parlamentare austriaco della ÖVP Hermann Gahr che denunciava “la grave sottovalutazione del pericolo dei lupi nelle Alpi”, condendola con tre ingredienti di prammatica: foto di lupo con la faccia feroce, foto di pecora e due agnellini sbranati e infine foto del personaggio di turno schierato per la linea dura.

Perché mai ha accettato (o forse addirittura preteso) un simile incarico l’uomo che è già il più potente del Sudtirolo?

 

Il 13 luglio 2019 il “Dolomiten” aprì con la manifestazione anti-lupo della Coldiretti a Trento, ma il pezzo forte era l’allegato: un inserto a colori di 32 pagine in carta patinata, commissionato e pagato dal Bauernbund, intitolato “Der Wolf” e condito di tutti i già citati ingredienti: decine di foto di capre, cavalli, pecore, agnelli, mucche, vitelli orribilmente sbudellati, foto di lupi che digrignavano i denti, foto di contadini, allevatori, cacciatori e perfino una biologa della fauna selvatica (bavarese) che invocavano a gran voce un “Sudtirolo libero da lupi”.

 

Quanto poté costare al Bauernbund un simile inserto nel “Dolomiten”, e quanto ci guadagnò l’Athesia, Siegfried Rinner, direttore della potente associazione contadina, intervistato dalla “Tageszeitung”, si rifiutò di rivelarlo, ma lo può immaginare chiunque abbia avuto occasione – magari per un necrologio – di conoscere le tariffe pubblicitarie del più diffuso quotidiano della regione. Ora qualcuno si chiederà: in questa storia chi era al servizio di chi? La campagna del “Dolomiten” serviva da cassa di risonanza al politico Michl Ebner per strappare alla Commissione dei Dodici una norma che desse il via libera all’abbattimento di lupi e orsi per la felicità di contadini e cacciatori? O, viceversa, far proclamare perfino alla Commissione dei Dodici l’emergenza-lupo serviva all’editore Michl Ebner per pompare la campagna del “Dolomiten”, aumentare le vendite del giornale e assicurarsi la ricca inserzione pubblicitaria pagata dal Bauernbund? Quando poi si scopre che lo stesso Michl Ebner è stato fino al 2018 presidente della FACE, l’associazione europea dei cacciatori con 7 milioni di iscritti, e che in quella veste ha lanciato la campagna per eliminare le tutele europee sui grandi predatori, le domande si elevano al quadrato: quale Ebner profitta di più del can can sul lupo – l’imprenditore, il politico, o il cacciatore?

La risposta è semplice: tutti e tre in egual misura. E non è escluso che anche l’Ebner presidente della Camera di commercio qualche giovamento ne tragga.
 

Dodici milioni di cartoni per pizza

Uso questa storia di lupi per parlare della posizione dominante assunta da Athesia sull’informazione regionale, perché fa capire bene qual è il segreto della famiglia Ebner: loro hanno uno spiccato senso per la sinergia.

Parlo di Ebner al plurale poiché alla testa del gruppo sta di fatto un terzetto familiare: Michl che ne è amministratore delegato, Toni che dirige il “Dolomiten” e la madre Martha, classe 1922, che ne è memoria e anima – una donna straordinaria, moglie di Toni senior e nipote del Canonico Michael Gamper, lo storico fondatore e direttore di Athesia.

 

La forza di questa famiglia di politici-imprenditori, fondatori della Svp nel dopoguerra, avversari tenaci dei bombaroli sudtirolesi negli anni sessanta e poi proprietari (dopo una lunga e contrastata scalata) del potente gruppo Athesia – la forza degli Ebner, dicevo, sta nella capacità di pensare in termini di generazioni e in modo complesso, merce rara in un Sudtirolo che per colpa della divisione etnica tende piuttosto a semplificare.

Gli Ebner no, loro considerano ogni singolo elemento all’interno di un sistema di fattori interconnessi che abbracciano l’intero orizzonte. Se Durnwalder era l’uomo dei fatti a prescindere dalle norme, e Kompatscher l’uomo delle norme a prescindere dai fatti – per citare i due dell’altro potere, quello della Provincia – gli Ebner sono gli uomini delle relazioni plurime e della loro certosina cura. Per esempio, gli Ebner sono tra i pochi politici e imprenditori che hanno sempre considerato la componente italiana del territorio, e – oltre i confini sud – hanno sempre considerato l’intero Trentino, come variabili interne al proprio campo di operazioni e non solo come fattori estranei e dunque trascurabili.

 

L’acquisizione di tutti gli storici giornali italiani di Bolzano e Trento da parte di una casa editrice tradizionalmente tedesca del Sudtirolo poteva venire in mente solo a persone che tengono conto di tutti i fattori in campo e non solo della propria parte linguistica. Così come solo a persone che ragionano in termini di sinergie poteva venire in mente di acquisire uno dopo l’altro quotidiani che singolarmente non avevano mai destato grandi appetiti, salvo piangere a scoppio ritardato dopo ogni acquisizione. Soprattutto dopo l’acquisizione de “L’Adige”, una Trento sotto shock si è chiesta perché non fosse intervenuta una cordata di imprenditori trentini a salvare la storica testata che fu di Flaminio Piccoli, impedendo che fosse assorbita da un gruppo editoriale tedesco di Bolzano. Ma proprio da parte imprenditoriale si è risposto che “L’Adige” di per sé non sarebbe stato un buon affare, prova ne sia che i proprietari, Conti Gelmi di Caporiaccio, cercavano di disfarsene da parecchio tempo senza riuscire a trovare compratori.

 

Al contrario, acquisire “L’Adige” come ultima ciliegina del controllo delle quattro testate quotidiane dominanti una regione di oltre un milione di abitanti tra le più ricche d’Europa, e acquisirlo da parte di un gruppo che controlla anche i maggiori portali dell’informazione digitale (Stol, Südtirol News, Sportnews, Kultur/Cultura.bz.it), dei maggiori canali radiofonici (Südtirol 1, Radio Tirol, Teleradio Vinschgau, RMI, Radio Dolomiti, Radio Grüne Welle, Stadtradio Meran), dei giornali per inserzioni (il diffusissimo “Bazar”, i gratuiti italiani “Qui-Bolzano”, “Qui-Trento”, “Qui-Rovereto”, “Qui-Merano”, “Qui-Bassa Atesina”, “Qui-Val d’Isarco”), della stampa cattolica sudtirolese (“Katholisches Sonntagsblatt”), dei libri (Athesia Buch, Curcu e Genovese, Tappeiner, Athesia Tyrolia Druck di Innsbruck, Alpenwelt di Brunico), delle riviste in ogni compren- sorio (“Der Vinschger” in Venosta, “BAZ” nel meranese, il “Puschtra” in Pusteria, “Plus Bozen” a Bolzano e dintorni, “Wir” per Oltradige e Bassa Atesina) – insomma, acquisire “L’Adige” da parte di un gruppo che, attraverso tutte queste pubblicazioni, si accaparra quasi l’intero mercato pubblicitario della regione: in questo contesto anche un quotidiano dai conti traballanti può diventare una carta vincente.

 

Anche perché il campo d’azione di Athesia non si ferma al “core business” dell’editoria: anche qui gli Ebner hanno applicato il pensiero sinergico, promuovendo la differenziazione. Così, negli ultimi vent’anni Athesia ha occupato – a volte pacificamente, ma il più delle volte con furiosi scontri con la politica che voleva impedirglielo – ulteriori settori imprenditoriali come le tecnologie di comunicazione informatica (Brennercom e KM Invest), la produzione di energia con biogas e fotovoltaico (Athesia Energy, con impianti a Verona e in Emilia Romagna) e soprattutto il comparto fondamentale del turismo: con l’Hotel Therme di Merano, con le funivie della Val Senales e del Monte Cavallo a Vipiteno, con l’agenzia viaggi Alpina Tourdolomit, col sito internet di escursioni “Sentres” e con l’agenzia di voli “Aveo Tours” che promuove charter verso mete turistiche dall’aeroporto di Bolzano (del cui sviluppo e rilancio – nonostante la sonora bocciatura al referendum del 2016 – sia l’Ebner editore che l’Ebner presidente della Camera di Commercio sono tra i più strenui paladini).

 

Con circa 1500 dipendenti e un fatturato che nel 2017 ha superato i 200 milioni di euro (+32% rispetto all’anno precedente grazie all’acquisizione di “Alto Adige” e “Trentino”), ogni anno il gruppo macina quasi 20 milioni di tonnellate di carta, edita 60 libri, tiene aperti 19 negozi e stampa perfino 12 milioni di cartoni per pizza!

 

Ecco dunque il “System Athesia”: se non va l’editoria, va il turismo; se i giornali perdono copie, il monopolio della pubblicità aumenta comunque gli introiti; e se c’è bisogno di una iniezione di profitti, energia e telecomunicazioni informatiche sono macchine da soldi. Controllando media e pubblicità, il gruppo Ebner ha la forza di imporre le proprie tariffe agli inserzionisti, i propri obiettivi alla politica e le proprie idee al Sudtirolo. Politica, economia, finanza e informazione sono concentrati in un’impresa che, rispettando le regole di mercato, domina il mercato avendo eliminato ogni concorrenza.

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