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Trento
02 agosto | 06:00

"L'Alto Adige ha seguito le procedure per l'abbattimento di due lupi", Genovesi (Ispra) spiega cosa accade con il declassamento: "La prevenzione resta cruciale"

L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale sul parere favorevole concesso all'Alto Adige e sull'iter di declassamento della specie in corso. E sugli orsi: "In Trentino passi in avanti"

TRENTO. Il via libera alla rimozione di due lupi in Alto Adige è sulla base delle attività svolte per cercare di arginare il problema. Si agisce intanto nella cornice delle norme attuali, quelle "vecchie", in quanto Trento e Bolzano si sono già adeguate ma il declassamento non è ancora stato recepito a livello nazionale. Ancora in stand-by in Trentino su questo fronte mentre c'è il riconoscimento di Ispra di passi in avanti sulla gestione degli orsi. Sicuramente aumenta la pressione e la responsabilità di Province autonome e Regioni

 

Si parte dall'Alto Adige e il semaforo verde alla rimozione dei due esemplari responsabili dei danni in Alta Val Venosta (Qui articolo). Negli anni scorsi più di una volta il parere dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale è stato negativo con criticità, evidenziate, legate alla sostanziale assenza di protezione e di sistemi di prevenzione del bestiame.

 

Un nodo che ha rappresentato una profonda differenza tra Trento e Bolzano tra la valutazione di una sperimentazione in Lessinia (poi non eseguita tra ricorsi e cessazione delle predazioni) e le bocciature ai decreti di piazza Walther. Questa volta gli altoatesini si sono mossi meglio e così si è arrivati all'ok.

 

"Naturalmente non ci esprimiamo sugli abbattimenti ma il nostro è un parere tecnico che si basa sulla verifica dei capisaldi: forti danni, tentativi di protezione, la presenza di sistemi di prevenzione e che non venga messa a rischio la specie", le parole di Piero Genovesi, responsabile fauna selvatica dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. "In questo caso specifico c'è stato l'impegno nel rispettare questi requisiti a fronte di una situazione molto particolare. Ci sono stati anche dei sopralluoghi e c'è stato il parere che ha ritenuto coerente con le leggi la richiesta di deroga per poter rimuovere i due lupi. E' bene ricordare, però, che non siamo un organismo tecnico: la scelta e la responsabilità è politica e istituzionale".

 

A ogni modo si lavora ancora in regime di specie "strettamente protetta". "Il Trentino e l'Alto Adige hanno già adeguato le norme con il declassamento ma non sono ancora efficaci fino a quando non vengono recepite le modifiche intraprese dall'Unione europea". La modifica alla direttiva Habitat va recepita, infatti, dal governo con la modifica del Dpr 357 e si deve poi valutare come modificare la legge 157, sempre a livello nazionale.

 

Sì maggior flessibilità e un cambio procedurale ma fondamentalmente per rimuovere un esemplare si deve seguire un iter. "Già oggi Trentino e Alto Adige hanno autonomia rispetto al ministero, mentre per le Regioni si va verso una maggiore responsabilità perché non devono passare per il Ministero competente", dice Genovesi. "Il parere di Ispra resta obbligatorio, anche se non è vincolante. Se le motivazioni sono solide, la politica ha la possibilità di decidere anche discostandosi dal parere tecnico di Ispra".

 

Un altro passaggio sensibile è che gli enti territoriali non devono presentare caso per caso a Ispra, ma si attende un piano annuale. "Si potrà intervenire dove si registrano danni o rischi per l'uomo con motivazioni meno dettagliate rispetto a oggi ma comunque la priorità è quella di attivare misure alternative, sistemi di protezione e di prevenzione. Inoltre non si deve compromettere la conservazione della specie", prosegue il responsabile fauna selvatica dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. "La presenza dei lupi è piuttosto capillare e diffusa, una situazione molto sentita dagli allevatori. Forti dell'autonomia e della delega sicuramente Trento e Bolzano già oggi hanno più margine di gestione mentre le novità sono maggiori nel resto d'Italia".

 

L'analisi di Ispra ha definito una quota massima di prelievi, su base regionale (e provinciale per Trento e Bolzano), secondo i dati del censimento nazionale del 2021, che stimava la presenza di circa 3.500 lupi in Italia. Un'analisi molto simile a quella operata all'indomani della tragedia di Caldes per gli orsi (Qui articolo). In Alto Adige 1-2 esemplari, da 3 a 5 invece per il Trentino. E' probabile che per piazza Dante possa arrivare un via libera - per quest'anno e se ci fossero le condizioni - alla rimozione di due lupi. "Attualmente non ci sono richieste da valutare".

 

Questi i numeri di partenza ma non si esclude poi una rivalutazione ma questo schema è stato adattato al contesto italiano rispetto a quello utilizzato in Francia. L'esperienza, come in Svizzera, è più avanzata, ma ancora i risultati di gestione più incisiva non sono chiari. La certezza è che prevenzione e protezione di strutture e bestiame restano i metodi e le vie più efficaci per ridurre i danni e assicurare una coesistenza con i grandi carnivori.

 

"Non è sempre facile in ambiente montano, ma gli investimenti nella prevenzione, nell'informazione e nella comunicazione restano i migliori, oltre alla coesistenza con i grandi carnivori. Non sempre è facile ma saper proteggere il bestiame è la soluzione migliore e più vantaggiosa a lungo termine".

 

Un po' la prassi seguita in Trentino per le presenza degli orsi. La riattivazione del tavolo di confronto, cartelli e la sostituzione dei cassonetti, per esempio. "Sono state criticità più volte evidenziate e che sono state rimediate. Sicuramente dal 2024 c'è stato un passo in avanti nella gestione". Si continua a chiedere la "liberalizzazione" del bear spray. "Il nostro parere è positivo perché può aiutare ma la scelta finale spetta al governo che deve valutare in merito all'ordine pubblico", conclude Genovesi.

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