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''Prima i Trentini'' o ''Prima Salvini''? I nostri parlamentari (e amministratori) da giorni sono in Emilia Romagna e anche i sindaci devono attendere la Lega e il suo Capitano

Ecco raccontata in immagini (utilizzando alcuni dei post dell'onorevole Cattoi) gli ultimi dieci giorni dei nostri parlamentari tra pollici alzati, selfie e un Sutto che, ormai convinto di essere diventato un emiliano romagnolo, scrive: ''Questa domenica in Emilia-Romagna mettiamo la croce anche sul rettangolo col nome di Lucia Borgonzoni''. Cia: ''Auspicavo che il nome del candidato sindaco fosse fatto senza attendere le elezioni ritenendo che tale scelta spettasse ad una valutazione puramente territoriale''

Di Luca Pianesi - 26 gennaio 2020 - 05:01

TRENTO. Cosa hanno fatto i parlamentari trentini in questi giorni? Quelli leghisti hanno piantato tende e picchetti in Emilia Romagna e hanno lavorato, indefessi, perché Salvini vinca tra Parma, Bologna e Maranello. Gli hashtag erano tutti rivolti alle regionali di oggi (#il26gennaiovotolega; #borgonzonipresidente; #forzaemiliaromagna) e i social sono stati inondati di immagini di loro, compatti, schierati tra i prosciutti, sorridenti in piazze emiliane romagnole, tra pollici alzati e abbracci.

 

 

Addirittura c'è chi, come Martina Loss, ha firmato e promuove la petizione ''digiunoperSalvini'', e chi, come Mauro Sutto, scrive, forse convinto di essere ormai un emiliano romagnolo, ''questa domenica in Emilia-Romagna mettiamo la croce anche sul rettangolo col nome di Lucia Borgonzoni''.

 

 

 

Insomma se i voti li hanno presi gridando ''prima i trentini'' e grazie a quello slogan ora sono lautamente stipendiati per rappresentare a Roma le istanze di chi li ha eletti, in realtà la mission, evidentemente, rimane sempre la stessa in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo: ''Prima Salvini''.  

 

Il Capitano chiama e tutti devono rispondere ''presente'' per un impegno, certamente, importante ma che non giustifica un tale investimento di energia e forze della classe dirigente trentina, con il presidente della Provincia Fugatti salito sul palco di Maranello, assessori come Bisesti e consiglieri come Moranduzzo e Savoi più volte in Emilia Romagna, in questi giorni, assieme ai quattro parlamentari Loss, Cattoi, Sutto, Binelli che presenziano anche ai gazebo e fanno volantinaggio. Seguendo l'iperbole salviniana (quella che dice che se Bonaccini perde, dovrebbe cadere il governo nazionale) si potrebbe quasi dire che, visto l'investimento che ha fatto la Lega del Trentino su queste elezioni in Emilia Romagna nel caso di sconfitta della Borgonzoni sarebbe da tornare al voto anche qui, in Provincia, in Trentino.

 

Ecco gli ultimi giorni dei parlamentari trentini raccontati con i post di Vanessa Cattoi day by day

FOTO. ''Prima Salvini'' o ''prima i trentini''? Ecco gli ultimi dieci giorni dei nostri parlamentari (fissi in Emilia Romagna)

 

Ma al voto, in regione, si tornerà tra poco per davvero per le elezioni amministrative. E poco importa anche che i compagni di coalizione della Lega, nei vari comuni regionali, hanno dovuto fermare tutto e attendere di capire cosa succederà in Emilia Romagna prima di poter finalmente svelare candidati sindaci e concretizzare accordi e trattative. Ormai è palese: decide la Lega e la Lega non decide se Salvini non parla. E così a Trento il centrosinistra autonomista sta costruendo una coalizione ampia e coesa e Franco Ianeselli, da settimane ormai, sta incontrando da candidato sindaco ufficiale persone e guadagnando consenso mentre il centrodestra leghista, per il momento, è fermo al palo.

 

Ci sono stati solo tanti ''no'' da parte di quelli che sarebbero dovuti essere i potenziali candidati ''moderati'', della ''società civile'', imprenditori, professionisti stimati i quali, a precisa domanda, hanno risposto ''picche'' dimostrando di non volersi identificare con un progetto che li avrebbe bollati, inevitabilmente, come leghisti (con, tra l'altro, concrete possibilità di perdere). E allora meglio aspettare una ''chiamata'' politica; meglio aspettare che il Capitano si liberi e con lui tutti i vertici del partito che a Trento e al Trentino (ma la situazione è molto simile a Bolzano e in Alto Adige) in questo momento devono preferire l'Emilia Romagna.

 

Una situazione che non a tutti, in maggioranza, sta piacendo. Claudio Cia lo palesa con un comunicato stampa dove spiega che ''in tempi non sospetti avevo auspicato che il nome del candidato sindaco per la città di Trento fosse fatto il prima possibile, senza attendere le elezioni in Emilia Romagna, ritenendo che tale scelta spettasse ad una valutazione puramente territoriale e non soggetta ad interferenze emotive o di tattica politica, derivanti da esisti elettorali che non ci appartengono''.

 

''Prendo atto - prosegue - che tale desiderio non ha trovato soddisfazione, ma rimango tenacemente convinto che in ogni caso, a prescinde dal risultato elettorale delle regionali in Emilia Romagna e Calabria, la figura del candidato sindaco debba essere slegata dal singolo partito per essere espressione di una coalizione rappresentativa delle molteplici sensibilità che la caratterizzano. Tanto più che governare una città significa farlo nell'interesse di tutti, di coloro che hanno votato il sindaco e di coloro che non lo hanno votato. Il Comune è infatti l’istituzione più vicina al territorio e ai suoi abitanti, e per questo deve essere guidato da un’amministrazione che sappia guardare senza pregiudizi all'interesse collettivo''.

 

E poi la stoccata agli avversari politici che, chiaramente, restano quelli del centrosinistra autonomista. ''Mi auguro che non si voglia replicare il percorso fatto dal Patt che ha rinunciato alle proprie radici per dare in mano la città di Trento ad un esponente di un'organizzazione sindacale di sinistra. Un sindacalista - conclude Cia - rappresenta, per definizione, solo una parte: quella di cui è specificamente rappresentante. E' per questo che non vorrei un sindacalista come sindaco della città, e per questo lavoro affinché la coalizione di centrodestra individui un candidato moderato, che possa essere rappresentativo, dopo il voto, anche di quella fetta di città che non lo avrà votato. Perché noi non puntiamo solo a vincere le prossime elezioni, ma anche ad assicurare alla città un governo largo e di ampio respiro strategico, nell'interesse di tutta la città di Trento''.

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