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L'Emilia Romagna dà una spallata al salvinismo e ad una campagna elettorale biecamente demagogica (anche se c'è ancora chi ringrazia solo il Capitano)

Il leader carismatico della Lega ha provato il tutto per tutto in queste settimane di campagna elettorale cercando di raccattare anche l'ultimo voto tra citofoni, accuse di spaccio a negozianti, felpe di piloti morti, retorica del dolore (con Bibbiano che lo ha ripagato votando al 40% per il solo Pd). Ha schierato parlamentari e amministratori (anche trentini compreso il presidente della Provincia Fugatti), scattato e fatto scattare migliaia di selfie ma alla fine la gente ha riempito le urne 

Di Luca Pianesi - 27 gennaio 2020 - 12:31

TRENTO. Sempre e comunque ''grazie Capitano'' e la povera Borgonzoni non viene citata nemmeno nel dispiacere, nemmeno nel momento dell'abbraccio post sconfitta. Tenuta in disparte nella campagna elettorale, come accade regolarmente per qualsiasi voto amministrativo importante che vede scendere in campo Salvini con le sue felpe, i suoi selfie, i suoi piatti locali preferiti, i suoi attacchi a questo e a quello, la candidata in Emilia Romagna non compare nemmeno nel messaggio di ''commento'' scritto su Facebook dalla capogruppo in consiglio provinciale della Lega Mara Dalzocchio.

 

 

Una delle poche, va detto, tra i nostri consiglieri provinciali e assessori a scrivere qualcosa post voto: gli altri, dopo aver riempito le loro pagine Facebook di ''Dai amici che facciamo la storia!'' (cit. Mirko Bisesti), di ''Dai che si CAMBIA!'' (cit. Devid Moranduzzo), ''Che attesa!!!! Dai che è la volta buona!!'' (cit. Gianluca Cavada) hanno rallentato la produzione (tranne Moranduzzo che ha aggiunto ''In Emilia Romagna la coalizione di centrodestra ha perso ma la Lega ha vinto e ha battuto ogni record... 32%'', dimenticando da un lato che il Partito Democratico ha preso quasi il 35%, quindi ha battuto la Lega, e che lo stesso partito di Salvini l'anno scorso alle Europee aveva preso quasi il 34%, quindi di fatto è calato). 

 

D'altronde l'investimento su queste elezioni è stato totale da parte anche della destra trentina con i nostri parlamentari leghisti schierati, per dieci giorni consecutivi, tutti sul terreno di gioco di un voto che con il Trentino non doveva avere nulla a che vedere ma che, in questo partito carismatico, Salvini dipendente, è diventato campo principale di ogni questione. Addirittura si è messa in stand-by la scelta del candidato sindaco per Trento perché le energie e le risorse andavano investite tutte sulle regionali in Emilia Romagna (una cosa mai vista prima in territorio come il nostro, che fa dell'autonomia il proprio vanto), andavano investite su Salvini con addirittura parlamentari come Martina Loss che hanno sottoscritto il ''digiuno per Matteo'' non perché qualcuno lo ha condannato ingiustamente ma perché dei giudici hanno, semplicemente, chiesto di vederci un po' più chiaro su una determinata questione: il caso Gregoretti, nella fattispecie.

 

Ma il Capitano è santo, il Capitano è sacro anche se non è più infallibile: la sconfitta ottenuta in Emilia Romagna è clamorosa non tanto per il risultato in sé (Bonaccini al 51,5% e Borgonzoni al 43,6%) e nemmeno perché da settimane non faceva che ripetere ''dai che si cambia'', ''il 26 facciamo la storia'', ''in Emilia Romagna c'è aria di vittoria''; è resa ancor più clamorosa per il tipo di campagna elettorale da lui messa in campo, una delle più basse di sempre, dove ha deciso di giocarsi praticamente il tutto per tutto pur di raccattare anche l'ultimo voto: dall'indossare felpe di piloti morti, alle citofonate a ignari cittadini chiedendogli se erano spacciatori, dall'indicare negozi come centrali della droga a chiudere la campagna a Bibbiano puntando sull'emotività e il dolore (ricevendo proprio da Bibbiano lo schiaffo più forte con il Pd che ha stravinto prendendo da solo il 40% e con coalizione che è arrivata al 56,7% e la Lega che è andata sotto il 30% e la coalizione al 37,4%).

 

Insomma, dopo settimane di campagna elettorale fatta palmo a palmo, casa per casa, citofono per citofono, con tutti chiamati a metterci la faccia, dai parlamentari agli amministratori leghisti (non dimentichiamo il discorso fatto dal palco di Maranello del presidente della Provincia di Trento Fugatti che ha cercato di mostrare come ancor più ''cattiviste'', forse pensando che l'essere escludenti rappresenti un valore in casa Lega, di quello che già sono le leggi che sta mettendo in campo in Trentino QUI ARTICOLO) oggi la debacle fa molto rumore. E qualcosa si è rotto. Il popolo si è dimostrato più spaventato che attratto da lui e dalle sue (non) politiche, prive di proposte concrete per i territori e piene di demagogiche frasette da spot (dal ''viva la sicurezza'' al ''droga brutta'' dal ''non toccate i bambini'' al ''viva la piadina romagnola''). 

 

E ora dovrà aprire una riflessione molto seria all'interno del suo partito. Perché se è vero che il Partito democratico non può festeggiare perché la vittoria non è sua è anche vero che Salvini oggi è visto come un vero e proprio pericolo da evitare per una grande fetta della popolazione e quindi va bene tutto, purché non lui: lo dimostra l'affluenza enorme rispetto alle regionali di cinque anni fa quando lo stesso Bonaccini era stato eletto con solo il 37% degli elettori che si erano recati alle urne. Questa volta che il ''pericolo'' che vincesse la Lega era concreto a votare c'è andato il 67% dell'elettorato, un incredibile +30% che certamente non è spiegabile con un esplosione di amore per il Partito democratico (che se ha un merito è stato quello di ''mostrarsi'' il meno possibile con i rappresentanti nazionali). 

 

Insomma per citare Moranduzzo ''dai che si cambia!'' ed effettivamente da oggi le cose cambiano anche per la Lega: non basterà più idolatrare il Capitano e gridare ''dagli all'immigrato'' e ''che paura a girare per le strade''. Forse per convincere anche chi è spaventato da tanta demagogia e populismo bisognerà cominciare a fare qualche proposta per il futuro delle comunità. Il salvinismo oggi è inciampato anche se c'è chi, come la capogruppo in consiglio provinciale a Trento Dalzocchio, anche nel momento dei ''saluti'' ringrazia solo Lui dimenticandosi della vera candidata. E' proprio qui che si nasconde la genesi della sconfitta.

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