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''Se dovessi perdere rimarrei in Regione'', Lucia Borgonzoni ha deciso: si tiene il senato e saluta l'Emilia Romagna

La candidata presidente della destra leghista alla regione Emilia Romagna (per la quale si sono spesi per giorni i parlamentari trentini, il presidente Fugatti, assessori e consiglieri) aveva assicurata che avrebbe scelto il consiglio regionale, prima del voto. Oggi però è arrivata la formalizzazione delle dimissioni. In Emilia Romagna (dopo il taglio fatto da Bonaccini) un consigliere regionale prende la metà di un senatore (o di un consigliere della Pat)

Di Luca Pianesi - 28 marzo 2020 - 11:18

TRENTO. Tutti in Emilia Romagna per giorni e giorni, con il presidente della provincia di Trento Fugatti chiamato a salire sul palco, gli assessori della provincia di Trento a fare da pubblico e da acchiappa selfie, i consiglieri e i nostri parlamentari leghisti per una settimana consecutiva a battere, per lei, palmo a palmo ogni comune emiliano e romagnolo.

 

FOTO. ''Prima Salvini'' o ''prima i trentini''? Ecco gli ultimi dieci giorni dei nostri parlamentari (fissi in Emilia Romagna)

 

Alla fine ha vinto, però, Stefano Bonaccini e il centrosinistra e oggi è successo quello che in molti vociferano ma che ai più sembrava impossibile: la candidata della destra leghista alla presidenza della regione Lucia Borgonzoni ha salutato il consiglio regionale e ha scelto di restare a Roma a fare la senatrice.

 

La candidata leghista ha formalizzato la decisione di dimettersi dal luogo che, solo il 14 gennaio (dodici giorni prima del voto), diceva non avrebbe comunque lasciato  (''Se dovessi perdere rimarrei a capo dell'opposizione e mi dimetterei da senatrice''), ieri, nella seduta dell’Assemblea Legislativa svolta in modalità telematica. Un fulmine a ciel sereno per tutti quelli che si erano spesi per lei e che credevano avrebbe onorato il voto di tanti cittadini che comunque le avevano dato fiducia. In questo modo, però, Borgonzoni mantiene uno stipendio mensile lordo di circa 10 mila euro (più extra vari ed eventuali) contro i circa 5 mila (Bonaccini, infatti, dal 2015 ha tagliato gli stipendi nella sua regione portandoli a questa cifra che è la metà, per esempio, di un consigliere della provincia di Trento che sta a 9.800 euro lordi) da consigliera regionale.

 

L'addio di Borgonzoni si aggiunge a quello del capolista di Forza Italia Vittorio Sgarbi. Lui aveva già lasciato il consiglio regionale dicendo da subito che sarebbe rimasto in parlamento. Borgonzoni, resta, però, consigliera comunale a Bologna. In questo caso, infatti, la carica non è incompatibile come sappiamo bene anche in Trentino dove le leghiste Vanessa Cattoi e che Martina Loss sono sia parlamentari che consigliere dei comuni di Ala e di Trento. E, come nel loro caso, anche Borgonzoni è stata molto criticata per aver tenuto quella poltrona senza, però, aver certo brillato per presenze in aula.

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