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Scuola, la Provincia lancia (finalmente) un progetto per capire com'è andata l'emergenza. Il problema? Terminerà a fine 2021

Lo studio dovrà capire ''l’impatto sociale dell’emergenza da COVID-19 nelle istituzioni scolastiche del Trentino'' e, di fatto, ammette quanto ha sostenuto tutto il mondo scolastico in questi giorni (con lettere e petizioni) chiedendo agli stessi istituti di raccontargli ''come si sono attivati per rimediare all'emergenza''. E si aggiunge che ''si ipotizza che questa delega abbia comportato molta variabilità nella realizzazione della DAD, non solo tra scuole, ma anche dentro le scuole, o addirittura dentro le stesse classi''

Di Luca Pianesi - 12 maggio 2020 - 20:50

TRENTO. La data di conclusione dell'indagine è fissata. Lo studio per capire ''L’impatto sociale dell’emergenza da Covid-19 nelle istituzioni scolastiche del Trentino'' sta per partire. La Provincia di Trento, adesso, ha le idee chiare e dopo più di due mesi di emergenza, dove di fatto si è lasciato che gli insegnanti, i genitori e gli studenti si arrangiassero con la didattica a distanza, sperimentando nuove percorsi di insegnamento, superando difficoltà enormi e risolvendo problemi prima inimmaginabili, ora che si spera questa drammatica fase stia per terminare, parte con uno studio per capire essenzialmente tre cose: ''Quale impatto ha avuto (effettivamente) sugli apprendimenti la situazione di emergenza e la didattica a distanza?; Come si sono attivate le istituzioni scolastiche per rimediare all’emergenza? Come rimediare ai divari che si sono (eventualmente) determinati?''. E il tutto con quale data di conclusione? Dicembre 2021.

 

 

 

 

 

Sembra uno scherzo ma è davvero così. La lettera destinata ai dirigenti scolastici comunica la road map dell'assessorato all'istruzione della Provincia di Trento e mostra come, senza dubbio si sia rispettato, in questa fase dove c'era più bisogno di una guida, il principio dell'autonomia scolastica degli istituti. Addirittura è proprio chi ''guida'' il mondo della scuola a chiede agli stessi istituti di raccontargli ''come si sono attivati per rimediare all'emergenza'' ammettendo, di fatto, quello che in tutte le lettere che abbiamo pubblicato, tra genitori, studenti, insegnanti e le petizioni online nate all'interno del mondo dell'istruzione, veniva ripetuto: che la scuola è stata totalmente lasciata a sé stessa e se la barca è rimasta a galla è merito solo ed esclusivamente di chi si trovava a bordo e non certo di chi sarebbe dovuto stare sul cassero al timone a dare indicazioni, provare nuove rotte, lanciare proposte innovative e, più in generale, gestire la crisi. 

 

''Per la tempistica dell’emergenza all’interno del sistema educativo in Trentino - si legge nell'allegato - (situazione degenerata in brevissimo tempo), una buona parte delle scelte metodologiche e applicative della Dad sono state lasciate alla disponibilità dei singoli docenti. Si ipotizza che questa delega abbia comportato molta variabilità nella realizzazione della Dad, non solo tra scuole, ma anche dentro le scuole, o addirittura dentro le stesse classi. Attraverso il questionario docente si intende dunque esplorare il contributo didattico e organizzativo che il singolo docente è stato in grado di fornire in questo periodo di emergenza (il tempo che ha dedicato nella preparazione e nella realizzazione della Dad, le modalità e le tecniche utilizzate, le strategie di gestione della classe, l’uso delle tecnologie didattiche, il worklife balance con la propria vita privata e famigliare, ecc.)''. 

 

Insomma, finalmente, chi di dovere si potrà fare un'idea di quel che è successo in questi mesi. Intanto, però, la Pat non perde tempo e mentre per la fine del 2021 dovrebbe avere tutte le risposte che chiede (anche se ci saranno studenti che avranno finito le scuole prima che si arrivi alla conclusione di questa analisi dell'emergenza) guarda anche a ''domani'' e invita i Comuni a rapportarsi con gli istituti scolastici visto che ''come appare dalle informazioni, anche di dominio comune, la suddetta ripresa sarà ispirata dalla necessità di garantire un adeguato distanziamento sociale tra le persone che, a diverso titolo, sono chiamate ad occupare gli spazi ordinariamente adibiti all’attività didattica. In attesa delle precise indicazioni e vincoli che saranno diramati dal Governo nazionale, in funzione dell’esclusione di effetti negativi derivanti dall’emergenza epidemiologica e nell’intento di assicurare la più diffusa ed uniforme attività scolastica, con la presente siamo a richiedere la collaborazione dei Comuni nella rilevazione di spazi  da destinare temporaneamente allo svolgimento delle attività didattiche in parola''.

 

In particolare la Pat chiede che ''sarà quanto mai utile instaurare fin da subito un confronto con le istituzioni scolastiche operanti sul proprio territorio comunale, al fine di condividere le necessità prioritarie e le pregiudiziali di ordine tecnico non rinunciabili, ma anche le soluzioni concretamente attuabili, senza bisogno di particolari e onerosi allestimenti''. Insomma, qualcosa si muove, e chissà che non vengano prese in considerazione, proprio per queste ragioni, anche le richieste di quei 700 tra genitori, studenti e insegnanti del Liceo Da Vinci che chiedono di aggiungere una sezione evitando di creare quelle ''classi pollaio'' che in Trentino non ci sono mai state e che ora, senza bocciature e con nuovi iscritti alle porte, la Pat sembra intenzionata a realizzare.

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