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Coronavirus, mentre la scuola chiede a Bisesti che fare lui domanda a genitori e studenti quando preferirebbero riaprire: dopo 2 mesi siamo al questionario

Genitori e minoranze chiedono a gran voce di conoscere i piani della Giunta per la gestione dell’emergenza epidemiologica nelle scuole, e ragionare assieme sulle possibili soluzioni, ma dall’assessorato all’istruzioni arrivano tanti proclami e poche idee

Di Tiziano Grottolo - 24 aprile 2020 - 11:45

TRENTO. “Personalmente quando ritieni opportuno tornare a scuola?” e “Personalmente quando ritieni corretto tornare a scuola?”, sono due delle domande che l’assessore all’istruzione Mirko Bisesti rivolge (tramite questionario) a genitori, studenti, insegnanti, dirigenti e al resto del personale. L’idea del questionario, probabilmente, è stata una risposta alle innumerevoli critiche arrivate da vari fronti, sia dai genitori che dalle opposizioni. Quest’ultime infatti hanno sollecitato un incontro urgente per poter discutere “in tempi utili” un piano per la gestione dell’emergenza epidemiologica nelle scuole. L’eventuale data dovrebbe essere fissata nei prossimi giorni (articoli QUI e QUI).  

 

Sia i genitori che le minoranze chiedono di conoscere quali siano le soluzioni studiate dalla Giunta per sostenere le famiglie in questa difficile fase e in quella che verrà. Soluzioni che però tardano ad arrivare e la preoccupazione, tanto delle opposizioni quanto dei genitori, è che al di là dei proclami le idee siano poche. In questo senso il questionario potrebbe essere un utile strumento per conoscere l’opinione delle persone ma forse arriva un po’ in ritardo (online è disponibile dal 23 aprile), visto che il Ministero dell’Istruzione già il 23 marzo, esattamente un mese fa, aveva condotto un’indagine molto simile sentendo gli istituti (il 90% ha risposto al questionario governativo). Inoltre Roma ha stanziato 85 milioni per permettere anche agli studenti senza un dispositivo di seguire le lezioni online. La Pat ha stanziato 1 milione di euro per la didattica a distanza, ma se i tablet regalati dalla Fondazione Caritro sono già stati consegnati di quelli della Provincia non si è più saputo nulla. 

 

A distanza di un mese dunque, Bisesti ripropone un questionario simile a quello redatto dal Governo, certamente rivolto a una platea più ampia, ma che arriva in un momento in cui, sia i genitori che le minoranze, ritengono superata la fase “conoscitiva” del problema e all’assessorato si chiedeva di ragionare insieme alle possibili risposte e non ci si aspettava di ricevere nuove domande.

 

Il questionario pone anche problemi pratici proprio adesso che “il tempo stringe”, ad esempio, quanto tempo ci sarà per rispondere alle domande? Quante risposte si attendono? E soprattutto chi non ha un dispositivo riceverà il questionario per posta? Allo stesso tempo le soluzioni per essere efficaci dovranno essere prese per in fretta. In sintesi, con ogni probabilità, le risposte ai questionari trentini arriveranno comunque quando le decisioni saranno già prese, anche perché settembre non è poi così lontano e per farsi trovare pronta per l’inizio del nuovo anno scolastico la Pat è già in ritardo.

 

Tornando ad alcune delle domande del questionario lascia alquanto spiazzati che l’assessorato chieda a studenti e genitori quando ritengono opportuno rientrare a scuola, paradossale che simili quesiti siano posti proprio da chi è stato eletto per affrontare simili questioni. Bisesti afferma che “gli esiti del questionario permetteranno di avere contributi preziosi anche per la programmazione già in atto del nuovo anno scolastico”, lasciando intendere che l'assessorato si stia muovendo in qualche modo ma guardandosi bene dallo specificare cosa, come e quando. Dichiarazioni peraltro in linea con la strategia “attendista” che la Giunta ha adottato per la gestione dell’emergenza, trincerandosi spesso e volentieri dietro a un laconico “stiamo valutando”.

 

Nel frattempo da più parti si attendono risposte anche se i dubbi crescono con il passare dei giorni, visto e considerato che quel poco che si è deciso è stato pensato in maniera poco trasparenze e senza preoccuparsi di coinvolgere le parti, al contrario di quanto si va affermando da settimane con i vari proclami, quelli sì sempre puntuali e abbondanti.

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