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''Sono di Scampia, ho visto tanti morti ammazzati e volevo riscattare questo posto servendo lo Stato con il quale ora sono in causa'', un aspirante poliziotto ''tagliato'' dall'emendamento della Lega

Sono tanti gli agenti della polizia di stato, giovani che per un emendamento fortemente voluto dalla Lega e poi applicato in maniera stringente dall'allora governo gialloverde con Matteo Salvini ministro dell'interno si trovano in difficoltà. E dopo aver scritto una lettera al premier Giuseppe Conte, ritornano a denunciare la situazione in cui si trovano

Di L.A. - 12 gennaio 2020 - 20:19

ROMA. "Siamo in causa. Siamo in causa proprio con quello Stato che avrei voluto servire". Un aspirante allievo di polizia ritorna a far sentire la sua voce. "Sono 130 giorni che siamo a casa, quando dovrei essere con i miei colleghi altrove, 130 giorni di speranze e promesse disattese. Sono cresciuto all'ombra delle Vele di Scampia: non sono morto, ma di morti ammazzati ne ho visti; e cresceva in me la voglia di fare, d'essere utile, di migliorare questo posto, di riscattare quello che agli occhi non solo dell’Italia ma del mondo era droga e faide".

 

Il concorso e poi le regole che vengono cambiate. "Scavalcati da chi ha punteggi nettamente inferiori ai nostri, con l'unico merito, d'avere solo un’età inferiore la nostra, facendoci sentire vecchi a 26, 27 e 30 anni e facendoci così 'conquistare' oltre l'idoneità, il titolo di riservisti".

 

Sono tanti gli agenti della polizia di stato,giovani che per un emendamento fortemente voluto dalla Lega e poi applicato in maniera stringente dall'allora governo gialloverde con Matteo Salvini ministro dell'interno si trovano in difficoltà. E dopo aver scritto una lettera al premier Giuseppe Conte (Qui articolo), ritornano a denunciare la situazione in cui si trovano.

 

La vicenda risale al concorso per agenti di polizia del 2017: il bando prevedeva come requisiti per partecipare il limite di età di 30 anni non compiuti e titolo di studio il diploma di scuola secondaria di primo grado. E' arrivato poi un emendamento della Lega inserito all'interno del decreto di semplificazione che ha previsto, però, che lo scorrimento della graduatoria di quel concorso sottostasse ai nuovi requisiti che escludevano quanti alla data del 1 gennaio del 2019 avessero compiuto il ventiseiesimo anno di età e quanti non avessero conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado.

 

Pubblichiamo la lettera in forma integrale.

 

Cresciuto all'ombra delle Vele di Scampia, un calcio a un pallone e le orecchie sempre "appizzate" come diceva nonno Gino. In un luogo dove l'istituzione più presente è la camorra e avere "Ciro e Gennaro" come compagni di banco è stata la routine.

 

Un posto bello, bellissimo, fatto di colori, voci e panni stesi ai balconi, ma "Raimondo, alle 17 rientra che il sole va via e non si sa mai...". "Questo", il fardello delle mamme di casa mia. Ma com'è che disse una volta Borsellino? "Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ne ha, muore una volta sola".

 

E io non sono morto, ma di morti ammazzati ne ho visti; e cresceva in me la voglia di fare, d'essere utile, di migliorare questo posto, di riscattare quello che agli occhi non solo dell’Italia ma del mondo era droga e faide. E allora la laurea in legge e nel 2017, finalmente (dopo 20 anni d'attesa) il concorso in Polizia. Ce l'ho fattaSono idoneo. Poi una legge dagli effetti retroattivi, ha fatto sì che io e altri 454 colleghi (di sventura per ora) venissimo scavalcati da chi ha punteggi nettamente inferiori ai nostri, con l'unico merito, d'avere solo un’età inferiore alla nostra, facendoci sentire vecchi a 26, 27 e 30 anni e facendoci così "conquistare" oltre l'idoneità, il titolo di riservisti.

 

Siamo in causa. Siamo in causa proprio con quello Stato che avrei voluto servire: 130 giorni, oggi, che siamo a casa, quando dovrei essere con i miei colleghi altrove, 130 giorni di speranze e promesse disattese. Mille le volte che prendendo per buone le parole di politici e funzionari di Stato, abbiamo preparato le valigie, gli occhi lucidi dei tuoi genitori, che ti vedono oramai pronto a realizzare il tuo sogno e poi, puntualmente, sprofondare nell’angoscia più totale per tutte quelle volte che quelle valigie sono state disfatte.

 

Neanche le ordinanze dei giudici dei tribunali amministrativi non più appellabili hanno sortito effetto. Io cresciuto con il credo che le sentenze si rispettano sempre, resto sconcertato quando è proprio lo Stato a non rispettarle. Mi piacerebbe poter affermare, pensando a Borsellino, che io non ho paura, ma questa volta mentirei. Ho paura invece, paura, di rimanerci male ancora una volta. Paura di dover ammettere a me stesso, che quello Stato che ho tanto desiderato difendere e che mi ha permesso di essere vivo stia davvero negando a me suo figlio, e ad altri 454 figli il loro sogno, il loro diritto...E' vero, questa è la nostra battaglia, ma se è altrettanto vero che è stata commessa un'ingiustizia, perché ingiustizia è stata commessa, sarebbe bello allora, che questa, non fosse più "solo" la nostra battaglia, ma la battaglia di tutti.

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