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Supermercati chiusi la domenica, si rischia di affossare anche i centri commerciali, Dao-Conad: ''Approccio superficiale''

Tolto il demagogico tema del ''la domenica bisogna stare a casa'' non si vedono vantaggi nel provvedimento che la Giunta vuole portare d'urgenza in Aula: con una crisi già in atto, i problemi di lavoro, la certezza che una tale norma sarà respinta per incostituzionalità c'è anche il tema del mondo lavorativo che attorno ai supermercati ruota. Intanto il Gruppo Dao Conad esprime i suoi dubbi: ''L’impianto presentatoci è incompleto e inadeguato alla complessità del tema e in molte parti contraddittorio''

Di Luca Pianesi - 27 giugno 2020 - 06:01

TRENTO. ''Le sfide economiche della pandemia iniziano ora e non è di certo il caso di inserire ulteriori rischi e variabili non note. L’approccio al tema ci appare superficiale''. Alessandro Penasa, Direttore Generale del Gruppo Dao-Conad spiega così l'incredibile situazione che si sta venendo a creare per volere della Giunta Fugatti che proprio nel momento in cui bisognerebbe cercare di far lavorare più persone, di rilanciare l'economia, di valorizzare energie e risorse, decide di deprimere il mercato tenendo chiusi i supermercati la domenica e, di fatto, condannando anche i centri commerciali. Il tutto a favore delle realtà extraprovinciali come quelle lombarde, venete e altoatesine che, a fronte di distanze minime da percorrere, sono ben pronte ad accogliere i trentini e le loro risorse.

 

L'idea dell'assessore Failoni e della giunta leghista, infatti, oltre ad essere incostituzionale (il commercio è materia di competenza esclusiva dello Stato e lo stesso Fugatti ha ammesso giovedì in conferenza stampa che la legge che faranno quasi certamente sarà bocciata dalla corte Costituzionale) è incomprensibile da quasi tutti i punti di vista. Tolto il demagogico ''facciamo stare le famiglie a casa la domenica'' che allora si potrebbe far valere anche per le altre categorie (paradossalmente anche per i ristoratori, o le persone impiegate nel turismo, gli albergatori che Failoni conosce bene: potrebbero chiudere tutto tutti la domenica per far stare le famiglie a casa) non si trovano altre spiegazioni.

 

I dipendenti per lavorare la domenica ottengono delle maggiorazioni in busta paga che per molti di loro rappresentano somme importanti, risorse che poi vengono reimmesse nel sistema economico e che se sottratte a loro semplicemente restano nelle casse delle aziende. La domenica, poi, è il secondo giorno della settimana, storicamente, più importante per fatturato dei supermercati e non è scontato che i trentini trovando chiuso la domenica spalmino le loro spese sulla settimana, sapendo che la domenica, comunque, i negozi restano aperti a pochi chilometri di distanza, in Alto Adige, in Veneto e in Lombardia (in molti casi si creerebbe un ammanco per gli esercenti del Trentino e basta).

 

E poi c'è la questione centri commerciali: demagogicamente sempre bistrattati (''la domenica non si va al centro commerciale, bisogna andare in montagna, al lago o a messa'', abbiamo sentito dire) al loro interno lavorano tante persone, ci sono famiglie che hanno investito risorse importanti e le domeniche, per queste strutture, sono il giorno più importante della settimana dal punto di vista dei fatturati. Il modello di business di tali centri, però, il più delle volte viaggia in coppia con la presenza di un grosso supermercato: la domenica, così, si va a fare la spesa e poi si fa un giro tra i negozi o viceversa. Chiudere il market è dare un colpo ferale anche alle altre attività commerciali di queste strutture. Se a questo si aggiunge una crisi già in atto che nei prossimi mesi dovrebbe acuirsi sempre di più l'idea di chiudere (o tenere aperti solo nei centri turistici in un piccolo territorio come quello del Trentino che si fregia tutto di essere turistico) appare davvero incomprensibile.

 

''L’impianto presentatoci è incompleto - scrive ancora Penasa della Dao rispetto alla proposta di legge di Failoni - e inadeguato alla complessità del tema e in molte parti contraddittorio. Apprendiamo che a fronte di ambizioni e obiettivi assai elevati, di una fermezza irremovibile nella volontà della Pat nel procedere in urgenza, nel caso di violazione (negozio che rimane aperto) è previsto ad oggi un mero apparato sanzionatorio. Sanzione da 200 a 1.200 euro, null’altro. E quindi tutto si trasformerebbe in una “tassa di apertura domenicale”. Gabella insostenibile per i piccoli e mero buffetto per le grandi catene e strutture. L’ennesima incongruità che trasformerebbe una norma volta a salvaguardare certi valori territoriali in una norma “ammazza piccoli negozi e ammazza vallate” a favore di grandi strutture nei grandi centri. E questo è solo un esempio di un costrutto disorganico e inadeguato, nella sua fretta e semplificazione, a dare risposta al tema che vorrebbe affrontare''.

 

Il problema, alla base di tutto, è che o arriva una norma nazionale (che non arriverà mai adesso che il Paese è sull'orlo del baratro e c'è bisogno di lavorare non di tirare il freno a mano) che regolamenta per tutti tutto, oppure qualsiasi legge locale sarà spazzata via dalla corte costituzionale. Per Fugatti va bene lo stesso, lui, ha detto, vuole ''porre il tema''. Un po' come se per ''porre il tema'' al Comune che un semaforo non piace o non serve, la gente passasse con il rosso finché non viene tolto. Con l'aggravante che Fugatti e la sua Giunta rappresentano delle istituzioni e non è così che si portano avanti delle battaglie politiche, scherzando con le comunità, con le attività produttive, con l'economia di un territorio.

 

 

 

 

 

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