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Failoni, turismo e supermercati chiusi la domenica: due riforme in contraddizione. Se Trento non è turistica come può guidare un maxi-ambito?

Da una parte l'assessore sbandiera "tutto il Trentino ha valenza turistica" per portare avanti la riforma e dall'altro nei fatti si auto-smentisce perché "Ogni Comune ha un diverso grado di turisticità".  La vocazione turistica sembra un concetto da piegare alla convenienza, come è più comodo alla Lega di governo in un determinato momento

Di Luca Andreazza - 03 luglio 2020 - 06:01

TRENTO. E' passato il ddl dell'assessore Roberto Failoni sulle chiusure domenicali e festive dei negozi. Sono stati 21 i "", tra i quali quello di Filippo Degasperi (Onda Civica), 6 non partecipanti al voto tra Patt e Pd Paolo Ghezzi di Futura e 6 astenuti Alex Marini, Alessandro Olivi (Pd), Lucia Coppola (Verdi), Pietro De Godenz (Upt) e Lorenzo Ossanna (Patt). Nella maggioranza si è astenuto Giorgio Leonardi di Forza Italia. C'è la deroga su 18 giornate ma ancora non si conoscono i dettagli (Qui articolo).

 

L'assessore Failoni sembra però essere riuscito a cadere in contraddizione nel giro di pochi mesi tra il ddl che dispone le chiusure dei supermercati la domenica, e quello che tratta la riforma sul turismo. Da una parte sbandiera "tutto il Trentino ha valenza turistica" per portare avanti la riforma e dall'altro nei fatti si auto-smentisce perché "Ogni Comune ha un diverso grado di turisticità", così l'assessore ha spiegato in Seconda commissione per far passare il disegno di legge.

 

E quella delle chiusure domenicali sembra un mossa davvero in controtendenza in questo momento di crisi, dove servirebbe un rilancio in termini economici e occupazionali, una manovra che spaventa le grandi catene di distribuzione e quei piccoli negozianti che nei centri commerciali dipendono anche dalla presenza dei supermercati. Tutto mentre a Bolzano, Affi o Bassano tutto procede come prima e possono osservare interessati.

 

Una manovra, bene ricordare, che profuma già di incostituzionalità (la competenza in materia è esclusiva dello Stato e ci sono già bocciature in questo senso simili, come da sentenza 98 del 2017). A questo si può aggiungere che il presidente Fugatti ha confermato di essere a conoscenza di questo nodo ma che gli importa poco perché la Corte impiegherà qualche mese per arrivare alla sentenza. Il governatore opera una forzatura per portare il tema all'attenzione e intanto potrebbe causare gravi danni alle casse pubbliche. Si dovrà lavorare in sede della Commissione dei 12.  

 

Intanto, la valenza turistica per il Trentino sembra un concetto da piegare alla convenienza, come è più comodo alla Lega di governo in un determinato momento. La vocazione delle valli del Leno è più industriale ha spiegato Fugatti nel recente passato e allora il tracciato della Valdastico lì può passare. Adesso si scopre che Trento e Rovereto potrebbero non essere turistiche, quindi semaforo rosso alle aperture domenicali e festive dei negozi, salvo per 18 festività.

 

Una contraddizione che si riflette anche sulla riforma del turismo in discussione. Già c'è il criterio del milione di presenze quale faro imprescindibile per ridisegnare gli ambiti, se poi il capoluogo non rientra tra le aree considerate turistiche, restano da comprendere le ragioni di opportunità di procedere alla fusione, per esempio, con Pinè e la val dei Mocheni, territori quest'ultimi accorpati proprio in nome di quel paletto poco sopra. Se il player più grosso non è turistico, la fusione potrebbe non portare buoni risultati. E avrebbe senso affidare la guida di un maxi ambito a un'area che viene dichiarata dalla Pat non turistica? Questo nonostante i numeri non banali e un trend di costante crescita degli ultimi anni. 

 

L'Azienda per il turismo Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi ha, infatti, appena certificato 1.252.957 presenze totali per il 2019, quasi tutte appannaggio del capoluogo, mentre il Monte Bondone pesa per circa il 15% e la valle dei Laghi per il 10%. La città vale da sola quindi quasi 1 milione di presenze, ma potrebbe non bastare per tenere supermercati e negozi aperti. L'Apt non sembra essere strenuamente scesa in campo per difendere la propria "turisticità" mentre nell'ultima assemblea dei soci, organo deputato anche a informarsi e esprimere un parere sulla riforma, il piano provinciale è stato appena accennato, velocemente, perché forse è materiale solo da stanze dei bottoni per un provvedimento che appare calato dall'alto. E magari domande e risposte già si conoscono e quindi meglio sorvolare.

 

Anche il ddl commercio sembra restare soprattutto una norma calata dall'alto, senza praticamente confronto. Una discussione ulteriormente azzerata tramite il ricorso alla procedura d'urgenza. Una scelta unilaterale che sembra mettere in secondo piano la programmazione e la pianificazione del settore, così come lavoro, famiglia e servizi che ruotano intorno all'indotto del comparto. Una norma che sembra la fotografia del modus operandi della Lega provinciale, senza analisi e senza approfondimenti, senza dati e senza dibattito, tanto più che manca una parte, in questo caso dove si applica la norma. Si opera nel segno degli slogan, in questi tempi va di moda: "Tanto i trentini si sono abituati a fare acquisiti in maniera diversa".

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