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Da Bisesti che prometteva la funivia per il Bondone (2018) a Trento dichiarata città non turistica: ora il Comune si ribella alla legge di Fugatti

Hanno ottenuto i voti dichiarando di voler puntare sugli investimenti e sul turismo e nei fatti stanno dimostrando l'opposto (oggi è apparso nell'assestamento di bilancio un -10milioni di euro al comparto) arrivando a colpire il capoluogo di regione sia in termini di immagine che dal punto di vista economico. Ora la maggioranza in Comune a Trento si sta ribellando con una mozione. D'altronde se Fugatti ha agito pur sapendo che la sua norma era incostituzionale, per porre il tema, perché un ente territoriale non dovrebbe seguire il suo esempio e muoversi contro la provincia, per porre il tema?

Di Luca Pianesi - 10 luglio 2020 - 17:38

TRENTO. Erano quelli che volevano costruire la funivia da Trento al Monte Bondone per valorizzare ancora di più, dal punto di vista turistico, la città (''Non vogliamo costruirla solo da Trento a Sardagna'' anche perché già è stata costruita, spiegava l'oggi assessore provinciale all'istruzione Mirko Bisesti, nel 2018 tradendo quelle difficoltà di espressione che all'epoca sembravano piccoli inciampi di gioventù mentre oggi sono diventati un must per l'intera comunità come l'ormai mitico ''esame da fare alle elementari'' QUI VIDEO). Ed erano anche quelli ''degli investimenti sul turismo, sul Trentino'' e quindi sull'impianto a fune per Trento.

 

 

 

 

Passeranno alla storia per essere quelli che hanno provato a dare il colpo di grazia a Trento, che le hanno dato l'etichetta istituzionale di ''luogo non turistico'', che hanno chiuso supermercati e negozi la domenica nelle città e hanno investito, è vero, su un impianto a fune, ma non su quello per il Bondone, bensì quello di Bolbeno (4 milioni di euro per una seggiovia quadriposto a 600 metri di quota). E sono quelli che dopo aver approvato una riforma sul turismo della quale nessuno sentiva la necessità, in piena crisi economica e di sistema, nell'assestamento di bilancio hanno pensato di tagliare 10 milioni di euro al comparto, quando sarebbero servite risorse per accompagnare i cambiamenti calati dall'alto. ''Mentre si vuol fare la riforma del turismo - ha scritto su Twitter l'ex presidente della Provincia Ugo Rossi - e siamo tutti preoccupati per gli effetti del post covid su questo settore cosa fa la lega in Trentino? Riduce le risorse''. 

 

 

Insomma il quadro è presto fatto e mentre la Lega, perso l'unico grande tema che ha sempre cavalcato, quello degli immigrati, e costretta dal Covid a lavorare su temi concreti, come la crisi economica, sanitaria, sociale e culturale che da mesi sta travolgendo anche il Trentino (per come è stata gestita dalla Giunta Fugatti politicamente l'emergenza sanitaria anche con problematiche maggiori rispetto ad altri territori vicini come Veneto e Alto Adige) è arrivata al fondo del barile accendendo la miccia dei contrasti sociali interni (dipendenti pubblici contro quelli privati, persone pro orso e contro orso e trentini di città e trentini delle valli). Ed ecco il risultato: una mozione dei partiti di maggioranza in Comune a Trento per chiedere, di fatto, di non adeguarsi alla norma provinciale che chiude negozi e supermercati la domenica.

 

''Come si fa a dichiarare Trento città non turistica? - si chiedono i capogruppo e consiglieri di maggioranza -. Patrimonio culturale, con i siti archeologici, gli edifici storici, religiosi e laici, offerte museali, incorniciati in una ricchezza naturale e in un “ponte” geografico unico tra l’Italia e l’Europa, fanno di Trento una città con potenzialità che possono ancora portare nuove occasioni di sviluppo''. Aggiungendo che ''il turismo rappresenta un importante volano per l’economia urbana in grado di contribuire alla crescita culturale e sociale e di fungere da traino per le altre realtà economiche e produttive presenti nella città.​ Oltre un milione di presenze turistiche, precisamente 1.252.957, a Trento nel 2019 e crescita pari a +5,5%''.

 

''Considerato che​ la legge n. 4/2020 “Disciplina delle aperture nei giorni domenicali festivi​ delle attività commerciali” all’art. 1 comma 2 prevede che la Giunta individui i comuni ad elevata intensità turistica e che - proseguono nella mozione - la delibera n. 891 esclude, tra gli altri comuni, la città di Trento. Si impegna il sindaco​ a: considerare illegittima la legge provinciale in quanto la Provincia Autonoma di Trento non ha competenza in materia; ad adoperarsi affinché​ Trento sia riconosciuta città turistica''. E il ragionamento non fa una piega: Fugatti sa che la sua legge è incostituzionale ma, lo ha dichiarato pubblicamente, a lui non importa perché con questa norma vuole porre il tema. A questo punto perché un ente locale non può seguire l'esempio del governatore del Trentino e fare quello che Fugatti fa verso lo Stato, con la Provincia? Pur sapendo che un'amministrazione comunale deve adeguarsi a una norma provinciale i comuni potrebbero comunque decidere di non rispettare le norme di Fugatti, spiegando che non stanno facendo altro che conformarsi al comportamento del loro presidente e stanno ponendo un tema. 

 

Paradossi dell'epoca del cambiamento: alla fine, chissà, tutto si risolverà con un video di Biesesti dove l'assessore all'istruzione spiegherà che Trento è diventata turistica grazie alla funivia Trento - Sardagna che hanno costruito loro rispettando le promesse. 

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