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Via libera alle aperture la domenica, Confesercenti: ''Decisione arrivata tardi. Con le richieste risarcimento il danno è doppio perché i soldi sono di tutti''

Una decisione della Provincia di chiudere in controtendenza rispetto a un periodo di crisi, anche economica, causata dall'emergenza Covid-19. La stima è quella di oltre 70 milioni di euro andati in fumo per questa misura voluta da Failoni e Fugatti. Massimiliano Peterlana: "Le aperture vengano viste come un'opportunità"

Di Luca Andreazza - 02 ottobre 2020 - 05:01

TRENTO. "Il nostro pensiero è sempre stato chiaro e non siamo contenti: si è perso tempo per una scelta dall'esito scontato e questa decisione è arrivata in forte ritardo", queste le parole di Massimiliano Peterlana, presidente di Confesercenti, che aggiunge: "Si sarebbe dovuta lasciare libertà alle imprese, invece che obbligarle a chiudere".

 

A inizio settimana è arrivato il passo indietro della Provincia: una delibera per assegnare facoltà di aprire negozi e supermercati la domenica e i festivi. Una decisione arrivata dopo un "approfondimento tecnico" a seguito dell'ordinanza del Tar di Trento che ha accolto il ricorso di alcuni esercizi commerciali contro la legge tanto voluta da piazza Dante (Qui articolo). Tutto è stato poi rimandato alla sentenza della Corte costituzionale ma intanto c'è stata la retromarcia (Qui articolo).

 

"La sentenza - aggiunge Peterlana - dovrebbe essere abbastanza scontata. Ci sono già dei precedenti in questo caso e questa materia è competenza primaria dello Stato. Il tessuto commerciale è stato costretto a chiudere in quelle località considerate non turistiche in un momento particolarmente delicato perché nella fase di ripartenza dopo 3 mesi di lockdown".  

 

Una decisione della Provincia di chiudere in controtendenza rispetto a un periodo di crisi, anche economica, causata dall'emergenza Covid-19. La stima è quella di oltre 70 milioni di euro andati in fumo per questa misura. E anche Codacons, l'associazione che tutela i consumatori, è intervenuta nelle scorse ore per presentare un ricorso contro la legge Failoni-Fugatti. Una norma che ha disorientato i clienti e rafforzato probabilmente l’e-commerce a scapito degli esercenti locali, questo mentre in altri territori le attività avevano le serrande alzate. ci potrebbero poi essere le ripercussioni a livello occupazionale, senza dimenticare le difficoltà di programmazione e pianificazione degli esercenti. 

 

"I negozi chiusi - prosegue il numero uno di Confesercenti - sono stati inoltre un brutto biglietto da visita per Trento e Rovereto. La sconfitta dell'amministrazione al Tar era abbastanza prevedibile e si è perso tanto tempo. Adesso ci aspettiamo di non dover ritornare a discutere di domeniche con negozi aperti o chiusi. Attività operative devono essere viste come un'opportunità e non come un problema: la possibilità di creare indotto e posti di lavoro in primis. Un modo per rendere le città vive e ancor più attrattive. Si potrebbe creare un circuito per incentivare lo shopping che può diventare anche una motivazione di vacanza".

 

Già in occasione del varo della legge provinciale gli uffici tecnici avrebbero segnalato l'incostituzionalità della norma: la competenza è esclusiva dello Stato (Qui articolo). Non solo, il presidente Maurizio Fugatti si è espresso nei mesi passati per confermare di essere a conoscenza dell'incostituzionalità della norma ma che poco importa perché i tempi della sentenza sarebbero stati lunghi (Qui articolo). Si sarebbe cercato di lavorare di diplomazia in sede di Commissione dei 12 e pure lì è stato scritto nero su bianco che la materia riguarda Roma. 

 

A questo si aggiunge che per casi simili in Friuli Venezia Giulia e valle d'Aosta, la Corte Costituzionale si è già espressa per la libertà di apertura dei negozi. Difficile prevedere quindi che per il Trentino possa andare diversamente. Ma è comunque stallo, si deve ancora approfondire qualcosa e il rischio concreto è si possano causare gravi danni alle casse pubbliche.

 

Il principio di libera concorrenza negli orari commerciali nel mercato comune viene da una direttiva europea. La legge provinciale è stata impugnata dal Governo dopo un esposto di Confcommercio, Confesercenti e Federdistribuzione. Una norma bocciata anche dall'Autorità garante della concorrenza. 

 

"Se la norma dovesse essere bocciata dalla Corte costituzionale e andrà così - spiega il presidente di Confesercenti - ci potrebbero essere richieste di danni da parte di negozi e supermercati. C'è preoccupazione in quanto il conto potrebbe essere nell'ordine di grandezza dei consumi persi: si parlerebbe di decine di milioni di euro. E se la Provincia si trova costretta a dover risarcire somme importanti, i soldi sono comunque pubblici e quindi di tutti noi. Il doppio danno è evidente".

 

Intanto Confesercenti spera in un cambio di rotta dell'amministrazione provinciale. "Si potrebbero mettere in campo risorse per vedere l'apertura dei negozi la domenica come un'opportunità e ravvivare le città. Un progetto da condividere poi con le Aziende per il turismo d'ambito e le associazioni di categoria. Le attività economiche aperte nei festivi possono portare benefici a più livelli per i cittadini e per i turisti, ma anche per il territorio", conclude Peterlana. 

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