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Coronavirus, “Interventi a gamba tesa sulla libera concorrenza” dalla legge Failoni ai Dpcm i centri commerciali beffati dalla politica

Il Lockdown, la legge Failoni sulle chiusure domenicali e ora un nuovo Dpcm che blinda il Natale, le attività dei centri commerciali sono messe a dura prova: “Provvedimenti che minano l’equa concorrenza, se noi siamo chiusi la gente affollerà i centri storici. Noi negozianti non siamo il male assoluto”

Di Tiziano Grottolo - 05 dicembre 2020 - 05:01

TRENTO. Prima il lockdown, poi la legge Failoni sulle chiusure domenicali e ora il nuovo Dpcm, non c’è pace per i centri commerciali e di conseguenza tutte le molte attività che si trovano al loro interno, fatta eccezione per quelle ritenute essenziali.Da questo fine settimana il mio negozio rimarrà chiuso fino mercoledì 9 dicembre”, afferma Carlo Casari, storico negoziante del Bren Center di Treno.

 

Infatti le norme introdotte impongono la chiusura dei centri commerciali sia nelle giornate prefestive che festive pertanto, tutti i sabato e le domeniche, eppure dal momento che martedì cade l’8 dicembre, festività dell’Immacolata, si potrà aprire solo dal giorno successivo, perdendo quindi anche il lunedì. “Da oggi fino al 6 gennaio – prosegue Casari – avremo 15 giorni di chiusura in più rispetto ad altre strutture che, pur contando su grandi dimensioni, magari non rientrano all’interno della definizione dei centri commerciali”.

 

In Trentino poi i centri commerciali sono stati penalizzati anche da alcuni provvedimenti emanati dalla Giunta Fugatti. In particolare la legge Failoni sulle chiusure domenicali aveva costretto molte attività a tenere le serrande abbassate, salvo poi essere sospesa dopo la pronuncia del Tar (al momento si attende la pronuncia della Corte Costituzionale, che probabilmente boccerà la norma trentina). “Con la legge Failoni ci siamo sentiti danneggiati e presi di mira – spiega Casari – soprattutto non c’era stata la possibilità di avere un confronto, una norma scritta nel giro di una settimana che minava la libera concorrenza e della quale non si comprende il principio ispiratore”.

 

Il paradosso trentino sta nel fatto che dopo aver patito un durissimo lockdown, messo in atto per frenare i contagi da Covid-19 che in quel periodo crescevano in maniera esponenziale, le attività che stavano attendendo il periodo estivo per riaprire si sono viste sbattere la porta in faccia dallo stesso governo provinciale. Soprattutto nelle città più grandi come Trento, Pergine e Rovereto i supermercati e i vari negozi dei centri commerciali, la domenica (una delle giornate dove si registrano i maggiori incassi) furono costretti a rimanere chiusi. Oltre al danno la beffa perché dopo la pronuncia del Tar e la tregua estiva sul fronte contagi, è arrivata la seconda ondata della pandemia che ha portato con sé nuove restrizioni.

 

L’ultimo Dpcm ha blindato il Natale limitando gli spostamenti fra regioni e Comuni, oltre a imporre nuove restrizioni per le attività economiche: “È l’ennesimo intervento a gamba tesa sulla libera concorrenza – commenta il negoziante – ma i centri commerciali non sono il male assoluto. Anzi i dati dimostrano che all’interno delle nostre attività, anche in quelle più grandi, i contagi sono stati ridotti”. Perplessità anche sull’estensione dell’orario di apertura dei negozi fino alle 21: “Se i centri commerciali sono chiusi la gente affollerà i centri storici”.

 

Il fatto è che i centri commerciali non sono fatti solo di grandi catene ma ci sono tanti commercianti che hanno le proprie attività e che per cercare di recuperare i mancati introiti hanno dovuto estendere gli orari di lavoro, talvolta facendo a meno di qualche dipendente.I centri commerciali sono sicuri – ribadisce Casari – gli accessi possono essere contingentati e il distanziamento fatto rispettare. Se però ci si ostina a non farci aprire chiediamo almeno ristori adeguati, anche se tutti preferiremmo lavorare e guadagnare dalle nostre attività”.

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