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Negozi chiusi la domenica, la Pat: ''Approfondimento tecnico''. Dopo mesi e l'ordinanza del Tar, piazza Dante ancora deve studiare

Piazza Dante tergiversa, approfondisce in attesa di chissà quale illuminazione. La legge è stata licenziata a luglio, il Tar ha accolto i ricorsi di diversi esercizi commerciali a inizio settembre, ma ancora si decide di non decidere

Di Luca Andreazza - 27 settembre 2020 - 05:01

TRENTO. Un approfondimento tecnico. Questo il time out speso dalla Provincia sulla legge che dispone la chiusura di negozi e supermercati la domenica e i festivi. "L'esecutivo - spiega la nota - ha dato mandato alle strutture tecniche di analizzare l'ordinanza riservandosi di assumere a breve una decisione". Il nuovo corso, ma ormai prossimo ai due anni di governo, sembra ragionare un po' così: prima si prendono le (poche) decisioni, poi si approfondiscono gli aspetti; prima si dice, poi si vede. Anche questa materia non scappa dall'iter.    

 

Nelle scorse settimane la Pat ha "liberato" solo gli esercizi commerciali che hanno presentato ricorso, mentre la possibilità di estendere la riapertura può prodursi solo a seguito della pronuncia della Corte costituzionale (Qui articolo). Il rischio intanto è quello che piazza Dante si possa vedere recapitare ricorsi in serie in quanto in questo momento sembra che si sia prodotto un doppio effetto escludente. Si lavorerebbe alle deroghe per calmierare un po' la situazione (Qui articolo).

 

Insomma, piazza Dante tergiversa, approfondisce in attesa di chissà quale illuminazione. La legge è stata licenziata a luglio, il Tar ha accolto i ricorsi di diversi esercizi commerciali a inizio settembre, ma ancora si decide di non decidere. 

 

Già in occasione del varo della legge provinciale gli uffici tecnici avrebbero segnalato l'incostituzionalità della norma: la competenza è esclusiva dello Stato (Qui articolo). Non solo, il presidente Maurizio Fugatti si è espresso nei mesi passati per confermare di essere a conoscenza dell'incostituzionalità della norma ma che poco importa perché i tempi della sentenza sarebbero stati lunghi (Qui articolo). Si sarebbe cercato di lavorare di diplomazia in sede di Commissione dei 12 e pure lì è stato scritto nero su bianco che la materia riguarda Roma. 

 

A questo si aggiunge che per casi simili in Friuli Venezia Giulia e valle d'Aosta, la Corte Costituzionale si è già espressa per la libertà di apertura dei negozi. Difficile prevedere quindi che per il Trentino possa andare diversamente. Ma è comunque stallo, si deve ancora approfondire qualcosa e il rischio concreto è si possano causare gravi danni alle casse pubbliche, soprattutto in caso di richieste di risarcimento. Una legge che sembra già materia da Corte dei conti o che comunque ci si potrebbe avvicinare molto. 

 

Una norma il cui requisito è la "turisticità" per certi versi ancora più assurda: Roma e Firenze, New York, Londra e Berlino non avrebbero superato l'operazione ragionieristica della Provincia, senza dimenticare che forse è stato il primo caso nella storia che un'amministrazione provinciale dichiari che il proprio capoluogo e altre zone non sono poi così belle e attrattive (Qui articolo). Un assessore, Roberto Failoni, che è riuscito a cadere in contraddizione tra una riforma del turismo che è esalta "Tutto il Trentino a valenza turistica" e poi dispone dei distinguo perché "Ogni Comune ha un diverso grado di turisticità" (Qui articolo).

 

E quella delle chiusure domenicali è sembrata un mossa davvero in controtendenza in questo momento di crisi, dove servirebbe un rilancio in termini economici e occupazionali, una manovra impugnata e per la quale il Tar ha accolto le istanze di alcuni commercianti per rimandare poi alla Corte costituzionale. Ma non basta, si deve approfondire: il livello è questo.

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