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Legge Failoni-Fugatti, bocciata definitivamente dalla Corte Costituzionale. Tutto previsto ma i danni ora li devono pagare i cittadini?

Come il Dolomiti lo avevamo scritto e riscritto e con noi tanti altri hanno cercato di avvertire la giunta che l'incostituzionalità della norma che costringeva a stare chiusi gli esercizi commerciali la domenica era palese. Fugatti si era preso la responsabilità spiegando pochi giorni prima del via libera che sapevano che la norma avrebbe potuto essere impugnata ma è andato avanti lo stesso. Tonini: ''Un atto temerario, che poteva solo esporre la nostra autonomia speciale a fare la figura del provocatore spudorato o del dilettante allo sbaraglio''

Di Luca Pianesi - 01 luglio 2021 - 16:59

TRENTO. ''Legiferare in presenza di una giurisprudenza così univoca e consolidata si poneva obiettivamente come un atto temerario, che poteva solo esporre la nostra autonomia speciale a fare la figura del provocatore spudorato o del dilettante allo sbaraglio''. Così il consigliere provinciale del Pd Giorgio Tonini mentre proprio oggi è stata depositata dalla Corte Costituzionale la sentenza di illegittimità della legge Failoni-Fugatti sulle chiusure domenicali degli esercizi commerciali. Ed effettivamente non ci volevano dottorati in giurisprudenza o misteriose competenze in materia commerciale per capirlo.

 

Come il Dolomiti lo abbiamo scritto e riscritto più volte mentre veniva approvata questa norma (QUI uno degli articoli di luglio QUI di quelli precedenti all'approvazione) ed ora non resta che capire chi ne pagherà i danni (evidenti ed ingenti per tutti i centri commerciali che sono dovuti rimanere chiusi praticamente nell'unico momento in cui avrebbero potuto lavorare nell'ultimo anno e mezzo con una pandemia che ha messo in ginocchio le attività commerciali e solo in estate aveva permesso un certo ritorno alla vita di prima). Perché se un legislatore vara una norma palesemente illegittima e a farne le spese sono i cittadini (negozi, centri commerciali, supermercati) perché a pagare, dopo i danni, dovrebbero essere ancora i cittadini per il tramite dell'ente pubblico? Il danno, in un contesto del genere, pare creato essenzialmente da coloro che quella norma hanno voluto e difeso nonostante, in molti, dicessero loro che non stava in piedi. 

 

Addirittura il 25 giugno (pochi giorni prima dell'approvazione) il presidente Fugatti si assumeva la responsabilità di quanto sarebbe accaduto: ''Sappiamo che si tratta di un Ddl borderline - diceva - non siamo una giunta che non conosce le prerogative dello Stato. Noi con il nostro comportamento vogliamo porre un tema, un tema politico consci che potrà essere impugnato ma il ricorso alla Corte non darà il proprio esito nel giro di qualche settimana''. A questo punto sarebbe il colmo che a pagarne le spese (anche semplicemente quelle processuali ma, come noto, ci sarebbero richieste milionarie da chi è stato palesemente penalizzato dalle chiusure) fosse la Provincia e quindi l'ente pubblico e quindi la collettività.

 

Una collettività che ha cercato in tutti i modi di avvertire il suo governante che stava per fare un errore marchiano sia dal punto di vista formale che dal punto di vista sostanziale, eppure la Giunta leghista ha tirato dritto, indispettita dalle critiche, forse nella speranza che alla fine, tanto, avrebbe comunque pagato Pantalone. E così, una dopo l'altra, ha infilato moltissime bocciature su norme manifesto del pensiero fugattiano (si pensi a quella sul requisito dei 10 anni di residente per accedere alle case Itea, quella sui segretari comunali o a quella sui posti riservati ai trentini all'Università).

 

''Poche sentenze della Corte costituzionale sono state più “annunciate” di quella depositata oggi - spiega Giorgio Tonini -, che sancisce l’illegittimità costituzionale della legge della Provincia autonoma di Trento n.4 del 2020, sulle chiusure domenicali degli esercizi commerciali. Come ha ricordato la stessa Corte nel motivare la sonora bocciatura della “legge Fuffa” Fugatti-Failoni, c’erano già ben sei precedenti sentenze della Consulta sfavorevoli ad altrettante leggi regionali: Friuli-Venezia Giulia, Puglia, Valle d’Aosta, Veneto, Toscana e Provincia autonoma di Bolzano. Legiferare in presenza di una giurisprudenza così univoca e consolidata si poneva obiettivamente come un atto temerario, che poteva solo esporre la nostra autonomia speciale a fare la figura del provocatore spudorato o del dilettante allo sbaraglio, esporre le imprese commerciali a danni ingiustificati e illudere e tradire le legittime aspettative dei  lavoratori. Legiferare al confine delle nostre competenze è una strategia legittima e intelligente, mirata ad allargare gli spazi della nostra autonomia. Ma un conto è muoversi ai confini per cercare di spostarli in avanti, altro è invadere consapevolmente lo spazio altrui, sfidando esplicitamente e deliberatamente la Costituzione vivente nella giurisprudenza della Corte. Muoversi ai confini significava esplorare la via pattizia di una norma di attuazione del nostro Statuto, come aveva cominciato a fare la Commissione dei 12. Una via che è stata bloccata dal varo della “Legge Fuffa” e che la sentenza di oggi rende ora assai più impervia. In questi casi, la cosa più difficile è non dire “ve lo avevamo detto”. Non ci riusciamo a non dirlo: eravamo stati facili profeti''.

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