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Taglio del parco della Lessinia maggioranza divisa, Zaia pronto al dietrofront? Zanoni (Pd): “Cercano di scaricarsi la responsabilità l’uno con l’altro”

Dopo la grande manifestazione che ha portato 10mila persone in Lessinia in molti riferiscono di un presidente della regione, Luca Zaia, “infuriato” perché tenuto all'oscuro della proposta di legge. Il consigliere Dem Zanoni: “I veneti amano l’ambiente che è un patrimonio di tutti e non sono più disposti a vederlo sacrificato”

Di Tiziano Grottolo - 27 gennaio 2020 - 18:55

LESSINIA. Viene descritto come infuriato, il presidente della regione Veneto Luca Zaia, nei confronti dei tre firmatari della legge che prevede un drastico ridimensionamento del Parco della Lessinia (un taglio del 18%, QUI articolo). Si tratta di uomini della sua stessa maggioranza, i leghisti Alessandro Montagnoli ed Enrico Corsi, più il consigliere della minoranza cimbra Stefano Valdegamberi che stando a quanto riportano i quotidiani locali avrebbero predisposto il ddl all’insaputa dei capigruppo, senza confrontarsi né con la giunta né con Zaia.

 

Anzi, secondo il Gazzettino lo stesso Zaia avrebbe incaricato il presidente della commissione Territorio, Francesco Calzavara, di trovare una soluzione “al pasticcio”, e a quanto pare l’argomento sarebbe sparito dall’ordine del giorno della seduta del prossimo giovedì, 30 gennaio. “Quasi 10mila persone si sono mobilitate per difendere il proprio territorio – esulta il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni – il gioco di Zaia, che ora finge di non sapere, è stato smascherato, inutile scaricare le responsabilità su altri”.

 

Comunque stiano le cose il vicepresidente della commissione Ambiente non è disposto a fare sconti: “Zaia troppo spesso nel chiuso del Palazzo è impegnato a promulgare leggi che ampliano le aree e le specie da cacciare e altri provvedimenti che consentono di cementificare ulteriormente il nostro territorio, con il silenzio compiacente di troppi”, chiosa Zanoni. “Ricordo a chi ha la memoria corta – riprende il consigliere – che già il 30 dicembre 2016 Zaia firmò una legge che prevedeva la riduzione dei confini del Parco della Lessinia, norma fortunatamente non applicata perché era scritta coi piedi”.  

 

Secondo la ricostruzione di Zanoni si tratterebbe del classico “gioco allo scarica barile” laddove la Giunta leghista è stata costretta a fare retromarcia solo grazie alla grande manifestazione tenutasi nei giorni scorsi e che ha portato in Lessinia circa 10mila persone (QUI articolo).

 

“I veneti amano l’ambiente che è un patrimonio di tutti e non sono più disposti a vederlo sacrificato, grazie alle leggi leghiste, meritano amministratori migliori”, l’affondo. Ma soprattutto sarebbero stanchi “dei favori alle solite lobby del cemento e della caccia”, con quest’ultima ben rappresentata fra i banchi della maggioranza regionale dove siedono i presidenti delle due principali associazioni venatorie del Veneto. Cacciatori peraltro già finiti nella bufera per via di un giro di finanziamenti che erano arrivati nelle tasche di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni (QUI articolo).

 

Dello stesso tenore anche l’intervento del consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Manuel Brusco: “Non è vero che gli abitanti della Lessinia sono d'accordo con il progetto di ridurre di un quinto il parco – racconta – ho manifestato accanto a molti di loro perfino il sindaco di uno dei comuni, Velo Veronese, ha invitato perlomeno a una riflessione più lunga e che coinvolta tutti”. Il Parco è bene collettivo – continua Brusco – non vogliamo che il Veneto abbia il triste primato di prima regione che per non saper gestire l'ambiente, rinuncia, riducendo le aree protette”. Proprio per queste il rappresentante pentastellato rivolge un appello al presidente della regione Zaia “affinché ci ripensi e fermi questa assurdità”.

 

Di segno completamente opposto il parere di Valdegamberi, tra i “padri” del tanto contestato disegno di legge: “Quando la folla è caricata si autoconvince di avere ragione, anche se non ha nemmeno letto le carte. Le persone salite in Lessinia da diverse parti d'Italia non si sono accorte che stavano inseguendo una fake news, manipolata ad arte e enfatizzata dai media”.  Secondo il consigliere cimbro ci si troverebbe di fronte ad un vero e proprio inganno dal momento che, qualora la rizonizzazione proposta con la legge andasse in porto, il Parco vedrebbe la sua superficie addirittura aumentare.

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