Bandiera Nera al Trentino da Legambiente, il chiarimento: ''Non è per l'Appa ma per la Giunta Fugatti. L'auspicio è che aumentino prevenzione, controlli e indipendenza''
Bocciatissima la riforma dell'assessore Tonina che aveva replicato a Legambiente cercando di difendere la sua riforma. L'associazione spiega che la Bandiera Nera non è per l'Agenzia provinciale per l'ambiente e chi ci lavora ma per come è stata voluta la riorganizzazione dalla politica: ''I controlli devono essere svolti con una reale indipendenza, che non viene invece assicurata dall’attuale struttura in cui vi è un unico settore Autorizzazione e Controlli con un unico dirigente, nominato dalla Giunta, che firma le autorizzazioni e da cui dipendono gli ispettori''

TRENTO. Il problema non è l'Appa e i professionisti che ci lavorano, che restano di grande livello e qualità. Il problema è la politica della Giunta Fugatti adottata anche per l'Agenzia provinciale per l'ambiente che, come sta accadendo per buona parte degli altri settori, aggiungiamo noi, sta provocando un peggioramento della situazione esistente. Questo, riassumendo, quanto sostiene il Circolo di Trento di Legambiente per spiegare la Bandiera Nera data dall'associazione nazionale alla Provincia di Trento. Bandiera Nera assegnata per la riorganizzazione ed il depotenziamento della funzione ispettiva dell’Appa il tutto realizzato con una delibera dell'assessore Tonina, che Legambiente definisce “sconcertante”, con la quale, spiega l'associazione ambientalista, sono state accorpate le funzioni di autorizzazione e controllo, andando contro i principi della legge istitutiva del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale, come precisato in una recente sentenza del Consiglio di Stato. Una decisione che di fatto depotenzia tutte le attività tecniche e di controllo dell’Appa.
A seguito di questa Bandiera Nera è arrivata la replica dell'assessore Tonina che ha ribadito la bontà del provvedimento sostenendo che ''con la riorganizzazione abbiamo fatto chiarezza sui ruoli, specificando chi rilascia le autorizzazioni e chi svolge attività ispettiva''. E ha aggiunto ''che per rafforzare e migliorare dal punto di vista qualitativo le attività permissive e di vigilanza è fondamentale stabilire e promuovere un buon livello di comunicazione e di collaborazione fra gli addetti al rilascio delle autorizzazioni ed il personale chiamato a svolgere attività di controllo e vigilanza''. Chiarito che la Bandiera Nera non è stata data all'attività dell'Appa ma alla politica che ha promosso tale riorganizzazione, il Circolo di Trento di Legambiente risponde all'assessore spiegando che ''possiamo concordare con questa affermazione, ma è altrettanto importante che i controlli siano svolti con una reale indipendenza, che non viene invece assicurata dall’attuale struttura in cui (come si può verificare dall’organigramma pubblicato sul sito dell’APPA) vi è un unico settore Autorizzazione e Controlli con un unico dirigente, nominato dalla Giunta, che firma le autorizzazioni e da cui dipendono gli ispettori''.
''Su questo tema - prosegue il Circolo di Trento - la sentenza del Consiglio di Stato n° 2149 del 12 marzo 2021 chiarisce che le Agenzie di Protezione Ambiente non sono enti autorizzatori; al di là degli aspetti strettamente giuridici, la riorganizzazione è in evidente contrasto con i principi della normativa europea e statale e non garantisce, come invece sostiene l’Assessore, “il giusto equilibrio tra il principio della separazione fra la funzione ispettiva e quella autorizzatoria e l'interesse pubblico di garantire un efficace controllo ambientale del nostro territorio”.
Il Circolo di Trento di Legambiente passa, quindi, a spiegare qual è stato, a parer loro, l'impatto della riforma sull'Appa: ''L’Assessore scrive che “mai come nel corso del 2020/2021, nonostante la pandemia, si è riusciti a svolgere una significativa attività di controllo ambientale”. Questo appare però in netto contrasto con i dati pubblicati dalla stessa Appa su http://www.territorio.provincia.tn.it/gcopresenter/presenterShow.json?ta... riguardante le relazioni finali relative al controllo e monitoraggio delle Autorizzazioni Ambientali Integrate (AIA) (si tratta delle autorizzazioni relative agli impianti di maggiore rilevanza ambientale). Risulta che nel 2020 sono state protocollate solo 3 relazioni AIA contro una media di 18 all’anno fra il 2016 e il 2019. La diminuzione appare sconcertante''.
''Se si vuole pensare che ciò sia dovuto alla pandemia - proseguono i rappresentati di Trento -, che però non ha in genere fermato le attività industriali, se non in un breve momento, si può verificare che anche nei primi sei mesi del 2021 risultano solo 3 relazioni. Andando poi a leggere tali relazioni in dettaglio, si vede che quasi tutte si basano su attività ispettive compiute nel 2019. Vi è pochissima traccia di attività ispettive compiute nel 2020 e nel 2021. Abbiamo infine esaminato la situazione del Rio Coste, perché ci pare un terribile esempio dell’inefficacia delle attuali politiche di controllo ambientale. Nel corso degli anni vi erano state numerose segnalazioni di colorazioni singolari, di emissioni nauseabonde e della presenza nelle acque di fanghi; avevamo quindi a febbraio scorso apprezzato l’intervento della Procura di Rovereto con il supporto tecnico degli ispettori dell’Appa e dei Carabinieri del Noe''.

''Lasciando alla magistratura il compito di accertare eventuali responsabilità penali per l'inquinamento - proseguono quelli di Legambiente - avevamo osservato con soddisfazione che la situazione del Rio Coste era migliorata, presentando una colorazione gialla appena percepibile. Tornando recentemente sul posto, abbiamo invece osservato che il Rio Coste è ritornato al suo stato “normale” di Rio Giallo (si vedano le foto qui sopra). Non sappiamo quali provvedimenti siano stati presi dall’Appa in questi mesi per garantire il rispetto delle normative e tutelare l’ambiente del Rio Coste; vediamo purtroppo che il risultato non è accettabile. Il supporto tecnico dell’Appa alle attività della magistratura è certamente importante, ma l’attività della magistratura non può che essere puntuale, agendo dove vi è notizia di reato. Per garantire un livello ambientale soddisfacente su tutto il territorio - concludono - serve invece un’attività continua di prevenzione e controllo, che sarebbe compito precipuo dell’Appa ma che spesso non viene garantita soprattutto per la carenza degli interventi di prevenzione e della funzione ispettiva. Ci auguriamo che la Bandiera Nera alla Giunta Provinciale (e non all’APPA) su questo tema possa stimolare una riorganizzazione dell’Agenzia Provinciale per l’Ambiente, con un rafforzamento e una maggiore indipendenza della funzione ispettiva, quale presidio del bene collettivo''.














