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Con il Covid tutto bloccato e per i tumori al seno attese anche di 3 mesi a Trento. Ok alla proposta di Zeni per garantire piena funzionalità al settore oncologico

Il consiglio provinciale ha votato favorevolmente all'iniziativa dell'ex assessore alla salute ma ha respinto la richiesta di sgravare l'ospedale Santa Chiara dalle incombenze Covid spostando i pazienti in alcuni ospedali

Di Luca Pianesi - 03 marzo 2021 - 15:54

TRENTO. In senologia ci sono donne in attesa di intervento da 3 mesi e “numerosi studi scientifici indicano un aumento rilevante, dal 6 al 13% in più a seconda del tipo di tumore, del rischio di morte per ogni mese di ritardo nell’intervento”. Si è partiti da questi dati preoccupanti, dovuti all'impasse creato dal Covid e dall'altissimo numero di pazienti finiti in ospedale da un anno a questa parte, che hanno impegnato le strutture sanitarie in maniera quasi totale, per votare, in consiglio provinciale, una risoluzione firmata dall'ex assessore alla salute Luca Zeni.

 

Il consigliere del Pd chiedeva all'Aula di impegnare la Giunta “a garantire, nell’organizzazione della rete ospedaliera e delle sale operatorie, gli interventi chirurgici oncologici come prioritari, anche valutando modalità organizzative diverse da quelle attuali, ad esempio concentrando i malati Covid in alcuni ospedali della rete provinciale e lasciando Covid free l’ospedale Santa Chiara''. E ancora: ''Ad incrementare un’attività di rete che consenta di effettuare gli interventi che non necessitano di rianimazione anche in altre strutture della Provincia; rinforzando il personale della rianimazione dell’ospedale Santa Chiara, anche attraverso riassegnazioni, per consentire un incremento dell’attività delle sale operatorie''. 

 

L’assessora Segnana ha “lavorato” il testo con il proponente e chiesto poi la votazione per singoli punti. Zeni ha detto di essersi attivato su segnalazione di pazienti che sono in grandissima apprensione, perché a un anno dall’avvio della pandemia non si riesce ancora a garantire i servizi sanitari ordinari non-Covid e il consigliere di Futura Zanella ha condiviso in pieno questa segnalazione, ricordando che la mortalità per cause non Covid nell’ultimo anno è significativamente aumentata. Il Dolomiti, infatti, solo pochi giorni fa pubblicava un approfondimento sull'argomento spiegando come da dati Istat si contassero 1.100 morti in più tra gennaio e novembre (dunque prima della fase più acuta della seconda ondata di Covid) 2020 in Trentino rispetto alla media dei 5 anni precedenti e in quei mesi i morti per Covid erano stati 662. Si contavano, quindi, ben 438 decessi extra-Covid probabilmente da ricondurre proprio a mancate cure, a ritardi negli interventi, alla mancata prevenzione. 

 


 

Demagri ha condiviso l’iniziativa di Zeni, Degasperi poi ha osservato che ci sono carenze strutturali e di personale (ad esempio di anestesisti) stratificatesi da tempi non recenti e legati vuoi al numero chiuso per l’accesso ai corsi universitari di medicina, vuoi a scelte che il consigliere di Onda Civica ritiene di politiche errate del passato quando gli ospedali sarebbero stati depotenziati. La leghista Dalzocchio è intervenuta dicendo che a villa Igea i pazienti oncologici sono attualmente seguiti con solerzia e poi è riuscita, anche in questo volta in cui è evidente che le criticità sono emerse in maniera gigantesca per colpa del Covid, a scaricare la colpa sulla passata amministrazione (che ormai non governa più da due anni e mezzo e viene da chiedersi cosa è stato fatto sino ad oggi dalla giunta del cambiamento) spiegando che si deve rimediare a datate carenze di posti letto, ad esempio nei reparti intensivi per la fase post-operatoria.

 

Il voto ha visto approvata la mozione di Zeni all'unanimità tranne che sul primo punto (20 contrari, 12 favorevoli) che chiedeva di concentrare i malati Covid in alcuni ospedali, lasciando Covid free il Santa Chiara di Trento. Accolti invece gli impegni volti a garantire la piena funzionalità del settore oncologico in questa fase di pandemia. Sì a incrementare – compatibilmente con le risorse disponibili - un’attività di rete che consenta di effettuare gli interventi che non necessitino di rianimazione, anche in strutture diverse dal S.Chiara. Ok a rinforzare il personale della rianimazione al S. Chiara, per consentire un incremento dell’attività delle sale operatorie; ok a un maggiore coordinamento della prioritizzazione degli interventi da parte della direzione medica del presidio sanitario; ok a dare priorità all’intervento principale rispetto ad interventi di completamento (come plastiche ricostruttive) che possano essere rimandati ad un secondo momento.

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