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Sulla gestione della pandemia, la giunta boccia le proposte del Pd. Zeni: “No a velocizzare le vaccinazioni e cercare le varianti. Manca l'ascolto”

La maggioranza in Consiglio provinciale ha bocciato la risoluzione avanzata dal consigliere Luca Zeni e riguardante la gestione della pandemia. Dalla somministrazione dei vaccini alla ricerca delle varianti, passando per screening mirati e prenotazioni delle vaccinazioni, la giunta ha opposto un secco no. "Vivono ogni proposta con nervosismo e disagio"

Pubblicato il - 03 marzo 2021 - 17:25

TRENTO. Sì a garantire la funzionalità del settore oncologico e a coprire i posti vacanti in Apss, ma sulla gestione dell'emergenza sanitaria non si discute. Si potrebbe sintetizzare così l'accoglimento da parte della maggioranza delle tre proposte lanciate dal gruppo consiliare del Partito democratico ed in particolare dall'ex assessore alla Sanità Luca Zeni.

 

Delle tre risoluzioni proposte, infatti, la giunta pare averne accolte positivamente solo due, dimostrando un atteggiamento piuttosto fermo rispetto ad ogni consiglio o critica sul modo in cui si sta gestendo e si gestirà la pandemia da Covid-19. Questo, tra l'altro, in un momento di grande ricrescita dei contagi, che tornano a correre nonostante da ormai tre settimane il Trentino si trovi nella fascia arancione.

 

Rispetto alle risoluzioni recepite, il Consiglio provinciale ha votato favorevolmente l'iniziativa di garantire la piena funzionalità del settore oncologico, bloccato da Covid e con attese per i tumori al seno “schizzato”, respingendo nondimeno la richiesta di sgravare l'ospedale Santa Chiara dalle incombenze Covid spostando i pazienti in altri ospedali. L'altra risoluzione approvata, invece, cercherà di dare una risposta ad una questione di cui noi de il Dolomiti ci siamo occupati: mancano 18 primari a organico dell'Apss. “Per alcuni dobbiamo aspettare i pensionamenti”, aveva dichiarato il dirigente del Dipartimento politiche sanitarie Giancarlo Ruscitti, non senza sollevare l'ironia dello stesso Zeni, che aveva chiesto perché la risposta non fosse arrivata dall'assessore competente Stefania Segnana.

 

Il dispositivo approvato prevede pertanto che la giunta definisca al più presto una programmazione chiara della sanità trentina, con una pianificazione che consenta all'Azienda sanitaria di avere gli elementi per scegliere i migliori primari nei tanti settori oggi scoperti”, garantendo così un servizio completo e di massima efficienza.

 

Oltre al recepimento positivo di queste risoluzioni, però, non è mancata una nota polemica, che ha visto la giunta e la maggioranza a trazione leghista “molto nervosa e sulla 'difensiva', forse a causa di un preoccupante aumento del contagio in corso”, ha scritto lo stesso Zeni. Alle “proposte puntuali che miravano a contribuire in maniera costruttiva ad una migliore lotta al Covid”, scrive sempre il consigliere dem, la maggioranza ha poi risposto con un diniego.

 

Ma di cosa si tratta? Ad offrire una lista delle misure bocciate ci ha pensato lo stesso consigliere. Tra queste, infatti, segnala il no a “una rapida somministrazione delle dosi del vaccino, mano a mano che vengono inviate, anche attraverso incentivi economici al personale e nuove assunzioni”, a “l'incremento del rilevamento (oggi solo simbolico, con 10 tamponi analizzati a settimana) e del monitoraggio delle nuove varianti del virus, unitamente ad una più capillare comunicazione istituzionale sui comportamenti individuali”, a “la crescita delle attività di screening, anche investendo il mondo della scuola”, a “il mantenimento degli impegni già approvati in materia di prenotazioni dei vaccini (con modalità meno macchinose)”.

 

La maggioranza del Consiglio provinciale ha poi bocciato anche il punto della proposta di risoluzione intitolata “Covid-19, incrementare le misure di contrasto per poter tornare 'gialli'” riguardante “la pubblicazione da subito dei dati riferiti all'indice Rt e degli altri parametri usati per definire la colorazione dei territori, fornendo così previsioni anticipate agli operatori economici ai fini di una proficua organizzazione del lavoro e dell'impresa”.

 

Peccato che la maggioranza viva queste proposte con disagio e nervosismo – ha commentato Zeni – mentre occorrerebbe una maggiore disponibilità all'ascolto verso suggerimenti che riteniamo migliorerebbero la capacità di risposta del sistema, e faciliterebbe un contenimento dell'epidemia”.

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