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Conciliazione famiglia-lavoro, Rossi: ''La norma per l'occupazione femminile ferma da 2 anni. La Lega non ha nemmeno fatto le analisi annunciate''

L'ex presidente Ugo Rossi: "A 2 anni il disegno di legge ancora fermo, si è perso tempo e l'emergenza Covid rischia di creare ulteriori difficoltà. L'unica decisione è quella di aver costituito l'ennesimo tavolo che a oggi non si è trovato nemmeno una volta. Alla Lega interessano gli annunci ma non quello che accade"

Di Luca Andreazza - 21 June 2021 - 21:13

TRENTO. Tutto praticamente fermo da due anni. Il disegno di legge per potenziare la conciliazione famiglia-lavoro con l'obiettivo di favorire l'occupazione femminile nel settore privato attraverso l'adozione delle medesime tutele del settore pubblico in tema di trattamento di maternità sembra ancora nelle fasi iniziali. "La Lega - commenta Ugo Rossi (Azione) - sembra ancora molto lontana dal trovare le soluzioni per mettere in campo le specifiche azioni di sostegno e di sviluppo. Si erano impegnati a fare analisi e proposte, ma l'unica decisione è quella di aver costituito dopo un anno e mezzo l'ennesimo tavolo che a oggi non si è trovato nemmeno una volta. Ma a loro interessa solo fare annunci, quanto accade non sembra riguardarli".

 

In occasione dell'assestamento di bilancio a luglio 2019 una serie di emendamenti per prevedere alcune iniziative per conciliare il lavoro femminile e la maternità presentati dall'ex presidente Rossi vengono bocciati. "La Provincia - dice il consigliere provinciale - però ha ritenuto interessanti alcuni passaggi di quei provvedimenti, tanto da impegnarsi per trovare alcune soluzioni".

 

Il riferimento è alla legge 6 agosto 2019, numero 5 “Assestamento del bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2019 – 2021”. In particolare l'articolo 42: "La Provincia effettua un'analisi delle possibili modalità di intervento al fine di promuovere il progressivo avvicinamento tra il trattamento delle lavoratrici e dei lavoratori del settore privato e quello del settore pubblico relativamente ai diritti spettanti in caso di maternità. L'analisi, volta all'introduzione di specifiche misure nell'ambito della manovra finanziaria per l'anno 2020, è effettuata con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali ed è diretta, in particolare, ad approfondire l'efficacia delle misure in relazione all'obiettivo di favorire la maternità, tenuto conto di quelle già attivate, e a valutarne gli impatti finanziari sul bilancio e la relativa sostenibilità".

 

Nel frattempo l'ex presidente ha depositato anche un disegno di legge più strutturato con le firme anche di Michele Dallapiccola, Paola Demagri e Lorenzo Ossanna "con la disponibilità a trattare eventuali modifiche e accogliere le osservazioni della maggioranza. Un provvedimento - aggiunge l'ex presidente - che contiene le misure per l'equiparazione del congedo di maternità delle lavoratrici del settore privato a quello pubblico e sostegno del congedo parentale".

 

Intanto è scoppiata l'epidemia Covid. "Il benessere familiare è fondamentale e oggi a maggior ragione servono interventi incisivi. La capacità di sostenere l'occupazione femminile e la conciliazione lavorativi - prosegue Rossi - è un'emergenza e il rischio è quello che le criticità si possano acuire a causa della crisi. La Lega deve iniziare a dare risposte perché la ripresa del territorio passa anche e soprattutto attraverso queste azioni".

 

Il ddl è completo anche delle "disposizioni finanziarie": "Alle maggiori spese derivanti da queste legge, previste nell'importo di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021, si provvede integrando per i medesimi anni gli stanziamenti della missione 12 (Diritti sociali, politiche sociali e famiglia), programma 5 (Interventi per le famiglie). Alla relativa copertura si provvede riducendo per pari importo e per i medesimi anni gli stanziamenti sui fondi di riserva previsiti dalla missione 20 (fondi e accantonamenti), programma 1 (fondi di riserva)".

 

A marzo scorso l'ex presidente ha presentato poi un'interrogazione per chiedere l'iter di attuazione. A giugno è arrivata la risposta: "Il comma 1 dell'art 10 bis della legge provinciale 3/2020 ha previsto l'istituzione presso l'Agenzia del lavoro di un 'Tavolo permanente per l'occupazione femminile', quale organismo interdisciplinare di consulenza e proposta per la promozione dell'occupazione femminile - si legge - Agenzia del lavoro sulla base dei poteri conferiti nel citato art. 10 bis intende dare avvio ai lavori convocando a breve il succitato tavolo". 

 

Con delibera del 21 maggio scorso la Pat ha definito che devono essere presenti a questo tavolo almeno l'assessore competente, il dirigente del Dipartimento lavoro, il dirigente dell'Agenzia del lavoro, i rappresentanti sindacali, i rappresentanti delle categorie imprenditoriali e professionali, i rappresentanti dell'università di Trento, il Comitato per l'imprenditoria femminile, la Commissione provinciale per le pari opportunità tra donna e uomo, la Consigliera di parità, il Dipartimento istruzione, Il Dipartimento politiche sociali, l'Agenzia per la famiglia.

 

"Le nomine sono state definite altri 5 mesi dopo. E per fortuna che il tavolo sarebbe stato convocato a breve: siamo a giugno e ancora tutto sembra fermo. Non ci sono analisi e non ci sono dati da analizzare o prospettive da valutare. La proposta sulla natalità che avrebbe garantito alle mamme lavoratrici di conciliare il lavoro e la maternità era stata bocciata. La situazione è eccezionale quale conseguenza dell'emergenza Covid. La Provincia aveva effettuato una marcia indietro ma almeno aveva messo all'ordine del giorno l'esigenza di trovare un piano. Purtroppo il tempo è passato e non ci sono novità all'orizzonte", conclude Rossi.

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