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La beffa per le donne trentine vittime di violenza: escluse dagli aiuti economici perché manca il regolamento. Zanella: “Giunta attenta solo a parole”

Lo Stato ha attivato il “Reddito di libertà” (e ha già messo a disposizione dell’Inps le risorse promesse) per sostenere le donne vittime di violenza. Il Trentino invece, è fermo al palo perché per il “suo” assegno di autodeterminazione manca il regolamento attuativo. Zanella: “In questi nove mesi di ritardo della Giunta Fugatti chi ha subito violenza non ha potuto beneficiare di un aiuto economico”

Di Tiziano Grottolo - 29 novembre 2021 - 05:01

TRENTO. “Si presume che la disciplina attuativa per il reddito di autodeterminazione possa entrare in vigore entro la fine del corrente anno”, così l’assessora alla Salute e alle politiche sociali Stefania Segnana replicava a un’interrogazione depositata da Paolo Zanella di Futura per chiedere conto dei ritardi rispetto all’entrata in funzione del cosiddetto assegno di autodeterminazione dedicato alle donne vittime di violenza. Era agosto. A oggi, quando manca poco più di un mese alla fine dell’anno pare che non ci siano stati passi in avanti.

 

Non solo, perché la Giunta leghista è incappata in una serie di scivoloni con relative polemiche che riguardano proprio la violenza di genere. Prima le accuse rivolte al presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, di aver snobbato lo spettacolo dedicato al tema, poi la presentazione report annuale con i dati sulla violenza di genere con molti uomini sul palco e poche donne.

 

“Era ormai il 10 febbraio scorso quando su nostra proposta è stato approvato l’assegno di autodeterminazione per le donne che hanno subito violenza”, ricorda Zanella. Il provvedimento nel concreto prevede un’erogazione per un minimo di tre e un massimo di dodici mesi, slegato dalla prestazione lavorativa, dalla cittadinanza e dalle condizioni di soggiorno, come garanzia di indipendenza economica, e dunque concreta forma di sostegno, per le donne che intraprendono percorsi di fuoriuscita da relazioni violente. “La Giunta – prosegue il consigliere di Futura – avrebbe dovuto stabilire i criteri per l’erogazione entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, quindi entro maggio 2021, ma finora non è stato fatto nulla. Le donne che hanno subito violenza in questi nove mesi di ritardo della Giunta non hanno potuto beneficiare di un aiuto economico per supportarle nel rifarsi una vita”.

 

Per le donne trentine però si può parlare di una vera e propria beffa perché nel frattempo è arrivato un analogo provvedimento dello Stato. Dall’8 novembre scorso l’Inps ha previsto, per le donne che hanno subito violenza, la possibilità di ottenere il contributo denominato “Reddito di libertà”. Di fatto la Provincia di Trento è stata superata dal Governo nazionale, lo stesso che solitamente viene accusato di essere troppo lento ed eccessivamente burocratico.

Anche le donne trentine possono accedere “Reddito di libertà” perché lo Stato ha ripartito 3 milioni di euro fra i vari territori. Per il Trentino sono stati previsti circa 28mila euro che, come si legge nella norma, possono essere aumentati dall’Amministrazione locale. Come spiega Antonio Maria Di Marco Pizzongolo direttore regionale dell’Inps per il Trentino-Alto Adige: “Anche se la norma prevederebbe un coinvolgimento diretto delle Province autonome, a quanto ho potuto approfondire, le risorse sono comunque già stato trasferite da Roma”. I fondi quindi sono già arrivati dallo Stato, pertanto ci sono a disposizione 28mila euro e le domande possono già essere presentate attraverso i Comuni di residenza che poi le inoltreranno all’Inps. “Le procedure – assicura il direttore regionale dell’istituto – sono già collaudate quindi le tempistiche per la gestione delle domande dovrebbero essere abbastanza veloci”.


Il problema dunque riguarda in particolare l’assegno di autodeterminazione che, come già anticipato, non è stato ancora attivato perché manca il regolamento attuativo. “Avremmo potuto essere i primi e dare l’esempio – conclude amaramente Zanella – ora invece siamo il fanalino di coda. Le vittime di violenza in Trentino si trovano nelle condizioni di aspettare una Giunta leghista che non utilizza le prerogative dell’Autonomia e si dimostra solerte e attenta nei confronti di questa piaga solo a parole”.

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