Contenuto sponsorizzato

Violenza sulle donne, sul palco istituzionale parlano gli uomini e in platea ascolano le donne. Poggio: ''Segno che c'è ancora una forte asimmetria''

Nel convegno della Pat hanno partecipato molte figure istituzionali e sul palco su sette relatori solo due erano le donne (l'assessora Segnana e la prorettrice Poggio). Tra il pubblico al contrario quasi solo donne ma il tema dovrebbe essere trasversale e riguardare, come recitava il titolo dell'evento, ''tutti insieme''. Si è parlato anche della discussa decisione della Giunta Fugatti di sopprimere i percorsi di educazione alla relazione di genere nelle scuole

Di Francesca Cristoforetti - 25 novembre 2021 - 13:15

TRENTO. “Tutti insieme per prevenire la violenza sulle donne”, questo il titolo del comunicato della Pat sulla conferenza di ieri mattina (24 novembre), dove è stato presentato il report annuale con i dati sulla violenza contro le donne. Il problema? Che a ''parlare'' dal palco del “Tutti insieme” ancora una volta erano (in prevalenza) uomini mentre dall'altro lato, in platea, ad ascoltare erano essenzialmente donne.

 

La presenza femminile del pubblico in sala era infatti numericamente elevata, mentre inizialmente sul palco erano soltanto due le rappresentanti istituzionali ''contro'' cinque colleghi maschi. Al tavolo, in un primo momento, erano seduti l'assessora alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana, la prorettrice alle politiche di equità e diversità dell'Università degli Studi di Trento Barbara Poggio, il direttore generale dell'Apss Antonio Ferro, il commissario del Governo Gianfranco Bernabei, il procuratore di Trento Sandro Raimondi, il procuratore di Rovereto Aldo Celentano e il presidente del Consorzio dei Comuni Paride Gianmoena. “Sul palco erano rappresentate tutte le principali istituzioni – spiega Poggio – e le principali istituzioni hanno vertici maschili. Questo rispecchia la struttura di potere della società, ancora fortemente asimmetrica”.

 


 

Dopo la sua introduzione, il presidente della Provincia Maurizio Fugatti ha lasciato la sala. Sono iniziati così i diversi interventi, non solo dei sette presenti sul palco: alla presentazione dei dati della dirigente dell'Umse Sviluppo rete dei servizi Miriana Detti, si sono aggiunte le testimonianze del questore Alberto Francini, del comandante provinciale dei carabinieri colonnello Simone Salotti e della presidente della Commissione provinciale pari opportunità Paola Maria Taurfer. Sono soltanto quattro quindi le voci di donne su dodici rappresentanti, per cui solo un terzo del totale: un’altra occasione in cui il genere femminile è stato sottorappresentato.

 

Dalla conferenza emerge quindi che la violenza di genere sia radicata in fattori culturali difficili da smantellare, non solo nella nostra società. Il commissario Bernabei ha parlato di “un iceberg che sta lentamente emergendo” riguardo al progressivo aumento della volontà delle donne di denunciare gli abusi grazie anche all'attività di sensibilizzazione capillare, mentre il procuratore Raimondi ha ripercorso le azioni messe in campo, in collaborazione con la Provincia e con l'Azienda sanitaria, tra cui l'entrata in vigore della normativa “codice rosso” che consente all’atto della denuncia di assistere immediatamente le donne anche con un sostegno psicologico di uno specialista.

 

Il procuratore Celentano ha evidenziato come quello della violenza “sia un fenomeno trasversale, non circoscritto al solo territorio nazionale”, e che ci sia ancora tanta strada da percorrere. Dal questore Francini arriva l’appello a “sfondare il muro culturale della residenza familiare”, segnalando prima che la violenza degeneri: “Un’attività preziosa potrebbe essere fatta dai sindaci, in qualità di rappresentanti della collettività, specie nei piccoli centri”, sostiene. Il comandante Salotti ha ricordato invece come le forze di polizia rappresentino il “primo baluardo” e che “l’attenzione sul fenomeno è massima e quindi la consapevolezza e la sensibilità stanno aumentando”, mentre il presidente Gianmoena ha spiegato come “oggi più di ieri ci sia bisogno delle istituzioni, di lavorare insieme e di segnali di fiducia”. Parole condivisibili, pronunciate però ancora da testimoni uomini.

 

In questa occasione perciò torna a far discutere l’operato della Giunta Fugatti riguardo al tema della parità di genere, in particolare la decisione sulla soppressione dei percorsi di educazione alla relazione di genere nelle scuole (https://www.ildolomiti.it/politica/2020/parita-di-genere-nel-trentino-leghista-il-tema-non-interessa-piu-lettera-a-segnana-servono-politiche-e-azioni-concrete-la-violenza-e-solo-la-punta-delliceberg), a cui l’assessora Segnana ha risposto anche ieri: “Abbiamo sospeso un certo tipo di corsi anche perché abbiamo avuto delle segnalazioni da parte delle famiglie che non li ritenevano opportuni all’interno delle scuole”.  L’assessora preferisce definirla “rimodulazione” dei corsi: “Una delle delibere del 2019 – spiega – parla proprio di pari opportunità, di sensibilizzazione e rispetto nei confronti delle donne vittime di violenza, quindi possono essere organizzati dei progetti all’interno delle scuole che però devono essere valutati secondo i criteri previsti dalla delibera. Non abbiamo sospeso niente, semplicemente sono stati rimodulati in modo specifico sul tema della violenza sulle donne”. La delibera infatti non parla di genere, ma fa riferimento soltanto alla “cultura delle pari opportunità tra donne e uomini”.

 

Dal canto suo Poggio sostiene che ancora non si stia facendo abbastanza a livello educativo per sensibilizzare i più giovani al tema: “C’è la possibilità di fare delle attività e anche di ricevere finanziamenti, però si tratta di una possibilità perlopiù episodica. Di base non c’è una regia politica di ampio respiro ed è un peccato. C’è bisogno poi di valutare la qualità dei percorsi, che abbiano come presupposto un’attenzione a quelli che sono i fenomeni culturali alla base della violenza, per esempio il non riconoscimento dell’altro o gli stereotipi di genere”. Anche la presidente Paola Maria Taurfer si esprime riguardo l’educazione, che non deve essere circoscritta soltanto ai più giovani: “La Commissione pari opportunità – sostiene – sta lavorando non solo sul tema della ‘violenza economica’, ma anche su una campagna di sensibilizzazione che si svolgerà su tutte le tre generazioni, ovvero figli, genitori ma anche nonni visto che molti nipoti trascorrono molto tempo con loro”.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione del 7 dicembre 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
08 dicembre - 11:54
Sono 95 i pazienti che si trovato ricoverati nei normali reparti ospedalieri. Salgono a 72 quelli presenti nelle strutture private convenzionate e [...]
Cronaca
08 dicembre - 12:56
Con ogni probabilità, all’origine dell’incidente c’è il manto stradale reso scivoloso dalla neve che sta cadendo in queste ore
Cronaca
08 dicembre - 11:10
Durante la maratona vaccinale le prime dosi somministrate sono state al di sotto le aspettative, sono ancora più di 70mila persone senza vaccino. [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato