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Divieto di consumare cibi e bevande, protesta in piazza: “Cancelliamo l’ordinanza”. Turrini smorza le polemiche: “L’obiettivo è riaprire presto ma dando dignità al lavoro che facciamo”

Una trentina di persone è scesa in piazza per chiedere alla sindaca Santi di cancellare l’ordinanza. Il presidente dei ristoratori dell’Alto Garda: “Tutti vorremmo aprire e il momento è senz’altro difficile ma proprio per questo è necessario collaborare e mettere da parte le polemiche. L’obiettivo è quello di tornare al lavoro al più presto e farlo in sicurezza”

Di Tiziano Grottolo - 22 March 2021 - 18:22

RIVA DEL GARDA. Sono giorni di passione quelli si stanno vivendo a Riva del Garda, una delle principali località turistiche del trentino e per questo fra le più colpite dalle chiusure imposte per frenare il numero dei contagi. Prima l’ordinanza dalla paternità incerta, che vieta il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici, poi il messaggio minatorio recapitato alla sindaca di Riva Cristina Santi.

 

Per quanto riguarda il provvedimento che ha fatto surriscaldare gli animi non è chiaro da chi sia partita l’iniziativa visto che l’amministrazione di Riva (la prima che ne ha dato notizia), tramite un comunicato, sottolineava: “L’ordinanza è stata approntata dalla polizia locale, che l’ha inviata ai Comuni di Riva del Garda, Arco, Nago-Torbole, Dro, Tenno e Drena, così che ogni sindaco la firmasse per il territorio di sua competenza”. Certo un iter anomalo che sicuramente non ha contribuito a contenere le polemiche. L’impressione in effetti è che alcuni sindaci siano stati presi in contropiede, non dal contenuto in sé del provvedimento, ma dalla fuga in avanti di qualche collega.

 

Ad ogni modo stamane, 22 marzo, una trentina di persone (tre gli esercenti presenti) si sono date appuntamento fuori dal palazzo comunale di Riva del Garda per protestare contro la nuova ordinanza. Una partecipazione al di sotto delle aspettative tanto che Salvatore Calabrese del Comitato di Riqualificazione Rione 2 Giugno e Rione Degasperi afferma: Mi rammarica aver notato che altri esercenti si siano tirati indietro. Nonostante questo la sindaca e il consigliere Vittorio Ferraglia hanno ricevuto uno di noi in ufficio, hanno dato una possibilità di dialogo e di ridiscutere il tutto proprio con chi ha introdotto tale ordinanza coinvolgendo anche le associazioni di categoria. Adesso mi chiedo, con chi dovrebbero dialogare visto che i diretti interessati non si sono presentati?”. Anche alla luce della poca partecipazione il Comitato ha deciso di fare un passo indietro: “Oggi si poteva sicuramente dialogare ma è mancato il supporto delle categorie interessate per cui l’ordinanza andrà avanti così com’è”.

 

Un incontro comunque c’è stato. Diana di Sclafani, portavoce del gruppo di manifestanti, ha incontrato la sindaca e gli assessori presenti. Abbiamo chiesto che il provvedimento venga ritirato anche se la sindaca ha confermato che l’ordinanza non è partita da lei – ricorda la portavoce – poi abbiamo specificato che la nostra non voleva essere una manifestazione contro l’amministrazione ma per protestare contro il provvedimento voluto dal presidente della nostra categoria, la stessa che dovrebbe tutelarci”.

 

Al netto delle polemiche, chi prova a gettare acqua sul fuoco è Paolo Turrini, presidente dei ristoratori dell’Alto Garda, chiamato in causa dai manifestanti:Tutti vorremmo aprire e il momento è senz’altro difficile ma proprio per questo è necessario collaborare e mettere da parte le polemiche. L’obiettivo di tutti, associazioni di categoria e amministrazioni, è quello di aprire al più presto e farlo in sicurezza. Dal nostro punto di vista però bisogna farlo dando dignità al lavoro che facciamo”.

 

In altre parole le associazioni di categoria sono all’opera per provare a tornare alla normalità, Covid permettendo, almeno per arrivare alla possibilità di riaprire le porte ai clienti e non solo per l’asporto. “Per raggiungere questo traguardo – ricorda Turrini – è necessario rispettare le regole, comprendo le difficoltà, anche la mia attività è chiusa da mesi con i dipendenti a casa, ma quello che vogliamo fare è dare la possibilità di lavorare con la gente e non per vendere un caffè da asporto ogni tanto”. Detto questo il presidente dei ristoratori altogardesani non è preoccupato per le critiche: “Nell’associazione ci sono circa 200 ristoratori e ci sta che qualcuno non sia d’accordo, è la democrazia. L’ordinanza è nata da una collaborazione fra amministrazione e associazioni di categoria per trovare una soluzione e un problema legato alle possibilità di spostamento in zona rossa. Ripeto, l’obiettivo per il quale stiamo lavorando è riaprire al più presto in sicurezza perché lavorare in queste condizioni non è dignitoso per nessuno”.

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