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Il pasticcio dell’ordinanza anti-Covid ritirata dopo pochi giorni, il Pd: “Amministrazione allo sbando”

Il cortocircuito del provvedimento che vietava di consumare cibi e bevande nei luoghi pubblici: prima indispensabile, poi ritirato nel giro di due settimane. Zanoni: “L’ordinanza? Voluta dalla sindaca Santi. L’unico effetto tangibile è stato quello di mortificare gli operatori economici ed esacerbare gli animi”

Di Tiziano Grottolo - 28 March 2021 - 19:08

RIVA DEL GARDA. “Se per il momento il Trentino rimane zona rossa, i casi di contagi a Riva del Garda continuano costantemente a diminuire, grazie alla severità delle misure messe in campo”. Così esultava solo pochi giorni fa la sindaca di Riva del Garda Cristina Santi. “Il trend – aggiungeva – è ormai costante e confermato. Finalmente, nella situazione attuale Riva del Garda e le amministrazioni dell’Alto Garda si trovano perciò nelle condizioni di poter cominciare a pianificare un graduale allentamento di alcune restrizioni precedentemente assunte. Vi comunico quindi che, a partire da lunedì, il primo passo sarà la cancellazione degli inasprimenti sui divieti di consumare cibi e bevande nei luoghi pubblici e sull’obbligo della vendita solo in contenitori monouso chiusi o incartati”.

 

L’annuncio effettivamente ha colto molti di sorpresa: il provvedimento in questione, nonostante la vita breve, aveva avuto un iter a dir poco travagliato. Fra polemiche, presunte “minacce” e una paternità incerta c’è stato molto da discutere. “Su quest’ordinanza – attacca il consigliere del Partito Democratico Alessio Zanoni – abbiamo sentito di tutto. In realtà sappiamo che è stata fortemente voluta dalla sindaca Santi e poi recepita con poca convinzione dai colleghi dell’Alto Garda. Per difendere il provvedimento sono anche spuntate delle presunte ‘minacce’ poi rivelatesi di fatto inesistenti. Con il senno di poi, a proposito del biglietto, si potrebbe anche ipotizzare un vero ‘complotto al contrario’, pensato al solo scopo di distogliere l’attenzione da un provvedimento senza capo né coda, voluto solo per battere un colpo”.

 

Insomma un pasticcio, perché un’ordinanza rimasta in vigore per così poco tempo difficilmente può aver prodotto effetti tangibili sui contagi, o meglio se gli effetti ci saranno non si possono ancora apprezzare. Come spiegato in più occasioni dalle autorità sanitarie provinciali e nazionali, in genere, gli effetti dei contagi si vedono a distanza di 7 o 10 giorni. Per fare un esempio: se un soggetto entra inconsapevolmente in contatto con un positivo e si contagia, scoprirà di essere positivo a distanza di alcuni giorni e magari nel frattempo avrà contagiato altre persone e così via. Di conseguenza l’effetto del contagio si vedrà a distanza di tempo. Allo stesso modo, per notare gli effetti delle misure restrittive si deve attendere, ma a differenza dei contagi queste sono più lente ad entrare in azione per rallentare l’epidemia, pertanto vanno adottate tempestivamente.

 

Proprio per questo però, non ha molto senso ritirare adesso l’ordinanza sostenendo che “i contagi continuano costantemente a diminuire, grazie alla severità delle misure messe in campo”. A meno che le motivazioni non siano altre. Considerando le tempistiche dell’entrata in vigore dell’ordinanza altogardesana (16 marzo, un giorno dopo la zona rossa) gli effetti che si possano notare oggi sono più probabilmente imputabili alle restrizioni legate al passaggio del Trentino dalla zona gialla a quella arancione. Infatti, come mostrano i dati riportati nella tabella, il numero delle persone attualmente positive diminuisce costantemente anche se continuano a essere rilevati dei contagi. In altre parole gli effetti della zona rossa (ed eventualmente quelli dell’ordinanza) si dovrebbero vedere a inizio aprile. Inoltre, non va dimenticato che sono molti i parametri che possono entrare in gioco come il numero degli abitanti, l’apertura delle scuole, la presenza di luoghi sensibili, i vaccini e tanto altro. Quindi, almeno per il momento, non è possibile stabilire se l’ordinanza in questione (che comunque incide poco sulle regole già attive per la zona rossa) abbia avuto un ruolo nell’abbassamento dei contagi. A questo punto però viene da chiedersi perché ritirarla se in un primo momento sembrava indispensabile?

 

Senza considerare che il provvedimento prevedeva di entrare in vigore automaticamente ogni qual volta il Trentino fosse finito in zona rossa, a suo tempo si era addirittura parlato di un’ordinanza “approntata dalla polizia locale” che l’avrebbe poi inviata ai Comuni affinché ogni sindaco la firmasse. Se così fosse si sarebbe creato un cortocircuito notevole nel funzionamento della “macchina amministrativa”, una procedura del tutto anomala. In alternativa potrebbe essersi trattato di una “fuga in avanti” di qualche amministratore zelante o “desiderosa di mettersi in mostra”, come invece accusa il Partito Democratico. Poi in qualche modo, dopo le polemiche, si è cercato di metterci una pezza.

 

“L’impressione che se ne ricava – punta il dito Zanoni – è di essere al cospetto di un’amministrazione allo sbando, che non sa che pesci pigliare. Emanare un’ordinanza per poi ritirarla subito dopo. Parliamo di un provvedimento che praticamente vietava di mangiarsi una caramella mentre si passeggia per strada, o di bere un sorso d’acqua mentre si ci si torva all’aperto. L’unico effetto tangibile, per il momento, è stato quello di mortificare i singoli operatori economici ed esacerbare gli animi, ponendo anche assurde restrizioni a tutta la cittadinanza in un periodo già fortemente limitante delle singole libertà personali”.

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