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“Mi sento usato”, parla Camillo l’autore delle “minacce” alla sindaca Santi: “Volevo solo chiedere un favore per i ‘boci’ dei Sabbioni”

L’ordinanza, le polemiche, le “minacce” e il colpo di scena con la denuncia (e l’ordinanza) che vengono ritirate. Ecco il messaggio integrale, e finora mai pubblicato, indirizzato alla sindaca Santi. Parla Camillo, l’autore: “Sono diventato un capro espiatorio, non ho mai voluto minacciare nessuno”

Di Tiziano Grottolo - 27 March 2021 - 12:04

RIVA DEL GARDA. “Ormai credo lo saprete, in Municipio è stato rinvenuto un biglietto di minacce alla sottoscritta”, così la sindaca di Riva del Garda Cristina Santi, in quei giorni nell’occhio del ciclone per le polemiche legate all’ordinanza che vietava il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici, annunciava il rinvenimento di un biglietto “minatorio”. “L’ho letto, questo biglietto, e ho fatto immediatamente il mio dovere di cittadina recandomi dalle forze dell’​ordine a denunciare. Nessun protagonismo, dicevo. Però una certezza: se qualcuno ritenesse di potermi intimidire, sia personalmente sia politicamente, ecco se non l’avesse capito perde il suo, di tempo”.

 

L’ordinanza in questione aveva fatto sicuramente discutere e il sospetto che dietro le “minacce” ci fosse qualcuno a cui le restrizioni non erano piaciute poteva sembrare plausibile. D’altra parte, poco prima che si diffondesse la notizia che l’autore del messaggio era stato individuato, la stessa sindaca aveva reso noto di aver incassato la solidarietà dei vertici delle categorie economiche. Eppure, non appena si è scoperta l’identità dell’autore, Camillo un 64enne del posto, sono stati in molti a sollevare dei dubbi sulla vicenda. “Il Camillo è uno che non farebbe mai male a nessuno” lo hanno difeso gli amici sui social.

 

 

Per capire meglio l’intera vicenda forse vale la pena provare a fare un passo indietro e spiegare chi è Camillo. Come già anticipato si tratta di un 64enne che da anni vive a Riva del Garda, originario di Milano è stato un militante del Movimento sociale italiano, i post-fascisti di Giorgio Almirante. Camillo è una di quelle persone che tutti conoscono in paese, anche senza il bisogno di averci mai scambiato una parola e anche per questo gente come Camillo è sempre comoda sotto elezioni, perché conosce tanti cittadini, perché chiacchiera con tutti, perché bazzica i posti più frequentati. “Io ho fatto la campagna elettorale per Santi – dichiara con orgoglio Camillo – ho contribuito a raccogliere decine di voti per farla eleggere”.

 

Ma quindi perché minacciarla se solo pochi mesi fa aveva parteggiato per lei? Cosa c’era scritto nel messaggio attaccato con lo scotch sulla porta del municipio? Il Dolomiti è entrato in possesso dello scritto, attacchinato in pieno giorno “perché quando sono arrivato – racconta l’autore – il municipio era chiuso”. Nel messaggio si legge: “Egregio Sindaco Santi o mi date retta o faccio un casino politico. Ok, il vostro referente della Lega sa chi sono, ok”. Il paradosso è che Camillo ha accompagnato il tutto con la sua firma, aggiungendo “l’ultimo dell’Msi” e fra parentesi 150/166 voti, che il 64enne sostiene di aver contribuito a raccogliere.

 

 

Ognuno può farsi un’idea della portata del messaggio, anche se da quel che si legge non pare esserci una minaccia diretta all’incolumità della persona, tutt’al più si “minacciano” conseguenze politiche. Inoltre, non si direbbe che Camillo non volesse farsi rintracciare, visto che si è preso la briga di firmare, a modo suo, lo scritto. Anzi, per dirla tutta nella sua semplicità il 64enne si aspettava una telefonata della sindaca ma invece sono arrivate le forze dell’ordine e una denuncia per minacce.

 

Fermo restando che la modalità di approccio è comunque discutibile e se vogliamo censurabile, in tutto questo restano da capire le motivazioni che hanno spinto Camillo ad appendere il messaggio: “Volevo chiedere che nelle spiagge dei Sabbioni e della Purfina venissero realizzati due spogliatoi per i ‘boci’, per i ragazzi che ci vanno l’estate. Poi chiedevo di mettere delle nuove telecamere per sorvegliare le stesse zone per ragioni di sicurezza e per scoraggiare i vandali. Di certo non volevo minacciare nessuno, quello che ho fatto l’ho fatto solo per i ‘boci’ dei Sabbioni, mi batterò sempre per loro”. Il provvedimento emanato dalla sindaca quindi non c’entra nulla: “Io non ho Facebook, non sono tecnologico, non sapevo nemmeno dell’ordinanza. Sono diventato il capro espiatorio, mi sento usato e scartato quando non servivo più. Poi però alcune persone mi hanno cercato per chiedermi di cancellare le foto del messaggio che avevo scritto”.

 

Insomma, forse non è sbagliato parlare di strumentalizzazione, come lamentano alcuni amici di Camillo. Ciò che resta della vicenda è l’amarezza del 64enne che suo malgrado si è trovato al centro dell’attenzione mediatica, trasformato nel “mostro” da sbattere in prima pagina e dare in pasto all’opinione pubblica, rischiando peraltro di dover affrontare un processo. L’unica nota positiva della vicenda è che nel frattempo le parti hanno raggiunto un accordo e la denuncia nei suoi confronti è stata ritirata. In seconda battuta la sindaca ha fatto sapere che nei prossimi giorni pure l’ordinanza sarà ritirata. 

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