Fattura da 3 euro e sollecito inviati a una donna morta, l’assessora Segnana: “L’Apss è tenuta a riscuotere ogni credito, anche di un importo minimo”
“L’ufficio provvederà al recupero del credito ai sensi di legge, con l’aggravio delle spese” questo il messaggio che una famiglia si era vista recapitare assieme a una fattura da 3 intestata a una donna morta dopo aver trascorso gli ultimi giorni all’Hospice seguendo un programma di cure palliative. Ora è arrivata la spiegazione dell’assessora Segnana

TRENTO. L’incredibile, e incresciosa, vicenda risale a inizio ottobre quando una famiglia si vide recapitare dall’Azienda sanitaria una fattura di 3 euro intestata alla madre defunta che aveva trascorso gli ultimi giorni all’Hospice seguendo un programma di cure palliative. Non solo, dopo che il versamento non era arrivato le autorità inviarono pure un sollecito affermando che la pratica sarebbe dovuta essere evasa entro 15 giorni, altrimenti “l’ufficio provvederà al recupero del credito ai sensi di legge, con l’aggravio delle spese”. La questione era stata portata alla luce dal consigliere del Partito Democratico Luca Zeni che sul tema aveva anche depositato un’interrogazione per chiedere conto del fatto all’assessora alla Salute Stefania Segnana.
Dopo oltre un mese è arrivata la risposta. “L’Azienda sanitaria – spiega Segnana – è tenuta a riscuotere ogni credito, anche di un importo minimo. Le linee guida aziendali prevedono che qualora il credito non venga riscosso dopo l’emissione del relativo documento contabile, sia emesso un primo sollecito, senza addebito di ulteriori costi, come nel caso segnalato nel testo dell’interrogazione. Per importi esigui non si procede, invece con le ulteriori azioni di recupero crediti”. In altre parole non viene emesso un secondo sollecito con messa in mora e riscossione coattiva tramite Agenzia delle entrate, anche perché per soli 3 euro costerebbe molto di più avviare la pratica che recuperare il denaro mancante.

“L’Apss – prosegue l’assessora – sta implementando, inoltre, un nuovo sistema contabile che permetterà di evidenziare, tramite collegamento con l’anagrafe sanitaria, l’eventuale decesso del cittadino, per evitare che la richiesta di compartecipazione per le cure palliative sia indirizzata alla persona deceduta”. Questa infatti era una delle cose che più aveva turbato la famiglia, cioè vedere la fattura intestata alla donna da poco defunta.
“Bene che in seguito all’interrogazione si sia scelto di cercare di porre rimedio per evitare che simili casi si ripetano – commenta Zeni – sul resto però rimangono delle perplessità. Infatti sarebbe più opportuno che al di sotto di certe cifre il pagamento non fosse richiesto dal momento che i costi della procedura superano i possibili introiti. Si tratta di una questione di opportunità e di una scelta politica”.


















