Costretta a seppellire il feto abortito, la denuncia di Martina: “Questa legge medievale va cambiata”
La consigliera regionale Elena Ostanel ha presentato un progetto di legge per eliminare il provvedimento che impone alle mamme di seppellire i feti abortiti: “Le donne devono essere sempre libere di scegliere confrontandosi solo con la propria coscienza”

VICENZA. “È assurdo che una donna sia costretta da una legge a ricordare con una lapide un momento terribile come l’aborto”, a parlare è Martina 42enne di Vicenza, già madre di due bambine, che lo scorso maggio ha scoperto di essere nuovamente incinta. “Il problema è che la gravidanza era partita male da subito – spiega – all’undicesima settimana ho scoperto che la gravidanza si era fermata 14 giorni prima”. Così la donna chiede di sottoporsi al raschiamento: “Una mia scelta per chiudere una vicenda dolorosa”. Eppure è qui che la storia prende una piega che si potrebbe definire kafkiana.
Quando arriva il momento di praticare l’aborto alla donna viene sottoposto un modulo per “il consenso informato sulla sepoltura del prodotto del concepimento”, a quel punto ci sono due strade: o la donna decide di rivolgersi autonomamente alle pompe funebri oppure si delega l’azienda sanitaria. “Non volevo nessuna delle due soluzioni ma mi hanno detto che dovevo barrarne una e l’ho fatto, per poi rendermi conto che non avevo scelta. Mi sono sentita giudicata” ribadisce Martina, che peraltro è pure stata costretta a pagarsi l’accesso al pronto soccorso perché formalmente le era stato assegnato un codice bianco come prevede la procedura in queste situazioni.
Come ricorda la consigliera regionale Elena Ostanel dal 2017 in Veneto la legge prevede che anche i prodotti del concepimento sotto la ventesima settimana di presunta gestazione vengano seppelliti. Questo è dovuto a una modifica fatta approvare dall’assessora di Fratelli d’Italia Elena Donazzan che va ben oltre a quanto previsto dalla norma nazionale. “In questo modo – accusa Ostanel – le donne non hanno nessun diritto di scelta e sono costrette a scegliere la sepoltura anche se non lo vogliono”.
Proprio per questo la consigliera, assieme ad altri colleghi, ha presentato un progetto di legge per eliminare questa norma, con l’obiettivo di rimettere al centro la volontà della donna, “che deve essere sempre libera di scegliere senza alcuna influenza, confrontandosi solo con la propria coscienza. Questo si chiama diritto di autodeterminazione”.
D’altra parte anche la Lombardia nel 2019 ha cambiato questa norma lasciando la libertà di decidere: “Le uniche ad avere ancora questa legge medievale rimangono poche regioni, come il Veneto e le Marche”. Ora che il progetto di legge è stato depositato la palla passa alla maggioranza che governa in regione: “Solo poche settimane fa il presidente Zaia diceva di volere una Lega più inclusiva e attenta ai cambiamenti, adesso deve dimostrare la volontà di tener fede alle sue parole”.
Eppure molto dipenderà anche dalla posizione di Fratelli d’Italia che secondo alcuni sondaggi in Veneto potrebbe doppiare il Carroccio per numero di consensi. Proprio in questi giorni però il coordinatore regionale di Fdi, Luca De Carlo, ha detto di voler far estendere la norma veneta anche al resto d’Italia (proposta rilanciata anche dai gruppi Pro vita). “Faccio quindi appello a chiunque sostiene il diritto di scelta della donna – conclude Ostanel – è necessario prendere posizione ora, perché in Veneto, e poi tutta Italia, non sia medioevo”.













