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| 01 set 2022 | 17:42

I Pro vita chiedono una legge per seppellire i feti delle donne che praticano l’aborto: “Sarebbe un passo di civiltà”

L’associazione Pro Vita & Famiglia onlus (che da sempre gode dell’appoggio di Lega e Fratelli d’Italia) si sta battendo per una legge sulla sepoltura dei feti abortiti: “Hanno lo stesso diritto di chiunque a una degna sepoltura”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Con i sondaggi che vedono la Destra con il vento in poppa l’associazione Pro Vita & Famiglia onlus rilancia la proposta per una legge sulla sepoltura dei feti abortiti. “Sarebbe un passo di civiltà” commenta il portavoce dell’associazione Jacopo Coghe, secondo cui “la vita è tale fin dal suo concepimento. I feti – aggiunge – hanno lo stesso diritto di chiunque a una degna sepoltura, senza obbligare nessuna donna a mettere il proprio nome e cognome o di essere riconoscibile”.

 

Eppure in Italia questa pratica è già diffusa e sostenuta proprio dagli ambienti dei pro vita e dell’integralismo cattolico. Nel 2020 aveva fatto molto discutere il caso di una donna romana che, dopo aver subito un aborto, aveva scoperto che il suo feto era stato seppellito in uno dei cimiteri della capitale, peraltro senza che nessuno le chiedesse il consenso ma indicando sulla piccola croce anche il nome della donna.

 

Questo non è il primo tentativo dei Pro vita di far approvare delle leggi che nascono (nemmeno troppo velatamente) l’intento di promuovere le proprie credenze. In Trentino per esempio la stessa associazione ha consegnato una petizione per promuovere una legge “sulla libertà educativa che escluda l’ideologia gender dalle scuole”.

 

Non è un caso che l’associazione si faccia avanti proprio in questo momento visto che da sempre gode dell’appoggio di Lega e Fratelli d’Italia. Inoltre Pro Vita & Famiglia vanta un’organizzazione con 50 circoli territoriali che si ispirano (si legge sul sito) ai principi cristiani, impegnandosi “per costruire una società fondata sui valori della vita e della famiglia, contro la cultura della morte” e promuovendo al contempo “la famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna”. Anche per questo gli attivisti hanno lanciato una campagna per limitare l’uso della pillola abortiva.

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