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Foibe, Merano acquista il film “Rosso Istria” e i separatisti insorgono. “E' propaganda neofascista”. Gasparri: “Li segnalerò a Mattarella come negazionisti”

La Süd-Tiroler Freiheit non ha risparmiato critiche al Comune di Merano dopo la scelta di proiettare il film su Norma Cossetto "Red Land". "E' propaganda neofascista". Dura la reazione della destra italiana. Il senatore Maurizio Gasparri: "Li segnalerò a Mattarella come negazionisti"

Di Davide Leveghi - 18 February 2021 - 19:54

TRENTO. “Segnalerò a Mattarella i troppi casi di negazionismo”. Comincia così la nota del senatore Maurizio Gasparri. Secondo l'importante rappresentante di Forza Italia, infatti, il Giorno del Ricordo appena trascorso ha nuovamente dato adito alle spinte di chi, per ideologia o per sentimento anti-italiano, ha attaccato "l'indiscutibile verità sulle foibe".

 

Le vicende consumate nell'autunno del 1943 e nella primavera-estate del 1945 nei territori dell'Alto Adriatico continua infatti a convogliare le offensive di chi non accetta la narrazione della pulizia etnica di cui si sarebbero macchiati i partigiani jugoslavi, guidati dal maresciallo Tito. Dagli Editori di Laterza ai separatisti della Südtiroler Freiheit, dunque, sono arrivate le ennesime voci che infangano “il ricordo e il sacrificio di donne e uomini trucidati dai comunisti titini”.

 

Sotto la lente dell'ex ministro delle comunicazioni, che in quella vece, nel 2004, parlò di “migliaia di italiani gettati vivi nelle foibe solo per essere italiani”, è finito in questo caso il partito secessionista tirolese, colpevole di aver condotto una battaglia in Consiglio comunale a Merano contro la scelta del Comune di comprare il film “Red Land (Rosso Istria)” di Maximiliano Hernando Bruno.

 

“O qualcuno ha scelto ingenuamente un film senza sapere di cosa si tratta o il governo della città ha recentemente iniziato a sostenere la propaganda neofascista – ha dichiarato il consigliere della Stf Christoph Mitterhofer – azioni come questa lasciano senza parole”. Riprodotta gratuitamente sul sito del Comune, la pellicola è stata così al centro di una richiesta di rimozione, oltre che di scuse, per aver avallato la propaganda fascista.

 

La cosa non era certo sfuggita al consigliere provinciale di Fratelli d'Italia Alessandro Urzì. “Quella dei secessionisti della Südtiroler Freheit è un'ossessione anti-italiana che questa volta ha spinto alla più estrema delle violenze, quella del negazionismo verso le foibe e la tragedia di Norma Cossetto, la 23enne studentess di Visinada, presso Pola, trucidata dopo inenarrabili violenze nel cuore dell'Istria infiammata dal dramma della pulizia etnica innescata dai partigiani comunisti dopo la firma dell'Armistizio da parte dell'Italia”, aveva scritto in un lungo post.

 

Ho presentato in Consiglio regionale e provinciale una richiesta ad esprimere con una chiara presa di posizione la più ferma censura, senza ambiguità, riguardo le espressioni usate da Süd-Tiroler Freiheit – ha concluso - va ricordato che nessun esponente nemmeno della Volkspartei, il partito dell'autonomia integrale e di governo locale, ha partecipato alle recenti commemorazioni istituzionali per la giornata del ricordo”.

 

La polemica, però, questa volta non è rimasta all'interno delle anguste frontiere provinciali, dove solitamente ogni pagina del passato è oggetto di schermaglie tra opposti estremismi etnici. Anche l'ex vicepresidente del Senato non ha infatti mancato di dire la sua. “Anche se negli anni gli esponenti della Süd-Tiroler Freiheit ci hanno abitato a esternazioni di ogni tipo, spesso al limite del ridicolo, questa volta attaccando il film 'Rosso Istria' e definendolo di propaganda fascista hanno superato il limite”, ha cominciato.

 

“Purtroppo anche quest'anno abbiamo registrato in occasione del Giorno del Ricordo una serie di irrispettose esternazioni nei confronti dei Martiri delle Foibe e dei tanti profughi italiani costretti a lasciare le loro terre e i loro beni. In alcuni, come quello degli Editori Laterza (il riferimento è al libro dello storico Eric Gobetti 'E allora le foibe', ndr), che hanno dato alle stampe un libro ricco di inesattezze, questo di Bolzano e altri, si è superato il limite, oltraggiando la memoria delle vittime e degli esuli”.

 

La conclusione del forzista acquista infine i toni da “lista di proscrizione”: “Scriverò al presidente Mattarella – conclude - elencando nomi e cognomi di chi ha infangato, ancora una volta, il ricordo e il sacrificio di donne e uomini trucidati dai comunisti titini chiedendo che anche per loro si proceda ufficialmente con l'accusa di negazionismo”.

 

Ma cosa hanno a che fare il negazionismo e le affermazioni dell'esponente politico sudtirolese? Quanto il discorso sul Giorno del Ricordo sia inquinato da innesti di narrazioni neofasciste ne abbiamo ampiamente parlato in occasione delle ricorrenze (Memory 27/1-10/2), con alcuni degli storici più autorevoli italiani. Il film in questione ne è un esempio pacifico, adottando una prospettiva ben diversa dalla precedente produzione Rai (Il cuore nel pozzo, 2005), dove le vittime erano dei "generici" italiani. La storia raccontata è infatti quella di persone realmente esistite, secondo un canovaccio che chiaramente tipizza i personaggi e che riflette non le fonti storiche ma l'abbondante memorialistica – in quanto tale, basata sulla selezione operata dalla memoria.

 

La vicenda di Norma Cossetto è così presentata in un quadro dove i “buoni” sono i fascisti, i “cattivi” i comunisti slavi e i “salvatori” i nazisti che conquistano l'Istria nell'ottobre del 1943, ponendo fine all'anarchia immediatamente successiva all'8 settembre del 1943. Torturata, violentata, buttata ancora viva nella foiba, la protagonista del film finisce per avere un destino che non coincide con la verità storica - o, almeno, con ciò che si conosce con certezza. Della sua vicenda sappiamo infatti che fu prelevata il 25 settembre e uccisa presumibilmente nella notte tra il 4 e il 5 ottobre. Il cadavere è stato poi recuperato il 10 dicembre. Ogni altra informazione, pertanto, è figlia di racconti di seconda mano, cominciati a partire da quando il territorio era occupato dai nazisti e quindi segnate da una forte distorsione propagandistica.

 

Vittima innocente che aveva solo la colpa di essere figlia di un esponente fascista, Norma Cossetto viene raccontata così in una forma che solleva più di qualche dubbio di veridicità. Ma sebbene non vi siano certezze storiche, chi cerca di fare chiarezza viene tacciato di negazionismo. Un'accusa pesantissima – è termine che nasce per definire chi nega l'Olocausto, quale peggiore addebito? - che, necessariamente, ha la funzione di screditare a priori ogni affermazione contraria o critica.

 

Così è avvenuto con lo storico Eric Gobetti – che Gasparri nemmeno nomina, preferendo parlare dell'editore Laterza – oggetto di una vera e propria (e oscena) shit-storm, che ha cercato di svolgere una censura preventiva nei confronti del suo libro, attaccato ancora prima che uscisse, dando poi il là alle diffamazioni e alle minacce sui social e non solo a cavallo del Giorno del Ricordo. E non è la prima volta, considerando che nel 2020 lo stesso era stato osteggiato da gruppi di estrema destra per aver osato fare divulgazione in incontri pubblici.

 

Quella di Gasparri e di Urzì, però, è una punta estrema di un fenomeno istituzionale ben più difficile da eradicare, messo in moto con la stessa istituzione del Giorno del Ricordo – frutto di un incontro tra la destra post-fascista e la sinistra post-comunista. Il discorso del sindaco di Trento Franco Ianeselli, che ha invocato una “memoria condivisa”, ripetutamente interscambiato i concetti di “memoria” e “storia” e parlato del “10 febbraio” come di “una data di pace” - curioso, considerando che con il Giorno del Ricordo si è trasformata in una giornata di lutto nazionale – dimostra quanta confusione regni anche a sinistra.

 

Non è questione politica, dunque, bensì storica e, se vogliamo, democratica. Fare buona divulgazione sulla questione del Giorno del Ricordo è necessario, perché gonfiare numeri (gli storici concordano su una cifra che va dalle 3000 alle 5000 vittime nella repressione comunemente catalogata come "foibe"), manipolare la verità, usare termini inappropriati, veicolare stereotipi e pregiudizi razzisti, alimentare il nazionalismo revanscista, non cozza solo con la verità storica. Cozza con la democrazia.

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