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Invitava gli immigrati a fare "una vacanza a Buchenwald" ma per Fugatti quella del "Balota" è solo "una frase inopportuna". Manica: "Giustificazione vergognosa"

Chiesti lumi alla giunta sulle dichiarazioni dell'assessore rivano Luca "Balota" Grazioli, che nel 2014 invitava gli immigrati a farsi "una vacanza a Buchenwald", il consigliere dem Alessio Manica si è sentito rispondere che si tratta solo "di una frase inopportuna", che non dà luogo a "una cultura dell'odio". "E' questa l'idea di democrazia leghista?"

Di Davide Leveghi - 09 marzo 2021 - 12:24

RIVA DEL GARDA. “Ennesima protesta da parte degli Immigrati perché in un albergo 3 stelle, a Isernia, non hanno l'acqua minerale ma solo quella del rubinetto. Le camere con tivù satellitare e aria condizionata non bastano... una vacanza a Buchenwald no???”. Era il settembre 2014 quando l'allora consigliere del Gruppo misto al Consiglio comunale di Riva del Garda Luca Grazioli (detto "Balota") decideva di tirare in ballo uno dei campi di concentramento nazisti più tristemente noti per parlare di immigrazione.

 

Arrivato ad occupare il seggio di assessore alla Sicurezza nella giunta guidata da Cristina Santi, Grazioli “finiva” in un'interrogazione del consigliere provinciale dem Alessio Manica, che nell'ottobre 2020 chiedeva lumi alla giunta se fosse al corrente della vicenda. “La giunta non ritiene che soprassedere a simili comportamenti e dichiarazioni sia una modalità per agevolare la diffusione della cultura dell'odio e dell'intolleranza, soprattutto in una città, Riva del Garda, che ha pagato pesantemente l'occupazione nazista con la strage del 28 giugno 1944?”.

 

 

Al di là del sacrificio di Riva alla causa della liberazione dal nazifascismo, la “connessione” individuata dall'allora fuoriuscito di Fratelli d'Italia, ora assessore in quota Lega Salvini Premier, tra l'immigrazione e un campo di concentramento con oltre 56mila vittime appare insondabile, oltre che estremamente offensiva. Nel campo costruito nei pressi di Weimar, infatti, trovarono la morte in condizioni allucinanti decine di migliaia di prigionieri politici, ebrei, Testimoni di Geova, Rom e Sinti. Qui, tra gli altri, vennero richiusi anche centinaia di Internati militari italiani, soldato del Regio esercito sorpresi l'8 settembre sui diversi fronti della guerra e contrari a proseguirla al fianco dell'ex alleato tedesco.

 

Ciononostante, la giunta – “non a conoscenza delle dichiarazioni rilasciate” - pare non aver intravisto alcun messaggio che agevolasse “la diffusione della cultura dell'odio e dell'intolleranza”. “Non si è a conoscenza delle dichiarazioni rilasciate dal consigliere comunale di Riva del Garda alle quali fa riferimento l'interrogante. Qualora rese, si ritengono in ogni caso fuori luogo – scrive la giunta nella risposta - non si ritiene comunque che una singola dichiarazione, ancorché inopportuna, possa dar luogo alla diffusione di una cultura dell'odio posto che l'impronta della società civile trentina su questi temi è solidamente ancorata ai valori democratici della nostra Costituzione”.

 

 

La risposta, nondimeno, ha causato l'ironia dell'interrogante. “Seppur con i consueti mesi di ritardo, il presidente della Provincia, bontà sua, si è degnato di rispondere finalmente ad un'interrogazione da me presentata ancora nell'ottobre scorso ed avente per oggetto alcune dichiarazioni pubbliche di un consigliere comunale di Riva del Garda che aveva invitato gli immigrati a 'fare una vacanza a Buchenwald' e che oggi ricopre il ruolo di assessore nel medesimo Comune”, scrive in una nota il consigliere Manica.

 

Nella mia ingenuità, m'era parso di cogliere qualche leggera sfumatura d'odio in una simile frase pubblicata sui 'social', ma, leggendo la risposta della giunta provinciale, scopro che, per l'ennesima volta, ciò che a chiunque dotato di un minimo di buon senso può apparire come manifestazione d'odio, in realtà è, 'qualora resa', solo una 'inopportuna' dichiarazione – prosegue – una interpretazione a dir poco straordinaria e di non facile elaborazione. Ecco perché per la risposta del presidente Fugatti di ben sette righe, ci sono voluti alcuni mesi. Studi del linguaggio, ricerche di semiotica e approfondimenti di logica sono stati evidentemente messi in campo ai massimi livelli per arrivare a definire quella disgustosa espressione come 'una singola dichiarazione, ancorché inopportuna'”.

 

“Di fronte a tanta scienza, viene allora spontaneo chiedersi: ma se quella dichiarazione non è una frase d'odio, cos'è? Forse uno slogan turistico o una preoccupazione per il tempo libero degli immigrati? - incalza il consigliere dem Manica – non ho potuto avvalermi degli stessi approfondimenti scientifici che stanno a fondamento della risposta del presidente Fugatti ed è forse per questo che quella frase mi sembra ancora orribile, così come vergognosa mi appare la 'giustificazione' del presidente Fugatti”.

 

E' questa l'idea della democrazia leghista? Una sorta di 'Soluzione finale' per tutti quelli che non rispondono ai criteri 'razziali' di Alberto da Giussano? - conclude – sono certo però che il presidente Fugatti non si offenderà affatto per ciò che dico. D'altronde, si tratta solo di 'una singola dichiarazione, ancorché inopportuna'”.

 

Dopo l'infelice uscita in questione, lo stesso Grazioli era stato più volte al centro delle polemiche. Da ultimo, nel dicembre 2020, vestiti i "panni istituzionali” di assessore comunale di Riva del Garda si era lasciato sfuggire in una sessione online del Consiglio un “meglio cane che tesserato del Pd”, venendo subissato dalle critiche e dalle richieste di dimissione. In quel caso, Grazioli si era scusato e difeso, parlando di “uscita infelice, ingiusta ed esagerata” (QUI l'articolo). 

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