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| 07 ago 2021 | 21:25

Lago di Loppio, con la scoperta di una sorgente idrica si pensa a ripristinare il bacino. Il Patt con il Wwf: ''E' tempo di prevedere un progetto di fattibilità''

Recentemente è stata scoperta una sorgente idrica e le Stelle alpine propongono di ripristinare il bacino. Ma la Pat sembra frenare questa ipotesi progettuale. Cristiano Moiola (consigliere comunale del Patt): "I nostri figli hanno il diritto di ricevere in eredità un territorio unico e speciale"

Lago di Loppio, con la scoperta di una sorgente idrica si pensa a ripristinare il bacino

MORI. "Siamo chiamati come comunità a un impegno comune, cioè di ripristinare quello che un tempo era il lago di Loppio". Questo il commento di Cristiano Moiola, consigliere comunale di Mori in quota Patt che da tempo si batte per ripristinare il bacino e firmatario di diverse mozioni in questo senso. "Non dobbiamo smettere di crederci: sono anni che se ne parla e non possiamo certamente arrenderci proprio ora".

 

Il lago di Loppio è stato prosciugato alla fine degli anni '50 per consentire la realizzazione della galleria Adige-Garda. Il lago fu svuotato utilizzando i pozzi dei sondaggi e le gallerie di drenaggio e le mine usate nei lavori distrussero gran parte della roccia che impermeabilizzava il fondo, generando infiltrazioni che continuano a portare acqua fuori dal suo alveo naturale.

 

 

Il ripristino e la valorizzazione del lago di Loppio è stato inoltre centrale in due mozioni comunali, mentre a inizio aprile di quest'anno i consiglieri provinciali del Patt, Paola Demagri, Michele Dallapiccola e Lorenzo Ossanna, avevano presentato un'interrogazione provinciale sull'argomento a seguito della scoperta di una sorgente idrica emersa durante i lavori della galleria Vallagarina-Alto Garda (Qui articolo).

 

 

E l'ipotesi delineata dalle Stelle alpine era stata condivisa anche da Aaron Iemma, presidente del Wwf del Trentino: "A prescindere dalle discussioni politiche, questa mi sembra un'ottima idea. Prima dei lavori per la galleria Adige-Garda il lago di Loppio era uno dei biotopi più interessanti forse dell'intero arco alpino, con delle caratteristiche che lo rendevano assolutamente unico. A prescindere dalla possibilità di utilizzare l'acqua della fonte (di cui bisogna in primo luogo verificare la potabilità), bisognerebbe in ogni caso promuovere uno studio ben fatto per puntare al suo ripristino".

 

Nel frattempo è arrivata la risposta della Pat. "Al fine di elaborare una nuova strategia progettuale finalizzata al ripristino dell'ecosistema del lago - si legge - il servizio Opere idrauliche commissionò al geologo Lorenzo Cadrobbi uno studio geologico e idrogeologico dell'area del bacino idrografico. Sulla base dell'interpretazione idrogeologica del sistema di Loppio, è stato elaborato un progetto suddiviso in due fasi".

 

 

La prima fase, dopo aver scartato altre possibili ipotesi (quale, ad esempio, il pompaggio dal canale di drenaggio della galleria Adige-Garda), ha previsto la captazione e il monitoraggio dell'acqua, originariamente attraverso una galleria drenante, successivamente sostituita con 5 spilloni di diversa lunghezza spinti fino a intercettare i sistemi di interconnessione carsica sotto i Dossi della Barchessa del Baldo. Questo intervento, eseguito dal servizio Bacini montani, si è concluso nel 2013 e attualmente il servizio geologico sta monitorando gli effetti.

 

Poi la seconda fase: da perfezionarsi dopo un periodo di sperimentazioni e monitoraggi, riferita ai lavori di valorizzazione dell'area umida dal punto di vista naturalistico e turistico, nonché al trattenimento dell'acqua emunta all'interno del sedime del lago, compete dal servizio Sviluppo sostenibile e aree protette, in quanto il lago di Loppio è biotopo provinciale e sito di interesse comunitario: ci sono pressanti vincoli ambientali e "in nessun caso si potrà ottenere l'estensione storica".

 

La Provincia prende tempo. "L'efficacia e la fattibilità di eventuali opere di impermeabilizzazione del bacino lacustre potranno essere valutate nell'ambito della seconda fase progettuale, per ora ritenuta ancora prematura visto il periodo breve di monitoraggio", scrive il presidente Maurizio Fugatti, che aggiunge: "Una volta terminato lo scavo e conosciuta la portata stabilizzata della venuta in galleria si potrà definire il suo utilizzo a fini idrici o irrigui, ma anche l'eventuale conferimento nel bacino del lago, tenendo conto che permane un dislivello significativo tra la quota della sorgente in galleria e il pelo libero del lago".

 

La richiesta del consigliere comunale è quella di progettare il ripristino del lago. "Lo dobbiamo ai nostri padri e e ai nostri nonni che un tempo nuotavano in tale bacino lacustre e se lo sono visti strappare a causa dell'opera dell'uomo, così come anche ai nostri figli i quali hanno il diritto di ricevere in eredità un territorio unico e speciale. Facciamo appello alla sensibilità del presidente Fugatti, il quale conosce molto bene tale luogo e avrebbe la possibilità di realizzare davvero una delle opere più importanti della storia del Trentino. Ritorniamo a guardare al ripristino e alla salvaguardia delle risorse naturali che ci offre l'ambiente in cui viviamo: la vera ricchezza dalla quale costruire il nostro futuro", conclude Moiola.

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