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L’assessore leghista ricorda “il massacro delle foibe” ma è una “fake”: nella foto ci sono dei civili slavi fucilati per rappresaglia dai soldati dell’esercito italiano nel 1942

Il leghista Bessone pubblica una foto storica trasformandola in una “fake storica”: il plotone d’esecuzione formato da soldati italiani ma nella narrazione dell’assessore le parti si invertono e i civili slavi diventano “vittime delle foibe”. L’Osservatorio contro i fascismi: “Questo ennesimo uso improprio della fotografia ci conferma quanto sia superficiale e strumentale il ‘ricordo’ con cui tanti personaggi pubblici si riempiono la bocca nelle ricorrenze ufficiali”

Di Tiziano Grottolo - 11 febbraio 2021 - 20:41

BOLZANO. È il 31 luglio 1942, nel villaggio di Dane a sudest di Lubiana cinque persone stanno per essere fucilate. Sono girate di schiena, dietro di loro un plotone d’esecuzione formato da soldati dell’esercito italiano. Qualcuno trova pure il tempo di scattare una foto. Parte una scarica e i cinque ostaggi vengono ammazzati. Passano gli anni, 10 febbraio 2021 l’assessore leghista all’edilizia pubblica e patrimonio della Provincia di Bolzano, Massimo Bessone, pubblica la stessa foto accompagnandola con la didascalia: “Giorno del ricordo del massacro delle foibe. Un pensiero a tutte le vittime di questa triste pagina di storia, affinché anche questa tragedia sia da monito per il futuro” (Dopo la pubblicazione dell’articolo la foto è stata rimossa).

 

Ad accorgersene è stato l’Osservatorio contro i fascismi del Trentino-Alto Adige che punta il dito: “Come ogni anno ci risiamo, il ‘giorno del ricordo’ diventa l’occasione per spacciare come prova delle violenze commesse dall’Esercito popolare di Liberazione Jugoslavo quelle foto che in realtà dimostrano le atrocità del Regio Esercito Italiano durante l’occupazione della Jugoslavia”. Questa vicenda effettivamente riassume perfettamente la strumentalizzazione politica che ruota attorno a questa giornata, le vittime diventano i carnefici e viceversa. I cinque civili sloveni diventano “vittime italiane” mentre i soldati del Regio esercito si trasformano in partigiani titini.

“Da chi come Bessone ha svolto il servizio militare – incalzano gli attivisti – ci si aspetterebbe che sia capace di porsi una semplice domanda ‘ma i partigiani Jugoslavi gli elmetti come se li sono fatti? Nelle grotte?’. Anzi basterebbe un minimo di conoscenza delle divise ed equipaggiamento utilizzati nella Seconda guerra mondiale per accorgersi che i soldati nella foto indossano l’elmetto usato dal Regio Esercito Italiano. È proprio vero che non ci sono più i ‘patrioti’ di una volta”.

 

Questa stessa foto è stata mal-utilizzata in diverse occasioni e non è la prima volta che viene spacciata come la prova della violenze partigiane. A incappare nell’errore anche Bruno Vespa durante una puntata di Porta a Porta. “Questo ennesimo uso improprio della fotografia – prosegue l’Osservatorio contro i fascismi – ci conferma quanto sia superficiale e strumentale il ‘ricordo’ con cui tanti personaggi pubblici si riempiono la bocca nelle ricorrenze ufficiali. Ad essere superficiale e strumentale del resto è tutta una narrazione che rimuove le violenze nazifasciste in Alto Adriatico e in Jugoslavia, dimenticando per esempio gli internati morti di malattie e stenti nel lager italiano di Arbe, gli ebrei e i resistenti assassinati e bruciati nella Risiera di San Sabba a Trieste o i 269 abitanti del villaggio di Lipa, bruciati vivi dai nazifascisti nella scuola in cui erano stati rinchiusi. Da parte nostra sentiamo il dovere di dire che vanno ricordate allo stesso modo tutte le vittime civili dei conflitti in Alto Adriatico, senza distinzione alcuna su base nazionale”.

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