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Offese per la maglietta rosa, Poggio: “Dalla Lega linguaggio e insulti sessisti, alla fine la toppa è stata peggiore del buco”

Il leghista Denis Paoli ha attaccato una consigliera di minoranza “colpevole”, secondo lui, di indossare un abbigliamento poco affine con il galateo dell’Aula. Poggio: “Mai sarei arrivata a pensare che una maglietta rosa indossata da una rappresentante politica avrebbe potuto divenire oggetto di reprimenda all’interno di un’aula consigliare”

Di Tiziano Grottolo - 27 giugno 2021 - 13:14

TRENTO. Non si placano le polemiche dopo le dichiarazione del consigliere leghista Denis Paoli (costate un nuovo posticipo nella staffetta Kompatscher-Fugatti) che in aula ha offeso un’esponente di minoranza apostrofandola con un “Qui non facciamo un pigiama party, quindi anche lei si vesta in maniera un po’ più seria per questo Consiglio regionale. Il pigiama party lo faccia a casa sua”. Agli occhi del consigliere leghista, Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit), si è resa “colpevole” di aver indossato una maglietta manica corta rosa.

 

Sulla vicenda è intervenuta anche Barbara Poggio (QUI la posizione della Lega) prorettrice alle politiche di equità e diversità dell’Università di Trento che spiega: “Mai sarei arrivata a pensare che una maglietta rosa indossata da una rappresentante politica avrebbe potuto divenire oggetto di reprimenda all’interno di un’aula consigliare, generando una dinamica capace di bloccare la staffetta alla presidenza regionale. Invece, in questo territorio, in cui ormai non ci facciamo mancare più niente, è accaduto anche questo”.

 

Come nota la stessa prorettrice è poi alquanto curioso che il commento sull’inappropriatezza dell’abbigliamento arrivi dall’esponente di un partito che negli ultimi decenni ha sferrato violenti attacchi al “galateo istituzionale” della politica parlamentare. Dalle canottiere di Bossi, alle camicie verdi, alle felpe e le t-shirt di Salvini, fino ai gesti più eclatanti come quando nel 1993, in piena Tangentopoli, Luca Leoni Orsenigo sventolò un cappio in Parlamento, o più di recente quando Angelo Ciocca “calpestò” con una scarpa in mano gli appunti del commissario per gli affari economici europei Pierre Moscovici. Questo per non parlare degli elmi con le corna e delle magliette indossate in aula con i vari slogan. Insomma per usare le parole di Poggio tutto ciò rappresenta “il più forte attacco agli standard di decoro che fino al loro arrivo caratterizzavano i rappresentanti della politica”.

 

“Curioso anche – incalza sempre la prorettrice – che la critica arrivi dal partito che negli ultimi anni si è maggiormente contraddistinto per linguaggio e insulti sessisti”. Tra questi si ricorda l’epiteto “troie”, pronunciato dal leghista Alessandro Savoi, verso due ex-colleghe di partito passate dalla Lega a Fratelli d’Italia. “È davvero più grave indossare una maglietta rosa che usare espressioni violente e sessiste all’interno di un contesto istituzionale? – si chiede Poggio, che poi prosegue – permettetemi di dubitarne. Più probabile che si sia cercato, in modo poco accorto, di cancellare una inadeguatezza istituzionale, con un tocco di colore, ma alla fine la toppa (rosa) è stata peggiore del buco”.

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