Profughi afgani in Trentino, l’odio sui social investe anche Fugatti e la Lega: “Portateli a casa tua, ti stai giocando la poltrona”
Dopo anni di “portateli a casa vostra” e “basta immigrati”, alla notizia che una novantina di profughi afgani saranno ospitati in Trentino in attesa di essere ridistribuiti sul territorio nazionale, l’odio via social investe anche la stessa Lega. Ora però, Fugatti dovrà fare i conti con il fatto di aver smantellato il sistema di accoglienza trentino

TRENTO. Difficile immaginare un risultato diverso. Dopo anni di propaganda anti-immigrati dove le Ong che salvano vite sono diventate “taxi del mare” e chi scappa dalla guerra “un turista da mantenere” ora si raccolgono i frutti di tanto impegno. Lo ha imparato a sue spese il presidente della Provincia di Trento, il leghista Maurizio Fugatti, che a poche ore dall’annuncio circa l’arrivo sul territorio provinciale di una novantina di profughi afgani è stato subissato di critiche dalla sua stessa base elettorale.
Questo il tenore di alcuni commenti comparsi sulla pagina Facebook ufficiale del presidente della Provincia: “Portateli a casa tua”, “Non ci siamo caro Fugatti, ti stai giocando la poltrona”, “Poi il lavoro lo da lei vero pure la casa non ci sono parole”, “Il piano dei terroristi era fin da subito mischiarsi alle persone che fuggono dalla guerra per distribuirsi in tutto il mondo, e vedo ci stanno riuscendo”. E ancora: “Ma è possibile che c'è posto per tutti e noi miseria nera. Fate schifo”, “Bravi dategli anca la paga a fine mese”, “Per me italiana cosa stai facendo? Nulla. Mi dispiace tantissimo aver dato il mio voto a persone che a mio parere reputavo l’élite. Mi farò furba alle prossime elezioni”.

D’altra parte lo stesso Fugatti intervenendo sul tema dei profughi afgani, il giorno prima affermava: “Ci sarà un piano europeo, soprattutto per quanto riguarda donne e bambini, non che arrivino in Italia e in Trentino tutti i profughi dell’Afghanistan magari con qualche terrorista in mezzo”. Su Facebook il presidente ha provato a giocarsi la carta della retorica da “famiglia tradizionale”, spiegando che a Riva del Garda arriveranno “per lo più nuclei familiari” e che la maggior parte di loro si fermeranno solo per il periodo di quarantena “al termine del quale saranno seguiti dal Ministero dell’interno per tutte le procedure connesse all’accoglienza per l’asilo politico e per stabilire le future destinazioni”. Niente, dopo anni di propaganda molte persone non si fidano più nemmeno dei leader che avevano votato dietro alla promessa di “chiudere i porti”. Porti che peraltro fino a poche settimane fa si volevano chiusi anche per gli afgani, basti pensare che tra il 2015 e il 2016 il numero degli afgani rimpatriati dagli stati europei era quasi triplicato.
L’odio prevale su tutto e non si ferma nemmeno di fronte alle terribili immagini che arrivano dall’Afghanistan, con le madri che consegnano i figli a dei soldati sconosciuti nella speranza di metterli in salvo dai talebani. A proposito, uno dei cosiddetti “falling men”, precipitati nel disperato tentativo di fuggire dal Paese aggrappati a un aereo militare statunitense si chiamava Zaki Anwari. Aveva solo 19 anni, era una promessa del calcio afgano, già convocato nelle nazionali giovanili.
Non è chiaro quanti dei profughi che arriveranno alla base logistica di Riva del Garda poi saranno assegnati al Trentino ma il clima che si sta creando non è dei migliori. Nel corso degli ultimi anni, di pari passo con la propaganda “anti-immigrazione”, la Giunta Fugatti ha smantellato il sistema di accoglienza diffusa (salvo poi effettuare una parziale marcia indietro) tanto che con la recente ripresa degli sbarchi il presidente della Pat si diceva preoccupato. Eppure se ora la Provincia di Trento si trova impreparata gran parte dei “meriti” vanno attribuiti a chi dal 2018 non ha fatto altro che minare le fondamenta di un sistema che, seppur migliorabile, aveva dimostrato di poter funzionare.














