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Residenza Fersina, c’è l’accordo per la chiusura: si torna all’accoglienza diffusa. Astalli: “Ripristinato un processo virtuoso per un lavoro di integrazione più mirato”

Firmato l’accordo fra Pat, sindacati, Croce Rossa e gli enti dell’accoglienza, la residenza Fersina verso la chiusura entro settembre. Canestrini di Astalli: “Le grandi strutture sono un modello che va abbandonato perché non portano inclusione e integrazione”

Di Tiziano Grottolo - 01 luglio 2021 - 06:01

TRENTO. È passato quasi un anno da quando la Giunta leghista, tramite una delibera, aveva annunciato la volontà di chiudere la residenza Fersina, all’intero della quale potevano essere ospitati fino a 250 richiedenti asilo. Un processo lungo, in certi casi drammatico, come a dicembre 2020, quando nel bel mezzo di un’imponente nevicata 13 persone vennero espulse e sbattute in mezzo alla strada. Non sono mancate nemmeno le battute d’arresto come denunciarono i religiosi dell’accoglienza che tuonarono contro la Giunta per gli “impegni disattesi senza preavviso”.

 

Nella serata di ieri, 30 giugno, è finalmente arrivata la fumata bianca che dovrebbe mettere la parola fine a un modello di accoglienza sbagliato e dispendioso. Una modello fortemente voluto dalla giunta Fugatti che decise di smantellare la ridistribuzione diffusa per accentrare i richiedenti asilo nelle grandi strutture del capoluogo, fra cui la più rappresentativa per dimensioni e nome è proprio la residenza Fersina. Provincia, sindacati, Croce Rossa (che attualmente gestisce la struttura) e gli enti che operano all’interno del progetto “Una comunità Intera” (Arcidiocesi di Trento, Centro Astalli, Fondazione Comunità solidale, Atas Onlus, Casa Padre Angelo, Villaggio del fanciullo e Villa Sant’Ignazio) hanno sottoscritto un accordo che prevede di ripristinare i trasferimenti dalla prima alla seconda accoglienza.

 

“Con l’accordo è stato raggiunto un importante obiettivo – commenta Stefano Canestrini, coordinatore del Centro Astalli Trento – le circa 140 persone attualmente ospitate alla residenza Fersina saranno assegnate ad altri progetti di accoglienza già attivi sul territorio”. In altre parole i migranti saranno gradualmente trasferiti verso progetti di accoglienza diffusa che già esistono, anche se non ne saranno attivati di nuovi. Un processo che era stato interrotto a inizio anno quando erano ripresi gli arrivi e perché non si era riusciti a trovare la quadra per la firma del complesso accordo.

 

Per gli enti dell’accoglienza si tratta di una vittoria: “Ora possiamo tornare a ragionare su un modello di accoglienza diffusa – prosegue Canestrini – basato sui piccoli numeri e non sulle grandi strutture. Significa puntare su un’accoglienza e su luoghi più confacenti per le persone”. Senza la disponibilità degli enti per la Giunta sarebbe stato impossibile chiudere la residenza Fersina, invece grazie alle realtà dell’accoglienza è stata trovata una soluzione: “I grandi centri di accoglienza sono un modello che va abbandonato perché non porta inclusione e integrazione”.

 

Con l’accordo sono stai salvaguardati anche i livelli occupazionali, quattro persone che attualmente lavorano per la Croce Rossa all’interno della struttura (che continuerà a gestire la residenza Fersina) saranno assunte da Astalli e Atas, le altre rimarranno a lavorare nel progetto che avrebbe dovuto concludersi a settembre.

 

È proprio per la fine dell’estate che la residenza Ferisina dovrebbe chiudere i battenti, entro settembre tutti i richiedenti asilo dovrebbero essere trasferiti verso l’accoglienza diffusa. “Per noi è un passo verso la chiusura definitiva della struttura – conclude Canestrini – ma eventuali nuovi arrivi o l’evoluzione dei fenomeni migratori non ci permettono di parlare in termini perentori. Quello che possiamo dire però è che con questo accordo è stato ripristinato un processo virtuoso in favore dell’accoglienza diffusa che permette un lavoro di integrazione più mirato”.

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