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| 03 mar 2022 | 09:24

Fugatti ha smantellato il sistema d’accoglienza trentino ma ora deve affrontare l’emergenza dei profughi ucraini. Zanella: “Una scelta miope”

La scorsa estate Fugatti rivendicava di aver “ridotto per scelta politica” le risorse spese per l’integrazione e corsi di lingua: oggi l’emergenza dei profughi ucraini rischia di trovare il sistema impreparato. Zanella: “La Provincia già dal 2019 ha disinvestito e depotenziato Cinformi e smantellato progressivamente il sistema di accoglienza diffusa, una scelta miope”

di Redazione

TRENTO. “Quando siamo entrati in carica c’era un sistema di accoglienza molto forte con risorse spese per l’integrazione e corsi di lingua, noi lo abbiamo molto ridotto per scelta politica”. Così il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti aveva risposto a una delle domande di Mario Giordano arrivato a Pinzolo la scorsa estate per l’ormai tradizionale appuntamento con il leader leghista Matteo Salvini. Certo però l’aver smantellato il sistema di accoglienza trentino ha un prezzo da pagare, cioè l’impreparazione di fronte alle emergenze come quella che si sta vivendo in Ucraina.

 

“L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin sta determinando lo sfollamento di oltre mezzo milione di persone verso i Paesi dell’Unione Europea – osserva il consigliere di Futura Paolo Zanella – in Italia e in Trentino hanno iniziato ad arrivare soprattutto donne con bambini”. Anche da Trento sono partiti speciali pullman per recuperare i profughi al confine e portarli al sicuro.

 

“Parte di queste persone – prosegue il consigliere provinciale – stanno trovando ospitalità da parenti e amici, ma tante altre necessitano e necessiteranno sempre più di strutture gestite dal sistema di accoglienza”. Nel frattempo i Comuni si sono attivati mettendo a disposizione alcune strutture e facendo da tramite con i privati che si stanno rendendo disponibili. Il coordinamento è ora stato preso in mano da Cinformi, che farà regia tra i diversi attori del sistema di accoglienza.

 

“La Provincia – in maniera del tutto miope, sottolinea Zanella – già dal 2019 ha disinvestito e depotenziato Cinformi e smantellato progressivamente il sistema di accoglienza diffusa, anche approfittando di un calo dei flussi migratori. Anche sulle azioni di integrazione, per le quali la nostra Provincia era vista come modello di riferimento, le risorse sono state tagliate”. Emblematico il caso dei profughi afgani giunti in Italia dopo il ritorno al potere dei talebani. “Erano un centinaio ma nessuno è rimasto sul nostro territorio. La mozione votata all’unanimità dal Consiglio provinciale per l’apertura di corridoi umanitari per i profughi afghani, rimane disattesa”. È alla luce di queste considerazioni che il consigliere di Futura, in relazione all’emergenza dei profughi ucraini, chiede se la Provincia intenda rafforzare la struttura di Cinformi e aumentare i posti dedicati all’accoglienza di chi scappa dalla guerra.

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