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Residenza Fersina, Ferrari: ''Situazione assurda e sanitariamente inopportuna. Prima volta nella storia del Trentino che gli enti religiosi si lamentano così''

Sette enti religiosi hanno scritto alla Provincia per "uscire da un sofferto silenzio" per accordi disattesi da parte di piazza Dante. L'ex assessora Sara Ferrari: "Ci sono 120 persone obbligate a vivere insieme ai tempi di Covid. Questo per altri 6 mesi mentre 45 posti rimangono vuoti sul territorio; due delibere che prevedono lo svuotamento della struttura, disattese; tre lettere senza risposta, nessun incontro"

Di Luca Andreazza - 21 marzo 2021 - 16:22

TRENTO. "Non era mai successo prima: cinque ordini religiosi e due istituzioni hanno deciso di uscire da un sofferto silenzio per rendere pubblico il proprio sconcerto". Così l'ex assessora Sara Ferrari che riprende la lettera firmata da Fondazione sant’Ignazio e dall'Opera dei Gesuiti, assieme a diversi ordini religiosi trentini, tra cui Gesuiti, Dehoniani, Comboniani, Cappuccini e le suore Canossiane. "Ci sono 120 persone obbligate a vivere insieme ai tempi di Covid. Questo per altri 6 mesi mentre 45 posti rimangono vuoti sul territorio; due delibere che prevedono lo svuotamento della struttura, disattese; tre lettere senza risposta, nessun incontro".

 

Queste realtà, che da tempo hanno aperto le porte dei loro conventi e delle loro comunità per accogliere, accompagnare e difendere uomini e donne, famiglie intere con bambini costrette dalle guerre e dalle carestie a fuggire dai loro paesi e approdare nel nostro territorio, si sono sfogate per accordi disattesi da parte della Pat (Qui articolo).

 

A oggi all’interno della residenza Fersina sono ospitate circa 120 persone, per le quali, ricordano Fondazione sant’Ignazio e l’Opera dei Gesuiti, era stato previsto e concordato da mesi, "dopo una serie di confronti fra la Provincia e gli enti dell’accoglienza, tra i quali anche la Diocesi di Trento”, l’avvio dei primi trasferimenti in vista di una continua e graduale fuoriuscita dei migranti verso alloggi già in gran parte approntati. "Questa soluzione stava permettendo non solo di ridurre il rischio di contagio e le conseguenti difficoltà di gestione della convivenza in struttura, ma anche di avviare finalmente percorsi individualizzati di integrazione a tutela dei diritti dei migranti e della comunità che li accoglie".

 

"La decisione della Provincia -  commenta Ferrari - di mantenere una concentrazione di persone migranti all’interno della residenza di prima accoglienza Fersina, in un periodo così delicato come l’attuale per via delle restrizioni Covid e pur in presenza di una previsione di trasferimento progressivo, come concordato e deliberato da tempo, verso l’accoglienza diffusa è crudele e poco opportuna dal punto di vista sanitario. E' urgente che Fugatti intervenga per rispondere alle richieste di incontro per pianificare in modo più opportuno la gestione della situazione".

 

La consigliera del Partito democratico ripercorre le tappe di questo stallo. A settembre la Provincia di Trento ha scritto agli enti dell’accoglienza per chiedere di prepararsi a ospitare in tre momenti successivi, nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio, progressivamente tutti i migranti ospitati nella residenza di prima accoglienza per trasferirli negli appartamenti sul territorio (delibera del 29 settembre confermata da delibera del 22 dicembre). Poi più nessun contatto e nessuna informazione tra Pat e i vari enti.

 

Il 24 febbraio è stato siglato un protocollo tra l’ente gestore della residenza Fersina, la Croce rossa e la Provincia che impone, contrariamente a quanto previsto, la permanenza di tutti i migranti insieme all’interno della struttura di via Al Desert, fino al settembre prossimo.

 

"La crescita delle presenze all’interno della grande struttura - dice Ferrari - avvenuta nei mesi invernali sicuramente ha cambiato i calcoli che erano stati fatti nella prima organizzazione. Questo però avrebbe dovuto portare a un momento di pianificazione congiunta, per riprogettare quanto prima immaginato. Invece non c'è stato alcun momento di incontro e condivisione di un disegno programmatorio tra i soggetti della filiera dell’accoglienza e l’istituzione provinciale per la gestione dell’uscita graduale".

 

Già il giorno successivo alla sigla del protocollo e poi altre due volte in marzo, gli enti che avevano nel frattempo organizzato i posti per ricevere i fuoriusciti avrebbero scritto al presidente Maurizio Fugatti e al dirigente Giancarlo Ruscitti, per chiedere un appuntamento, ma ancora non hanno ricevuto risposta.

 

"Ora - conclude Ferrari - sette realtà religiose, per la prima volta nella storia del Trentino, scrivono al presidente della Provincia per segnalare una situazione assurda, crudele e sanitariamente inopportuna in quanto obbliga i 120 migranti a restare tutti insieme nella residenza Fersina, quando ci sono almeno una cinquantina di posti liberi nell’accoglienza diffusa. Appare evidente l’esigenza di convocare un tavolo di concertazione, per far funzionare meglio e in maniera coordinata una filiera, che tra strutture di prima accoglienza e accoglienza diffusa, gestisca l’uscita graduale di queste persone da un luogo di eccessiva concentrazione verso strutture diffuse a bassissima o nulla concentrazione, che avviano anche i percorsi di inserimento sociale e lavorativo".

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