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| 18 dic 2021 | 05:01

Accoglienza, la Provincia scarica la Croce Rossa che replica: “Condizioni insostenibili, così non può essere garantita la dignità degli ospiti”

Dopo anni di collaborazione Croce Rossa e Provincia non trovano un accordo sull’accoglienza. Monti (Cri): “La decisione di affidare ad altri la gestione delle strutture è di Ruscitti ma abbiamo diffidato il Dipartimento Salute, noi eravamo disponibili a proseguire”. Per ora l’unica cosa certa è che il mandato termina il 31 dicembre, tutto il resto è un’incognita che pesa sul futuro di oltre 250 persone

di Tiziano Grottolo

TRENTO. È un vero e proprio salto nel vuoto quello che la Provincia di Trento si appresta a fare sul fronte dell’accoglienza. Dopo anni infatti sembrerebbe essere arrivata al capolinea la collaborazione con la Croce Rossa italiana. “Semplicemente non abbiamo trovato un’intesa con il Dipartimento Salute”, afferma Carlo Monti, direttore del Comitato regionale della Croce Rossa del Trentino-Alto Adige. “Le condizioni che ci hanno proposto non erano sostenibili né per noi, né per le persone ospitate”.

 

Nei giorni scorsi la Provincia ha chiesto alla Croce Rossa di continuare a gestire la residenza Fersina ma proponendo delle condizioni peggiorative rispetto alle condizioni attuali. Eppure questa rappresenta una retromarcia non da poco per la Giunta provinciale che nei mesi scorsi aveva lasciato intendere che la struttura di via al Desert sarebbe andata verso una progressiva chiusura.

 

Noi sapevamo che la Fersina doveva essere chiusa il 31 dicembre – sottolinea Monti – tant’è vero che verso l’inizio di ottobre la struttura si stava svuotando. Poi però sono continuati ad arrivare ospiti e al momento si nuovamente riempita”. Attualmente sarebbero 75 i migranti accolti a cui se ne dovrebbero aggiungere un’altra ventina nei prossimi giorni. Di fatto le proiezioni sui flussi migratori sono state smentite dagli eventi (fra cui la presa di potere da parte dei talebani in Afghanistan) che stanno portando a un aumento del fenomeno della migrazione. Se è vero che la Provincia non poteva prevedere l’aumento dei flussi migratori (tenendo a mente che la Lega fa parte della maggioranza che a Roma sostiene l’attuale presidente del Consiglio Mario Draghi) era stato proprio il presidente della Pat Maurizio Fugatti a vantarsi di aver smantellato l’accoglienza trentina. “C’era un sistema molto forte, con risorse spese per l’integrazione, noi lo abbiamo molto ridotto per scelta politica”, rivendicava Fugatti durante un’intervista con Mario Giordano a Pinzolo. Ora queste scelte poco lungimiranti presentano il conto al Trentino.

 

Non solo, perché a questo punto bisognerebbe capire quanto il mancato accordo con la Croce Rossa sia legato a una scelta politica. Come evidenzia lo stesso Monti la Provincia avrebbe già provveduto a trovare un altro ente gestore. Queste almeno le indicazioni che trapelano dagli ambienti del Dipartimento alla Salute che fa rifermento al dirigente Giancarlo Ruscitti e all’assessora Stefania Segnana. “La decisione di affidare ad altri la gestione delle strutture è di Ruscitti, non nostra – sottolinea Monti – anzi, noi abbiamo diffidato il Dipartimento Salute a utilizzare il fatto che la Croce Rossa non abbia dato la disponibilità per proseguire. Da parte nostra la disponibilità c’era ma non ci sono le condizioni per garantire una dignitosa accoglienza degli ospiti”. Da quanto emergerebbe per il nuovo affidamento si parla di un periodo di circa 14 mesi, quando in realtà, a luglio, si ipotizzava la chiusura della residenza Fersina per la fine dell’anno.

 

Noi cercavamo un dialogo che però non c’è stato”, ribadisce il direttore del Comitato regionale della Croce Rossa. Come già anticipato però, la questione non riguarda solo la struttura di via al Desert perché in ballo c’è la gestione anche delle residenze Brennero e Adige e di tutti gli altri servizi attualmente gestiti dalla Croce Rossa. Complessivamente si tratta di oltre 250 persone da ospitare. A questi si sommano gli appartamenti del progetto Uci, dove si contano altri 250 ospiti, che proseguirà per conto suo. “Il Dipartimento Salute ha deciso di affidarli a un altro interlocutore ma non sappiamo a chi né con quale procedura di gara”.

 

Attenzione, quella dell’affidamento non è una questione di lana caprina perché l’affidamento diretto può essere fatto in casi eccezionali, di fronte a un’emergenza o un’urgenza impellente, oppure con il coinvolgimento di enti del calibro della Croce Rossa. Ma in questo momento l’emergenza esiste?

 

Di certo è difficile individuare un corrispettivo della Croce Rossa che in Trentino vanta un’organizzazione estremamente efficiente e capillare. “In questi anni abbiamo ricevuto elogi dal Commissariato del Governo a ogni visita, evidentemente Ruscitti ha altre intenzioni. Non c’è stato un confronto, avevamo chiesto di verificare solo gli elementi oggettivi, ma non è stato possibile. Oggi sappiamo soltanto che per la fine dell’anno noi usciremo e qualcunaltro subentrerà con delle condizioni che per noi non sono sostenibili. Ripeto – conclude Monti – noi siamo disponibili a continuare i servizi che tutti ci elogiano ma senza fallire. Mi auguro che a nessuno venga in mente di utilizzare la Croce Rossa per un affidamento diretto in urgenza perché per noi l’urgenza non c’è, ci saremmo aspettati un dialogo che invece è mancato”.

 

Nel frattempo Il Dolomiti ha provato a chiedere delucidazioni al Dipartimento Salute, in particolare al dirigente Giancarlo Ruscitti, ma come avvenuto in altre occasioni non è stato possibile mettersi in contatto con qualcuno. Per il momento dunque l’unica cosa certa è che il mandato della Croce Rossa termina il 31 dicembre, tutto il resto è un’incognita che pesa sul futuro di oltre 250 persone.

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