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| 27 dic 2022 | 16:23

Ennesima condanna per la Pat leghista: la direttrice del Sistema bibliotecario deve ritornare al suo posto. Zeni: ''La politica non può piegare l'amministrazione come vuole''

Il Giudice del lavoro ha condannato la Provincia a reinserire nel suo ruolo la dirigente del sistema bibliotecario trentino. L'ex assessore Luca Zeni: "Le continue forzature della Giunta Fugatti creano un danno al sistema in termini di fiducia e credibilità, ma anche di costi di causa per l’amministrazione. E' il caso di smettere con le decisioni senza motivazioni legittime"

Ennesima condanna per la Pat leghista: la direttrice del Sistema bibliotecario deve ritornare al suo posto

TRENTO. "La Provincia a trazione leghista sarà ricordata per le numerose condanne subite in materia del lavoro in cause promosse da dirigenti e direttori per irregolarità, o peggio, di vario tipo". Queste le parole di Luca Zeni (Partito democratico). "Mi chiedo se il presidente Fugatti sia consapevole che il rapporto tra politica e amministrazione, all'interno le istituzioni pubbliche nel nostro ordinamento, si basano su principi di diritto che non possono essere piegati alla mera discrezionalità della componente politica".

 

Questa volta la Pat è stata condannata a riassegnare al suo ruolo la direttrice del Servizio bibliotecario trentino. Spostata nel 2021 in maniera illegittima, secondo il tribunale, piazza Dante "ha creato una carenza che ha poi giustificato la nomina di un funzionario livello D come sostituto direttore".

 

Dopo la vicenda del dirigente del Servizio di polizia amministrativa ("Oggetto - dice Zeni - di vere e proprie vessazioni") e del dirigente dell’avvocatura della Provincia ("Nominato in maniera illegittima - aggiunge il consigliere provinciale in quota Partito democratico - ma ancora al suo posto nonostante la sconfitta della Pat anche in appello"), arriva un altro colpo alla Pat.

 

L'iter è giunto a conclusione in questi giorni e riguarda la direttrice dell'Ufficio sistema bibliotecario trentino. La sentenza del giudice del lavoro del 20 dicembre scorso condanna la Provincia a riassegnare alla vecchia direttrice il suo incarico, così come a pagare le spese (6 mila euro più accessori).

 

"Il caso è piuttosto semplice nella sua gravità - prosegue Zeni - la Giunta provinciale il 12 agosto 2019 ha rinnovato alla direttrice l’incarico in via provvisoria; il 19 febbraio 2021 la Giunta ha rinnovato per 5 anni l’incarico alla direttrice dell’Ufficio sistema bibliotecario trentino a decorrere retroattivamente".

 

Ma meno di 3 mesi dopo, il 3 maggio 2021, la Giunta cambia idea e sposta la direttrice, "Infirmandola - evidenzia Zeni - il giorno prima", all’Ufficio di supporto per gli adempimenti in materia di anticorruzione e controlli interni del Servizio elettorale, anticorruzione e controlli. "La motivazione? E' pressoché assente: mancava il direttore al Servizio elettorale e serviva qualcuno che fosse subito in grado di dare un supporto, in vista delle scadenze elettorali".

 

Il giudice chiarisce che si è scelta una persona totalmente priva di ogni competenza specifica, la quale ha passato i primi mesi dell’incarico a formarsi, senza poter fornire un supporto. E in compenso si è creata una situazione di carenza nell’Ufficio sistema bibliotecario trentino, proprio a causa della decisione di spostare la direttrice. A quel punto la Giunta ha nominato, il 9 luglio 2021, un funzionario livello D come sostituto direttore.

 

Una nomina quest'ultima, centrale in un'interrogazione di Alessio Manica. Il consigliere provinciale del Partito democratico aveva chiesto di fare chiarezza sull'indicazione di Samuela Caliari alla guida dell'Ufficio per il sistema bibliotecario del Trentino perché "evidenzierebbe - spiega - una palese violazione del principio di divisione tra nomine politiche e nomine tecniche" in quanto la dirigente era stata candidata tra le fila della Civica Trentina, forza politica della coalizione di destra poi diventata in piazza Dante La Civica.

 

"Il giudice del lavoro è molto chiaro nel rilevare la mancanza di motivazione di carattere funzionale e organizzativo della decisione della Giunta, oltre che l’omessa considerazione delle specifiche professionalità possedute. "Oltre alle conoscenze delle regole nei rapporti tra politica e amministrazione, mi chiedo se Fugatti non ritenga che le continue forzature, al fine di poter scegliere in base a mera discrezionalità politica l’assegnazione di ruoli e incarichi di tipo dirigenziale, creino un danno al sistema in termini di fiducia e credibilità, ma anche di costi di causa per l’amministrazione. Forse è il caso di smettere con le decisioni senza motivazioni", conclude Zeni.

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