Fondi Comuni confinanti, scontro Trento-Belluno. Gottardi: ''Meccanismo da rivedere, le risorse scarseggiano''. Padrin: ''Protetto da norma costituzionale''
Il Fondo di confine vale 80 milioni all'anno tra Trentino e Alto Adige, scaturisce dall'accordo di Milano. L'assessore Gottardi: "I tempi sono cambiati, i nostri Comuni attendono risposte mentre i vicini hanno più risorse". Il presidente della Provincia di Belluno: "Ci ha permesso di ridurre il gap infrastrutturale con progetti di interesse anche per Trento e Bolzano"

TRENTO. "E' una partita da discutere e c'è l'ipotesi di ricontrattare con il governo nazionale le risorse del Fondo per i Comuni di confine". A dirlo l'assessore Mattia Gottardi. "Il contesto rispetto al 2009 è mutato e il bilancio è molto diverso rispetto a quegli anni. E' necessario valutare una revisione, soprattutto se si avvia un percorso di autonomia graduale e differenziata in Veneto e in Lombardia".
E i vicini tremano. "Questi sono gli effetti della differenza tra chi ha l’autonomia e chi invece la reclama", commenta Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno. "Il Fondo è strategico: ci ha permesso di ridurre il gap con Trento e Bolzano, ma anche di realizzare o progettare opere in grado di dare risposte e servizi alle comunità locali".
Il Fondo per i Comuni confinanti è un tesoretto da 80 milioni, equamente diviso tra Trentino e Alto Adige. Risorse messe a disposizione dei vicini nell'ambito dell'Accordo di Milano e del Patto di stabilità. Anni delle bordate all'autonomia e un periodo nel quale i territori di confine avevano iniziato a chiedere di poter trasferirsi in provincia di Trento e di Bolzano.
Così è stato definito un Fondo con una norma costituzionale che rientra nello Statuto trentino per calmare le acque e sopperire al gap infrastrutturale di 48 Comuni confinanti in Provincia di Belluno, Brescia, Vicenza e Sondrio. Un meccanismo inserito nella finanziaria del 2010 e chiarito nel 2014 per un intervento da 40 milioni dal Trentino e altrettanti dall'Alto Adige: ogni anno vengono distribuiti 500 mila euro in quota fissa più altri investimenti.
"Non è questione di mancanza di solidarietà - spiega Gottardi - quanto il quadro finanziario è molto diverso rispetto a dieci anni fa quando il bilancio era ai massimi storici: l'accordo aveva l'obiettivo di colmare alcune carenze infrastrutturali e di mantenere buoni rapporti con i vicini. Ma oggi ci si trova nella contraddizione che i territori di confine possono avere a disposizione risorse maggiori rispetto ai nostri Comuni. Anche questa può essere considerata un po' una stortura. , ora anche qui c'è necessità di risorse".
Insomma, si ipotizza di stringere la cinghia. Nel 2023 mancano all'appello 100 milioni di gettiti arretrati versati dallo Stato per i precedenti accordi, ma si va verso un progressivo azzeramento. "Sono molte le partite da affrontare - prosegue Gottardi - con il governo e questa non è una priorità ma è un tema che può essere affrontato con il ministro Roberto Calderoli nella revisione degli accordi e nei rapporti di finanza".
Questi finanziamenti sono codificati e possono essere utilizzati solo per investimenti infrastrutturali: strade, parchi e opere varie. Dai Fondi di confine si attingono anche risorse, per esempio, per calmierare i costi di gestione sulla ricostruzione della pista da bob di Cortina per le Olimpiadi del 2026. E intanto solo per i Giochi olimpici per l'aumento dei costi di prevede un esborso maggiore di 17 milioni per la val di Fiemme.
"In questo caso - evidenzia Gottardi - c'è una lex specialis e comunque il Trentino non ha voce in capitolo e non può intervenire in merito all'uso delle risorse dei Comuni confinanti perché rientra nella materia della finanza locale. Certo in generale si potrebbero almeno introdurre criteri più stringenti per condizionare gli interventi con un interesse reciproco".
Non è una priorità ma questa modifica degli accordi sarebbe considerata utile. "Tra tutti i nodi da sciogliere con il governo non è tra le top 10 delle partite, sicuramente non è più importante della clausola di neutralità fiscale. Ma una revisione sarebbe importante per adattare il meccanismo alla situazione attuale, ben diversa rispetto a 10 anni fa". E la pratica potrebbe essere sbloccata con l'autonomia a Veneto e Lombardia. "A quel punto è d'obbligo. Il sostegno alle istanze di autonomia trovano il massimo sostegno del Trentino per sviluppare un modello capace di rafforzare il buongoverno dei territori".
Sono soldi, spiega Padrin, che Trento e Bolzano versano in ogni caso e che, per iniziativa dei ministri di allora (Calderoli, Tremonti e il sottosegretario Brancher) si decise di utilizzare per un equilibrio con i territori a statuto ordinario confinanti. Rientrano in quel decimo dei tributi che restano a Roma mentre gli altri nove decimi rientrano sul territorio.
A incamerare la cifra maggiore è il Bellunese con il 48,60% (più di 26 milioni), poi la Provincia di Brescia e quella di Vicenza con il 14,81% e il 14,60% rispettivamente (circa 8 milioni). A seguire Sondrio al 12,79% e 7 milioni e Verona al 9,2% e 5 milioni. "Questi investimenti - spiega Padrin - garantiscono benefici anche alle valli trentine e altoatesine: penso agli impianti sciistici e alla grande galleria di Pala Rossa a Lamon, ma anche ai miglioramenti alla viabilità di una parte del Primiero".
Anche perché le risorse "arrivano" ogni 12 mesi (e i Comuni devono fare domanda) ma i progetti possono essere naturalmente di prospettiva e pluriennali. "Capisco la posizione di Trento ma la situazione nel Bellunese è complessa - continua il presidente della Provincia di Belluno - un territorio incuneato tra territori a statuto speciale con un forte spopolamento e problemi che i miei colleghi sindaci toccano con mano quotidianamente. Se avessimo la stessa autonomia di Trentino e Alto Adige potremmo ragionare in maniera diversa in materia di gestione del territorio e di risorse".
Dirimente è l'autonomia. "Più che ridiscutere la natura del Fondo è corretto ragionare sulla qualità dei progetti che si possono programmare con quelle risorse. Però l'analisi deve partire da un punto fermo: se la montagna è tutta uguale, devono esserci a disposizione gli strumenti per gestire le criticità", conclude Padrin.












