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I fondi per risparmiare energia e ridurre l’inquinamento luminoso? “Alcuni Comuni li hanno spesi per altri interventi”, Tonina risponde a Marini

Il consigliere del Movimento 5 Stelle, Alex Marini, ha chiesto che fine hanno fatto i fondi per i Comuni che dovevano essere utilizzati per ammodernare gli impianti di illuminazione. La replica di Tonina: “Purtroppo il percorso disegnato si è progressivamente rallentato e poi interrotto”

Di Tiziano Grottolo - 17 agosto 2022 - 17:22

TRENTO. Per limitare l’inquinamento luminoso e risparmiare energia elettrica la Giunta provinciale dell’Alto Adige ha deciso di cambiare le regole dell’illuminazione, dal 2023 infatti insegne, pannelli e vetrine di esercizi commerciali, ma anche quelle che dei monumenti, si spegneranno dalle 23 alle 6 del mattino​.

 

In Trentino, dove il problema comunque esiste, le cose sono però andate un po’ diversamente. Oltre a non esserci provvedimenti simili a quello dei “cugini” bolzanini le risorse messe in campo per contrastare il fenomeno sono “evaporate”​. A scoprirlo il consigliere del Movimento 5 Stelle, Alex Marini, che ha depositato un’interrogazione in merito.

 

Come spiega il vicepresidente e assessore all’ambiente Mario Tonina, già nel 2007, attraverso una legge ad hoc la Provincia aveva dotato gli enti locali trentini di importanti strumenti per la pianificazione, la progettazione e la realizzazione degli interventi di nuova costruzione e di rifacimento degli impianti di illuminazione per esterni.

 

Al tempo era stata prevista una prima fase legata alla maggiore diffusione delle conoscenze tecniche tra i progettisti e i tecnici degli enti locali: informative, seminari e pure un software gratuito per la predisposizione dei piani della luce comunali. Questi erano i cosiddetti Pric che erano comprensivi della lista degli interventi di adeguamento necessari, con le relative priorità da parte dei Comuni con tanto di contributi provinciali per l’affidamento di eventuali lavori a professionisti specializzati.

 

Conclusa la prima fase si sarebbe dovuto procedere con la progressiva realizzazione degli interventi pianificati, a partire da quelli considerati più urgenti, sempre beneficiando di contributi provinciali. Successivamente si prevedeva pure di aggiornare la pianificazione alla luce dei primi interventi coordinando le scelte progettuali. Il problema è che di fatto questa seconda fase non è mai partita, così come non sono iniziati gli interventi veri e propri, almeno non su larga scala.

 

“Purtroppo il percorso disegnato si è progressivamente rallentato e poi interrotto”, ammette Tonina. “Il venir meno delle risorse per supportare gli interventi dei Comuni – prosegue – ha determinato una situazione assai eterogenea, che ha visto realizzarsi solo una piccola parte degli interventi pianificati, mediante fonti di finanziamento non dedicate che taluni Comuni hanno deciso di utilizzare in luogo di altri interventi”.

 

Pur rimanendo disponibili i documenti (così come il software) e nonostante non sia venuto meno il supporto della Provincia verso i Comuni che si trovano ad affrontare particolari problematiche “non vi sono allo stato attuale risorse tali da consentire gli sforzo di aggiornamento e di pianificazione”, conclude Tonina.

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