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| 29 gen 2022 | 20:51

Mattarella presidente della Repubblica. Da Salvini a Letta, da Renzi a Casini-Mastella le pagelle (tra il serio e il faceto) dei protagonisti di questo (triste) ''spettacolo''

Sette anni fa era stato eletto grazie all'impegno politico di Renzi e Salvini e Meloni avevano tuonato ''non è il mio presidente'' e organizzato manifestazioni di piazza contro di lui. Nel 2018 il Movimento 5 Stelle, la Lega e Meloni chiedevano addirittura l'impeachment perché aveva posto il veto a Savona come ministro del tesoro. Lui da settimane chiedeva di non rieleggerlo che sarebbe stato un pericoloso (secondo) precedente. I partiti alla fine lo hanno votato con la più larga maggioranza di sempre. Dallo 0 di Letta al 10 della coppia Casini-Mastella, dal 9 a Meloni al 4 a Bersani ecco i voti dei protagonisti in campo

Mattarella presidente della Repubblica

ROMA. Alla fine è stato rieletto Mattarella. Bene, bravo, bis (già lo è). Ma con la sua rielezione e suo malgrado, la politica ha fatto sfregio di sé stessa annientandosi, in una settimana dell'orrore consumatasi davanti a tutti gli italiani dove è emerso chiaro e tondo quanto poco di politica ci sia ormai in Italia tra partiti dal like facile e litigi da social buoni solo ad acchiappare voti (QUI L'ANALISI).

 

E così, dopo che sette anni fa un capolavoro politico di Renzi aveva portato alla elezione di Mattarella a Capo dello Stato, laddove due anni prima Bersani aveva fallito e costretto Napolitano a un breve bis, ecco alle porte un altro potenziale settennato dell'ex esponente della Dc che tanto bene ha fatto al Paese in questi anni di mandato e tanto male è stato giudicato in passato da chi oggi ha applaudito a scena aperta in Aula.

 

Dalla partita ne escono tutti con le ossa rotte. Se si pensa che Meloni e Salvini sette anni fa tuonavano ''non è il mio presidente'' e indicevano le manifestazioni in piazza contro di lui e nel 2018 i 5 Stelle, con Di Maio in testa, ne chiedevano l'impeachment con Meloni e Salvini, ancora una volta ad accusarlo di sfregio alla democrazia (c'era in ballo la nomina di Savona a ministro del Tesoro e Mattarella si era messo di traverso) l'elezione di oggi manifestata tutta la loro insipienza e incapacità a trovare in sette anni un altro italiano o un altra italiana degno o degna di quel ruolo. E la corsa a intestarsi la sua nuova nomina, come fosse un grande successo di strategia politica, di tutti i partiti è ancora più imbarazzante.

 

Una nomina totalmente non voluta dall'interessato che da settimane ad ogni occasione pubblica diceva ''grazie, io ho finito qui, sarebbe sbagliato me lo chiedeste di nuovo''. Gliel'hanno chiesto e lo hanno costretto ad accettare. Lui, ovviamente, non potrà che tornare a bordo perché l'uomo è un servitore dello Stato di quelli veri e di quelli bravi. Draghi guiderà il governo e lui lo Stato, ed entrambi sono garanzia di serietà e visione. Salvini-Letta-Conte escono dalla partite con le figure peggiori. Renzi, Speranza e Meloni si salvano nettamente, Casini-Mastella-Berlusconi hanno dato spettacolo. Ecco le pagelle, tra il serio e il faceto, di questa triste settimana. 

 

SALVINI voto 2: Non prende zero perché almeno le proposte le ha fatte ma per come sono andate le cose ha sfiorato la soglia del ridicolo. Ha lanciato nella mischia la presidente del Senato, Casellati, partendo da 450 voti potenziali. Doveva cercarne una sessantina per farla eleggere ne ha persi più di 70 facendo implodere il centrodestra. Mentre ancora si consumava la tragedia Casellati lui organizzava una conferenza stampa assurda dove alla fine diceva ai giornalisti ''basta domande, devo andare a lavorare'', quando era stato lui a convocarli. Poi alla sera sembrava fatta: sarà sicuramente una donna, trovato l'accordo sulla ambasciatrice capo dei servizi segreti Belloni con Conte e i 5 Stelle. Risultato? Al mattino ecco Mattarella da implorare di riaccettare la carica. Imbarazzante, politicamente parlando. Incapace anche di guidare la coalizione del centrodestra. Oggi festeggia e si intesta l'elezione del vecchio capo dello Stato. Sette anni fa twittava così e convocava a Roma la manifestazione contro di lui. Game Over.

 

 

LETTA voto 0: Peggio di Salvini c'è solo il Pd e il suo evanescente segretario. E non perché si è bruciato da solo i suoi candidati come ha fatto la Lega ma perché non è nemmeno arrivato a farlo il nome di un candidato. Basterebbe l'insufficiente ma lo zero è totale per l'assenza anche solo di una proposta. Zero, poi, anche per l'attenzione istituzionale dimostrata con il post lanciato dalla pagina ufficiale del partito alle 15.34, quindi a un'ora prima dell'inizio del voto decisivo, dando per certa la rielezione del povero Mattarella. Il Pd è sempre più un Pds, Partito del semaforo. Fermo, immobile, incapace di fare una proposta o indicare una direzione. Ovunque. Nei sondaggi non sale e non scende ma fa da tappo a tutto e a tutti in quel del centrosinistra. D'altronde dici Letta e ancora oggi lo ricordi per aver consegnato la campanella a Renzi nel 2014. Enrico è sempre sereno. 

 

 

CONTE 3: Se la gioca benino i primi, inutili, giorni di schermaglie facendosi paladino della ''cosa'' giallo-rossa (si ricorderà anche il tweet in contemporanea e coordinato fatto con Letta e Speranza) e dimostrando al Pd che fa bene a credere in lui e nel Movimento 5 Stelle fiero alleato di centrosinistra. Poi venerdì sera si ricorda che, tutto sommato, il primo governo l'ha fatto con Salvini e l'asse giallo-verde torna di moda. Giuseppi e Matteo escono contemporaneamente dicendo che ''finalmente sarà una donna''.  Grillo, forse imbeccato proprio dall'ex premier, fa addirittura il nome: ''Benvenuta Signora Italia, ti aspettavamo da tempo #ElisabbettaBelloni''. Errore clamoroso di tutti e tre. La proposta non regge (la capo dei servizi segreti alla guida del Paese in uno Stato democratico non è nemmeno immaginabile) e il modus operandi è criticato anche da Di Maio che ormai dimostra di essere un politico navigato e di avere ancora lui il controllo dei parlamentari del Movimento. Come diceva Conte? ''Agghiaccianteeeee''

 

 

RENZI 9: Lui voleva salvare Draghi portandolo al Colle. Alla fine l'ha salvato preservandolo al Governo facendo confermare Mattarella come Capo dello Stato. Fa da pompiere per vari giorni e spegne gli incendi provocati dal trio Salvini-Conte-Letta con le loro proposte (o silenzi) assurde (non ultimi Casellati e Belloni). Fa politica e si vede. Non piace agli italiani ma è l'unico che fa il gioco degli italiani mentre gli altri giocano partite personali inseguendo like e consensi per far crescere le percentuali nei sondaggi. Venerdì sera, quando tutti dicono ''sarà femmina'' e ''sarà Belloni'' lui dice impossibile e ''più passa il tempo più sarà Mattarella''. Al mattino ci si sveglia e l'unica proposta in campo è rimasta quella. Dopo l'operazione Draghi a Palazzo Chigi e sette anni fa l'operazione Mattarella al Quirinale è tra quelli che garantisce stabilità e serietà al Paese anche questa volta. Piaccia o non piaccia. #salvateilsoldatoDraghi

 

SPERANZA 7: Non tocca molti palloni ma quando è chiamato in causa fa la sua parte. Non cede alle sirene populiste del ''purché sia donna va bene chiunque''. Dice no a Belloni per le ragioni già dette di crash istituzionale ed è uno dei più soddisfatti per la conferma di Mattarella e della tenuta del Governo, anche perché resta lì a combattere la pandemia da ministro della salute. Finché c'è guerra c'è Speranza

 

BERSANI 4: Con Letta ha, giustamente, ritrovato il suo Pd ed è tornato ''a casa'' con D'Alema e il loro Articolo1. Otto anni fa aveva fatto la figura del Salvini, bruciandosi Prodi e chiedendo a Napolitano il bis perché incapace di arrivare a un risultato. E' uno dei responsabili dello stato in cui è il centrosinistra ed ha passato gli ultimi anni a inseguire i populisti sul loro terreno. Ora che l'asse tra Pd e M5S pare essersi formato (anche se Conte ha dimostrato che ''Francia o Spagna purché se magna'' anche ieri accettando la proposta di Salvini) non può che esserne contento. Nei giorni precedenti al voto pontificava da tutte le televisioni che la politica dovrebbe fare un passo indietro e fare un nome esterno alla loro cerchia, nella società civile. Non si è accorto che la politica ormai, a forza di passi indietro, è finita nel burrone e che la sua generazione l'ha asfaltata lasciando spazio da un lato a quelli che gridano gli slogan per farsi eleggere in Parlamento e dall'altro ai tecnici e salvatori della patria chiamati a Governare. E' lui la mucca nel corridoio.

 

BERLUSCONI 8: Ha monopolizzato i dibattiti televisivi per giorni prima della corsa al voto. Ha ''spaventato'' l'Italia con la sua proposta di candidatura, riacceso comici e rilanciato battute e gag su di lui. Non è mai stato in partita ma ha fatto vivere a chi lo ama e chi lo odia momenti di emozione. Spassoso il momento in cui ha dichiarato di fare un passo indietro per il bene dell'Italia decisione, ha detto, presa ''per non spaccare il Paese'' al termine del vertice del centrodestra. Ciò faceva pensare che il centrodestra avesse un piano invece, evidentemente, viste come sono andate le cose, era tutta fuffa. Ha, però, mostrato in quei giorni in anticipo a tutti cosa sarebbe successo: in un mondo normale, con partiti seri e leader veri, la proposta Berlusconi sarebbe stata presa da entrambi gli schieramenti con un sorriso e un ''no grazie, tu hai dato noi facciamo le proposte''. In questa Italia invece da una parte e dall'altra in molti l'hanno presa sul serio. Meno male che Silvio (non) c'è.

 

MELONI 9: Ha perso, come al solito, ma, come al solito, è rimasta coerente e ferma sulle sue posizioni. A lei Mattarella non è mai piaciuto. Nel 2018, per il caso Savona, assieme a Di Maio e al Movimento 5 Stelle chiedeva l'impeachment per il presidente della Repubblica e nel 2015 scriveva come Salvini ''Mattarella non è il mio presidente''. Quando ha visto che Matteo, questa mattina, dall'ipotesi Belloni virava sull'ipotesi bis dell'ex esponente della Dc ha tuonato di non condividere e ha palesato l'ormai siderale distanza con questa Lega allo sbando. Lei non ha cambiato idea e con Fratelli d'Italia ha votato sempre e comunque Nordio. Ha perso ma ancora una volta ha vinto per il suo elettorato che crescerà ancora. Ininfluente, come al solito, per le sorti del Paese ma la coerenza, quella c'è e crescerà ancora nei sondaggi nelle prossime settimane mangiandosi quel che resta della Lega. Lei è Giorgia, è una donna, è una madre, è cristiana etc.etc. 

 


 

CASINI-MASTELLA 10: La coppia dei tempi d'oro ha giocato in tandem, uno tra Tv e giornali, l'altro seduto sugli scranni del Parlamento, e come due campioni della politica l'hanno portata fino in fondo. La partita dell'ex segretario e dell'ex presidente del Ccd è stata chiaramente sintetizzata dal Mastellone durante una delle tante dirette di Mentana: ''Non possiamo che essere contenti''. ''Pier Ferdinando è arrivato ad essere tra i papabili fino alla fine. Poi come in una finale di un grande torneo di tennis se ti becchi Nadal contro ci sta che perdi ma già essere arrivati fino a qui è un successo''. Ed è vero. Qualcuno ha davvero pensato che fosse ancora in gioco, fino alla fine. Casini alla prima votazione ha preso zero voti, alla seconda 3 (come Alberto Angela) alla terza 52 (meno della metà di Crosetto), poi ancora 3, alla quinta 6, alla sesta 9 e alla settima 10. Insomma la sua candidatura non è mai esista ma grazie a Mastella in Tv lo spettacolo è stato assicurato. Totò e Peppino.

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