Sarà Mattarella (di nuovo) il Presidente della Repubblica. Salvini-Conte-Letta, l'accordo dei peggiori e l'indegna parabola della politica in Italia
Salvini, Conte e Letta hanno dato tutti pessima prova di sé: il primo per incapacità manifesta, il secondo per inconsistenza il terzo per ignavia. Alla fine, ancora una volta, nelle situazioni che contano è Renzi a emergere (anche se il suo candidato era Draghi che però resta dove sta rafforzato dalla pessima prova dei partiti) e a dimostrare che in Italia qualcuno che fa politica ancora c'è ma proprio per questo è il leader meno amato dagli italiani

ROMA. ''Bisogna che tutto cambi perché tutto rimanga uguale''. L'Italia è sempre ferma lì, immobile, capace di umiliarsi e farsi umiliare, di arretrare, sempre e comunque, pur di non provare a fare un passo avanti o anche solo uno di lato. Mattarella sarà il prossimo presidente della Repubblica risultando l'unica opzione possibile per dei leader di partito che hanno dato il peggio di sé dimostrando ancora una volta quanto poco bisogno ci sia di loro e quanto bisogno ci sia di un totale cambiamento in questo Paese.
Imbarazzanti i vari Salvini, Conte, Letta tutti a loro modo inutili e dannosi. Il primo per incapacità, il secondo per inconsistenza il terzo per ignavia. Hanno avuto 7 anni ma nel Paese del Gattopardo le cose vanno così: ostaggio prima del Berlusconismo e poi di quelli nati dal Berlusconismo. Da un lato ''gli uno vale uno'' che pensavano di combatterlo con il Movimento 5 Stelle, in realtà figli totali del suo messaggio costruito essenzialmente sull'antipolitica, del ''va bene chiunque purché non un politico'' o ''se una casalinga tiene le finanze di una famiglia può gestire l'economia di un Paese'', appunto ''uno vale uno''.
Dall'altro i più vicini di schieramento Lega e Fratelli d'Italia movimenti populisti acchiappa voti, piacioni sempre e comunque, gettati al costante inseguimento delle pulsioni più basse dei cittadini, votati all'annuncio e non importa se poi il giorno dopo, quanto detto viene totalmente sconfessato. L'importante è piacere ai propri e magari tirarne dentro anche qualcuno di più.
Poi ci sono quelli sull'altro fronte, quelli che dal '94 sono terrorizzati dal non piacere, traumatizzati dall'aver perso quando avevano già vinto, dall'essere stati, oggi si direbbe, ''bullizzati'' per decenni da un imprenditore dal sorriso di plastica, canzoncine da cartone animato e un nome, Forza Italia, che all'epoca sembrava impossibile potesse sfondare, tanto banale e infantile era. E invece lui è piaciuto. Loro, i politici, quelli che venivano dal Partito, quelli bravi, no. Non lo capivano allora e non l'hanno capito nemmeno dopo e proprio per questo da quel momento l'ossessione è diventata quella di non piacere agli italiani di dire e fare il meno possibile, di rendersi ectoplasmi per vincere, magari dopo grazie alle nascoste capacità politiche, ma senza rischiare l'insulto peggiore: ''Vergognati, sei un politico''.
I frutti di questi trent'anni di sorrisi, annunci, bugie, insulti sono sotto gli occhi di tutti e la rielezione di Mattarella a presidente della Repubblica ne è la prova provante. Mattarella, politico vero di tradizione democristiana, per questo, perché politico vero, rispettoso delle istituzioni e di quel che rappresentano, ha prima affidato il Paese al miglior presidente del consiglio in circolazione, Mario Draghi e poi ha chiesto di non essere rieletto perché potenziali 14 anni alla guida di uno Stato non sono degni di un Paese democratico vero. Ma sono quel che si merita un Paese che alla politica ha preferito i furbi, i peggiori, quelli che fanno ridere invece che far riflettere, quelli che semplificano invece che spiegarla.
Alla fine ha ragione, ancora una volta, l'unico che in Italia la politica ha dimostrato, anche questa volta, di saperla fare (e non per niente è forse il leader più antipatico agli italiani). Stiamo parlando di quel Matteo Renzi che prima è stato artefice, assieme a Mattarella dell'arrivo di Mario Draghi e in questi giorni è stato tra quelli che, facendo gli interessi del Paese lo ha preservato, dal punto di vista della tenuta istituzionale e della tenuta del Governo, da mosse scelerate come quelle avanzate in questi giorni. Da un lato dal peggiore in campo di questa partita, Matteo Salvini, che ha mandato al massacro la presidente del senato Casellati e schiantato il centrodestra per chissà quanto tempo e dall'altro dal duo Salvini-Conte con la mossa Belloni, una proposta assurda mai vista prima con colei che è a capo dei servizi segreti proposta alla guida dello Stato. E Letta? Non pervenuto. La strategia è stata la solita: scomparire.
"Mantenere Mattarella al Quirinale e Draghi a Chigi è l'unico modo per lasciare l'Italia al riparo dalle strampalate follie e dalla mancanza di regia politica - ha scritto Renzi -. Mattarella e Draghi sono due scelte eccellenti, due nomi che garantiscono le Istituzioni. Viva l'Italia". Alla fine in quel che dice Renzi c'è la resa della politica e la felicità di un leader, vero, che sa che con il Mattarella bis tutto è cambiato (perché Salvini si è dimostrato definitivamente incapace politicamente sotto ogni punto di vista, ha strappato il centrodestra con Forza Italia da una parte e Fratelli d'Italia sempre più lontano, ha allontanato il Movimento 5 Stelle di Conte da quello di Di Maio ed entrambi dal Pd di Letta) ma Draghi resta a guidare il Paese (anche perché i partiti sono ancora più deboli di una settimana fa) e al Colle resta (almeno per ora) chi la politica la sa fare davvero.
Ora i ''nani'' potranno tornare a fare l'unica cosa che riesce loro bene, litigare per un pugno di voti sui soliti temi e con i soliti toni, tra social network e talk televisivi. Ci penseranno quei due ''nonni'' a mandare avanti il Paese. Nel pomeriggio dovrebbe arrivare la fumata bianca sempre che Mattarella non li mandi tutti a quel paese. Ma non lo farà. Tutto è cambiato per far restare tutto uguale. Viva l'Italia.














