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“Per la Val di Ledro su medici e infermieri tante promesse ma pochi fatti”, il Patt contro Segnana

Un anno fa l’assessora alla Salute Stefania Segnana aveva promesso all’amministrazione comunale di Ledro maggior attenzione per la medicina sul territorio ma secondo il Patt questi progetti sono rimasti solo sulla carta: “La tutela della salute pubblica deve anticipare la cura della malattia”

Di T.G. - 11 gennaio 2022 - 16:02

LEDRO. “Un anno fa l’assessora alla Salute Stefania Segnana aveva promesso all’amministrazione comunale di Ledro di voler creare un sistema che incentivi l’arrivo di nuovi Medici e di voler attivare la presenza dell’infermiere di comunità che potrà alleggerire il lavoro dei medici di base, ma ad oggi tutto questo non è ancora avvenuto e come sempre dalle parole non si passa ai fatti”. Ad affermarlo in un comunicato i consiglieri del Patt Paola Demagri e Michele Dallapiccola.

 

Le nuove politiche sanitarie chiamate Long-term-care sono rappresentate da un insieme di azioni che hanno come obiettivo il benessere delle persone con bisogni assistenziali, al fine di poter favorire cure appropriate, cure domiciliari e per evitare l’istituzionalizzazione ove non serve. “L’obiettivo – osservano i consiglieri – è quindi garantire qualità della vita attraverso la cura che il sistema sanitario provinciale deve ridefinire e reimpostare”. Il punto è che i luoghi di cura presenti a livello territoriale devono ben conciliarsi con i modelli assistenziali multiprofessionali.

 

D’altra parte l’Ordine provinciale degli infermieri auspica da tempo che la politica provinciale possa investire in un modello efficace quanto innovativo come quello dell’infermiere di famiglia e di comunità. Il modello proposto di assistenza a domicilio mette al centro la persona anziana, fragile o disabile con il proprio nucleo familiare. Il professionista, possibilmente in possesso di una specifica formazione, deve essere competente nella promozione della Salute, nella prevenzione e nella gestione partecipativa dei processi di salute individuali, familiari e della comunità. Ormai l’infermiere di comunità come indicato dalla letteratura nazionale e dalle indicazioni del Pnrr è divenuta una soluzione “naturale” dettata dai tempi, ma soprattutto dal periodo storico.

 

La tutela della salute pubblica deve anticipare la cura della malattia – spiegano Demagri e Dallapiccola – attraverso l’educazione del nucleo familiare, il mantenimento degli stili di vita e la prevenzione dalle malattie, azioni che permetterebbero di risparmiare moltissimo dal punto di vista economico”. Proprio per questo le Stelle alpine ricordano come la Giunta Provinciale abbia già adottato “Il nuovo piano di riorganizzazione assistenziale territoriale” dando indicazioni all’azienda Sanitaria di procedere in tal senso, “ma a quanto pare senza alcun investimento in termini di risorse umane (Medici e infermieri) a parte qualche eccezione come il Presidio sanitario di Ala che è stato fornito di qualche risorsa infermieristica con il ruolo di Infermiere di Famiglia”.

 

In tutte le altre zone del Trentino, accusano da Patt, non è partito ancora nulla, “ma ancora peggio, come in Val di Ledro, dopo l’annuncio fatto si è visto comparire l’infermiere di famiglia che non è altro che un infermiere delle cure domiciliari che per poche ore alla settimana da Riva del Garda si trasferisce a Ledro per ‘indossare’ la divisa dell’infermiere di famiglia. Un’azione che non porta assolutamente a nulla perché tale figura non verrà né riconosciuta dai soggetti che hanno in carico la salute del cittadino, Medici di Medicina Generale, né sarà riconoscibile dai cittadini stessi”.

 

Per questo i consiglieri Demagri e Dallapiccola mettono in evidenza quanto previsto dal Pnrr, che ha stanziato 60 milioni che serviranno per la presa in carico della persona, la telemedicina, l’assistenza domiciliare integrata, l’implementazione delle centrali operative territoriali, il supporto ai pazienti cronici, il rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture e le 11 Case della Salute. “Questa riorganizzazione potrà portare qualche beneficio per la Val di Ledro?”, si domandando le Stelle alpine.

 

Demagri e Dallapiccola si chiedono quindi se a seguito delle promesse fatte ai ledrensi dall’Assessora Segnana in merito alla mancata integrazione di due medici di Base e alla mancata implementazione di Infermieri di Famiglia dedicati, lo stanziamento dei soldi avvenuto attraverso il Pnrr, porterà alla Val di Ledro la soluzione dei problemi evidenziati. “Questa è l’occasione per passare dalle parole ai fatti, possibilmente in tempi rapidissimi sperando che non diventi un nuovo annuncio per una nuova tornata elettorale”, concludono dal Patt.

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