Cementificio di Sarche ed emissioni inquinanti, Degasperi: “La Giunta Fugatti non sta mantenendo le promesse sul monitoraggio”
A diversi mesi dalla nube di fumo sprigionata durante la riaccensione del Cementificio di Sarche gli abitanti non hanno ancora modo per conoscere le quantità di inquinanti che vengono prodotte dallo stabilimento. Degasperi: “È necessario un controllo sulle emissioni”

MADRUZZO. Ad aprile 2022 Italcementi, azienda leader in Italia nel settore del cemento, ha riacceso il forno del cementificio di Sarche. La proprietà infatti, aveva deciso di sospendere l’attività di produzione a Sarche a inizio 2015 per via della crisi del settore e per un investimento importante avviato dall’azienda in provincia di Brescia. In valle dei Laghi era rimasta l’attività di macinazione.
Durante la riaccensione però qualcosa è andato storto e una nube di fumo si era levata dallo stabilimento generando non poca preoccupazione tra gli abitanti della zona, tanto che era stata lanciata anche una petizione. Così, per rassicurare i residenti, la Provincia aveva promesso che avrebbe fatto installare un display visibile al pubblico per informare sulle emissioni dei vari inquinanti.
Dal canto suo l’azienda aveva spiegato che “nel corso della fase di riavvio dell’impianto di cottura, che riprende dopo diversi anni di inattività, si è verificata una anomalia impiantistica che ha causato una piccola nube di colore scuro, durata pochi minuti in un perimetro limitato. L’evento è stato prontamente affrontato e risolto. In generale, la fase di riavvio di un forno industriale è una delle più delicate e può registrare inconvenienti di questo tipo: proprio per questo ci sono tutti i presidi necessari per contenerne gli effetti nel tempo e nell’estensione”.
“La riaccensione dei forni per la produzione del clinker del cementificio delle Sarche non può non suscitare allarme e preoccupazione per l’impatto ambientale e per i possibili danni alla salute prodotti” fa notare il consigliere provinciale di Onda Filippo Degasperi. “Malgrado le forti proteste sollevate da più parti, e in particolare dal Comitato Salviamo Valle dei Laghi, la Giunta Fugatti ha comunque consentito la ripresa dell’attività”.
Dal Comitato e dalle associazioni ambientaliste sono state avanzate alcune proposte per mitigare e comunque controllare in modo adeguato l’impatto del riavvio. Istanze che avevano l’obiettivo di verificare l’efficacia degli interventi proposti dalla proprietà del cementificio per ridurre la quantità e la nocività degli inquinanti emessi.
“In particolare – ricorda Degasperi – durante i lavori della Terza Commissione, l’assessore all’ambiente e il dirigente dell’Appa avevano assicurato che sarebbe stato approntato un display visibile al pubblico dedicato alle quantità di inquinanti emessi e per garantire un monitoraggio trasparente e indipendente delle emissioni. I dati sarebbero stati quelli forniti dal sistema di rilevazione interno allo stabilimento. Purtroppo ad oggi all’esterno del sito produttivo non c’è nulla”.
Inoltre era stata garantita l’installazione di una stazione mobile di Appa per una verifica indipendente della ricaduta al suolo degli inquinanti prodotti. “Questa stazione – dice Degasperi – andrebbe collocata nella posizione più idonea, cioè in punti dove statisticamente è più probabile, in funzione delle condizioni meteorologiche, la ricaduta delle emissioni. Eppure la stazione Appa risulta collocata in un luogo ritenuto dalla gente del posto tra i meno adatti allo scopo”.
Per questo il consigliere di Onda ha depositato un’interrogazione per chiedere che fine abbia fatto il display dedicato alle emissioni promesso agli abitanti di Sarche e per ottenere un modello di simulazione della dispersione delle polveri prodotte dal cementificio.













