Fugatti mette in crisi i rapporti Lega-Fratelli d'Italia anche nelle altre regioni, Urzì: "Assessori nominati a loro insaputa. Patto su vicepresidenza non rispettato"
La questione trentina aperta da Fugatti con l'umiliazione e la marginalità del peso di Fratelli d'Italia in Giunta provinciale si è propagata a livello nazionale con gli assetti del centrodestra in discussione alle elezioni in Sardegna, Basilicata e Abruzzo

TRENTO. Le acque sono agitate tra Lega e Fratelli d'Italia e la questione trentina è presto deflagrata a livello nazionale con crepe e rischi spaccature in quei territori che si avviano nel 2024 alle elezioni regionali.
Lo schiaffo di Maurizio Fugatti a Fratelli d'Italia nel comporre la squadra di governo per il suo bis ha alzato la tensione tanto a Trento, con l'Aventino della compagine meloniana assente alla prima riunione di Giunta provinciale, quanto a Roma. Dura la presa di posizione del ministro Lollobrigida.
L'epicentro del dissidio è Trento ma il terremoto si è presto propagato più o meno velocemente in Sardegna, Basilicata e Abruzzo con le alleanze che traballano e gli schemi che vengono messi in discussione. La coalizione di centrodestra rischia di andare in frantumi.
Un muro contro muro perché il partito di Giorgia Meloni ipotizza di non sostenere la ricandidatura di Christian Solinas in Sardegna mentre la Lega minaccia la corsa in solitaria in Basilicata e Abruzzo. Si vota a giugno del prossimo anno in Piemonte ma l'evoluzione della partita trentina è strategica, se non risolve la questione aperta da Fugatti, tutto è complicato e il centrodestra è andato in ebollizione.
I meloniani sono stati messi nell'angolo in piazza Dante, marginalizzati e umiliati dal tradimento di quel patto raggiunto nell'estate tra Lega, Fdi e Forza Italia con il placet dei dirigenti nazionali. Il governatore per ora non si è scomposto e non è ancora intervenuto mentre gli assessori spiegano che Fugatti riuscirà a risolvere la questione. Ma non viene presa in considerazione l'equazione vice presidente o due assessorati. Non era questo l'accordo.
"Il gruppo consiliare lavora e l'unità è totale - commenta Alessandro Urzì, commissario provinciale di Fratelli d'Italia - ma per le decisioni sulla Provincia l'interlocutore è il sottoscritto. L'accordo è chiaro ma dopo il voto sono partite le interpretazioni che hanno portato a un risultato non soddisfacente. Non è un vezzo: si chiede di rispettare i patti e il ruolo centrale che la nostra forza politica ha avuto nella vittoria elettorale e nel superamento del 40% per ottenere il premio di maggioranza".
Mesi di tensioni con il ballottaggio Fugatti-Gerosa alla guida della coalizione, poi è scoppiata la pace a luglio. Il governatore uscente ancora leader del centrodestra, ma la certezza di avere l'ex numero uno di Itea come vice presidente della Provincia in caso di vittoria.
Le altre decisioni sugli assetti sarebbero state prese sulla base del risultato elettorale conseguito dai singoli partiti, tenendo comunque presente che la vice presidenza della Giunta provinciale sarebbe spettata a Francesca Gerosa.
Le posizioni su alcuni punti programmatici sono rimaste divergenti ma la vittoria è stata netta. Alle urne la Lega (13%) ha ottenuto più preferenze rispetto a Fratelli d’Italia (12%), poi terzo posto di coalizione la lista Fugatti presidente (10%).
Un risultato che avrebbe potuto aprire una nuova stagione nei rapporti. Ma così non è ancora stato. "Avevamo trovato un punto di equilibrio, un'intesa chiara e coerente", evidenzia Urzì. "All'indomani della vittoria è stato inconcepibile vedere la vice presidenza messa in discussione".
La vice presidenza è il nocciolo dell'accordo ma non l'unico punto disatteso. "La composizione deve essere calcolata sugli obiettivi e sul risultato delle forze politiche: la Lega ha eletto cinque esponenti, noi altrettanto e quindi il peso deve essere uguale".
E anche le deleghe devono seguire un'assegnazione di un certo tipo. "Ci sono state delle interlocuzioni e poi più nulla. Non c'è stata alcuna condivisione. Gli assessori sono stato nominati praticamente a loro insaputa, si è venuti a conoscenza dei ruoli dalla stampa e le nostre richieste non sono state prese in considerazione".
In conferenza Fugatti ha spiegato che le deleghe "non sono scolpite nella roccia, ci potranno poi essere dei cambiamenti". Una scelta che convince pochissimo il commissario provinciale di Fratelli d'Italia. "Serve chiarezza e coerenza, anche amministrativa. Meglio partire già con la suddivisione delle competenze nel modo più ottimale possibile".
Da qui la decisione, per ora, di rinunciare a far parte della Giunta ma di continuare a far parte della maggioranza. La prossima scadenza è venerdì con il responso sulle dimissioni di Zanotelli per assumere l'incarico di assessore tecnico e l'elezione del presidente del Consiglio provinciale. Un banco di prova anche sulla compattezza di Fratelli d'Italia.
Nelle scorse ore si è parlato di ultimatum, una giornata importante ma il commissario provinciale smorza i toni nonostante ci sia evidentemente un'accesa tensione. "Il concetto è stato forzato. Non ho usato quella parola. Si troverà una soluzione, anche per garantire più equilibrio nelle scelte e quella centralità che spetta a Fratelli d'Italia per il buon governo del territorio, siamo consapevoli che il bene primario è il futuro della comunità trentina", conclude Urzì.


















