Guerra in Israele il padre di Schlein: ''Elly pensa alla soluzione dei due Stati ma ci credo poco: una parte della società araba non può accettarla''
Sta facendo discutere un'intervista a Marvin Schlein, padre della segretaria del Pd, che ricorda come quando era nel kibbutz di Nahal Oz a pochi chilometri da Gaza anche lui doveva dormire con il mitra sotto il letto. E sulla risposta di Israele agli attacchi terroristici compiuti da Hamas, Schlein, osserva: "Elly ha invocato con forza la tregua umanitaria. Non ci vuole un esperto per capire che una decina di comandanti di Hamas uccisi non valgono migliaia di vittime civili, il prezzo dell'operazione militare è sproporzionato e per Israele è un errore strategico"

TRENTO. "Tutti parlano della soluzione dei due Stati. Anche Elly, ma io le ho detto: ci credo poco. Implicherebbe una strutturazione delle relazioni e un riconoscimento istituzionale che una parte della società araba non può accettare". Purtroppo le parole del papà di Elly Schlein, Melvin, rilasciate al settimanale svizzero ''La Domenica'' del Corriere del Ticino rischiano di essere agganciate alla realtà ben più di quelle della figlia che troppe volte si affida a slogan demagogici e semplicistici come sta facendo, anche, sulla tragedia vissuta in questo momento da Israele e Palestina dopo il terribile attacco di Hamas con l'uccisione di 1.400 persone innocenti e la reazione di Israele che sta causando vittime a migliaia tra i civili di Gaza.
La segretaria del Pd, infatti, è tra quelli che sembrano voler risolvere i problemi di quell'area con la frase ''due popoli due stati'' dimenticando, però, che è Israele a non essere riconosciuto, accettato, voluto, da nessuno degli stati ''vicini'' (e anche da diversi ''lontani'') figurarsi da chi in Palestina ha messo anche nero su bianco che l'obiettivo numero uno è la scomparsa di Israele e degli ebrei tutti (come ha fatto Hamas nella Carta dove prospetta il jihād contro il sionismo). E dire che Melvin Schlein, politologo e accademico statunitense di origine ebraica aschenazita, (la famiglia è scappata durante prima della Grande Guerra da Leopoli e dall'Ucraina) la questione palestinese la conosce bene. Il padre della segretaria del Pd è professore emerito di storia e scienze politiche della Franklin University di Lugano e la sua intervista di oggi al giornale ticinese sta facendo discutere anche in Italia.
Una tesi di dottorato sulla riunificazione delle Due Germanie - si legge su Domenica - «ci vidi giusto, con vent’anni d’anticipo» - ed esperienza immersiva nel contesto israelo-palestinese: nei primi anni dello Stato di Israele Schlein era là, ha lavorato come volontario nel kibbutz di Nahal Oz, a pochi chilometri da Gaza, teatro di scontri il 7 ottobre di quest’anno. «La situazione al confine con la Striscia non è mai stata semplice» racconta il professore per esperienza diretta. «Anche negli anni ‘60 dormivamo con il mitra sotto il letto». Davanti alle immagini dei massacri di un mese fa la reazione in casa Schlein è stata di «orrore e grande preoccupazione» anzitutto per parenti e amici che vivono in Israele - «ne ho diversi» - ma anche per il contesto generale. «Non è la prima volta che assistiamo a un esacerbarsi del conflitto, spesso a seguito di fasi di distensione come quella inaugurata dagli accordi di Abramo, e devo dire che non sono molto ottimista sulle prospettive di risoluzione». Oltre alle brutte notizie dal fronte mediorientale, a preoccupare il professore sono le manifestazioni di antisemitismo più vicine, nel cuore dell’Europa. «Anche questa purtroppo non è una novità, ma la frequenza degli episodi e i numeri che arrivano ad esempio dalla Francia fanno impressione» constata.
Sulla risposta di Israele agli attacchi terroristici compiuti da Hamas, Schlein, osserva: "Elly ha invocato con forza la tregua umanitaria. Non ci vuole un esperto per capire che una decina di comandanti di Hamas uccisi non valgono migliaia di vittime civili, il prezzo dell'operazione militare è sproporzionato e per Israele è un errore strategico". A chi accusa il Partito Democratico di essere stato più «tiepido» di altre sinistre europee (tedesca, inglese) nel distanziarsi da Hamas, Schlein padre risponde che «non è vero» con tono perentorio. «C’è stata e c’è una ferma condanna». Anche se ammette che «una certa parte della sinistra» a causa di posizioni post-colonialiste «purtroppo ha finito per unirsi alle file dell’antisemitismo storico, quello di destra che è sempre lì, non se n’è certo andato. È un male che ci portiamo dietro, sempre pronto a risvegliarsi e ora ha trovato nuova forza».


















